Contratti di solidarietà e riduzione contributiva

Diffuse le disposizioni operative per la fruizione delle riduzioni contributive previste per i contratti di solidarietà, accompagnati da Cigs, stipulati esclusivamente nel periodo dal 01.01.2006 al 30.06.2008 e i cui benefici contributivi, sotto il profilo della competenza, si collocano nell’ambito del predetto periodo.

 

L’art. 6, comma 4, del DL 1/10/1996 n. 510 prevede, come noto, una riduzione contributiva inerente ai contratti di solidarietà difensivi stipulati successivamente al 14/6/1995. Il Ministero del lavoro ha recentemente autorizzato il finanziamento degli sgravi contributivi per i contratti di solidarietà, stipulati successivamente al 31/12/2005 ed entro il 30/06/2008.

La riduzione è prevista per la durata del contratto con il limite massimo di 24 mesi e compete per ogni lavoratore interessato dall’abbattimento di orario in misura superiore al 20 per cento con erogazione dell’integrazione salariale straordinaria. La misura della riduzione della contribuzione previdenziale ed assistenziale è del 25 per cento ed è elevata al 35 per cento nel caso in cui l’accordo disponga una riduzione dell’orario superiore al 30 per cento.
Conseguentemente, per ogni mese, i datori di lavoro hanno diritto alla riduzione del 25 per cento ovvero del 35 per cento sulla parte dei contributi a loro carico per ogni lavoratore che, in detto periodo, abbia avuto un orario ridotto rispettivamente più del 20 per cento ovvero del 30 per cento rispetto a quello contrattuale. Eventuali erogazioni ultramensili, a carico del datore di lavoro, seguiranno la sorte contributiva legata all’orario di lavoro effettuato nel mese di corresponsione di dette competenze secondo previsione contrattuale.
Per le imprese operanti nella aree individuate per l’Italia dalla CEE, al fine di promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo, le percentuali del beneficio sono elevate rispettivamente al 30 per cento e 40 per cento.

Restano estranei al beneficio i contratti di solidarietà di tipo b), cui possono accedere le aziende che non rientrano nel campo di applicazione della Cigs.
Essendo la riduzione alternativa a qualsiasi forma di beneficio contributivo previsto, a qualunque altro titolo, dall’ordinamento, non potranno fruire dello sgravio i lavoratori per i quali i datori di lavoro hanno già goduto di altre agevolazioni contributive (ad es. lavoratori assunti dalle liste di mobilità; disoccupati da oltre 24 mesi, etc.).

La procedura per il conseguimento della riduzione contributiva deve essere attivata ad iniziativa dei datori di lavoro interessati. La Sede competente – accertata sulla base della documentazione in proprio possesso, integrata da quella fornita dall’impresa, la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della riduzione contributiva nel rispetto dei criteri previsti – provvederà ad attribuire alla posizione aziendale il previsto codice di autorizzazione “7K” avente il significato di “Azienda che ha stipulato contratti di solidarietà dal 31.12.2005 al 30.06.2008, accompagnati da Cigs, ammessa al conguaglio delle riduzioni contributive di cui all’art. 6, c. 4, della L. 28 novembre 1996, n. 608”.
Tale codice sarà attribuito limitatamente al periodo di paga cui si riferiscono i flussi UniEmens con i quali viene operato il conguaglio. Detto periodo è comunque limitato alle denunce contributive aventi scadenza di pagamento il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare. Nel caso di imprese cessate ovvero laddove il periodo sopra indicato non risulti sufficiente a favorire le operazioni di conguaglio, il recupero sarà effettuato attraverso la procedura delle regolarizzazioni contributive (cfr.
Inps, circolare n. 70/2015).

Ai fini della compilazione del flusso UniEmens, le imprese interessate inseriranno nell’elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito> il nuovo codice “L900” e le relative <SommeACredito> (che rappresentano l’importo delle riduzioni contributive spettanti).

 

Indennità di disoccupazione agricola e congedo del padre lavoratore

I giorni già indennizzati a titolo di congedo obbligatorio e facoltativo del padre lavoratore, operaio agricolo, poiché incumulabili con le altre prestazioni a sostegno del reddito, devono essere considerati non indennizzabili ai fini del computo della prestazione di disoccupazione agricola.

 

Come noto, l’art. 4, co. 24, lett. a), L. n. 92/2012 ha disposto che, in via sperimentale per il triennio 2013-2015, il padre lavoratore dipendente possa godere di un congedo obbligatorio (un giorno) e un congedo facoltativo (due giorni in alternativa al congedo di maternità della madre), da fruire entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio.
Con apposita circolare (n. 40/2013) sono state impartite le disposizioni attuative della predetta norma e con successivi messaggi (n. 12129/2013 e n. 12443/2013) sono state fornite le istruzioni procedurali e contabili relativamente ai congedi, le cui indennità debbono essere corrisposte direttamente dall’Istituto.
In particolare, è stato precisato che le indennità per i congedi in argomento prevalgono sulle prestazioni a sostegno del reddito e, dunque, non sono cumulabili con queste ultime.

A tal proposito, con riferimento agli operai agricoli, l’Inps (Messaggio Inps n. 2335/2015) precisa che i giorni già indennizzati a titolo di congedo obbligatorio e facoltativo del padre lavoratore, poiché incumulabili con le altre prestazioni a sostegno del reddito, devono essere considerati non indennizzabili ai fini del computo della prestazione di disoccupazione agricola.
Il pagamento delle indennità relative ai congedi viene effettuato tramite la procedura “Pagamenti vari” che non colloquia in modo automatizzato con la procedura di “Liquidazione delle domande di disoccupazione e ANF ai lavoratori agricoli dipendenti”, quindi, tutte le volte in cui viene emesso un pagamento relativo alle indennità in argomento, deve esserne data immediata comunicazione agli operatori incaricati della liquidazione delle prestazioni di disoccupazione agricola, al fine di verificare la presenza di una domanda di prestazione di disoccupazione agricola da definire o già definita per il medesimo periodo interessato dal congedo indennizzato.
Nel primo caso, in sede di gestione di una nuova domanda di disoccupazione agricola, le giornate corrispondenti al periodo di congedo in argomento (1, massimo 2) dovranno essere inserite nel campo “Altre giornate non indennizzabili” presente nella sezione “Giornate già indennizzate”.
Nel caso, invece, in cui la domanda di prestazione di disoccupazione agricola sia stata già definita con accoglimento, la stessa dovrà essere riesaminata d’ufficio per la rideterminazione sia delle giornate da indennizzare a titolo di disoccupazione e ANF sia dell’accredito figurativo spettante, con la stessa modalità sopra descritta.

Incremento del 10% a seguito di stipula di contratto di solidarietà per l’anno 2015

Disposto l’aumento dell’ammontare del trattamento di integrazione salariale relativo ai contratti di solidarietànella misura del 10% della retribuzione persa a seguito di riduzione di orario (Circolare Ministero lavoro n. 8/2015).

In applicazione dell’art. 2 bis del D.L. n. 192/2014, convertito in legge, con modifiche, dalla L. 27 n. 11/2015, recante proroga di interventi in materia di contratti di solidarietà, è stata disposta la proroga dell’intervento di aumento dell’ammontare del trattamento di integrazione salariale relativo ai contratti di solidarietà (di cui all’art. 1, co. 6, D.L. n. 78/2009, convertito) per l’anno 2015, nel limite di 50 milioni di euro. A tal fine, l’ammontare del trattamento di integrazione salariale relativo ai contratti di solidarietà è aumentato nella misura del 10% della retribuzione persa a seguito di riduzione di orario.
Per l’annualità 2015, entro il suddetto limite di spesa di 50 milioni, l’INPS è autorizzato ad erogare il trattamento di integrazione salariale a seguito di stipula di contratto di solidarietà, in favore dei lavoratori destinatari, nella misura complessiva del 70% della retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro, fino a concorrenza delle risorse finanziarie all’uopo stanziate.

Ai sensi della medesima norma di cui all’art. 2 bis del D.L. n. 192/2014, ai fini dell’accesso al beneficio dell’incremento del trattamento, le risorse innanzi indicate, pari a 50 milioni di euro, sono destinate in via prioritaria ai trattamenti dovuti nell’anno 2015 in forza di contratti di solidarietà, anche di proroga, stipulati nell’anno 2014 (si terrà conto dell’ordine cronologico di stipula degli accordi di solidarietà allegati ai decreti ministeriali di autorizzazione al trattamento di integrazione salariale).

Gli oneri sopra citati per la quota pari al 10% della retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro per contratto di solidarietà, nel limite massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2015, sono posti a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione.
Ai fini del rispetto dei limiti delle disponibilità finanziarie, l’INPS è tenuto ad effettuare il monitoraggio dei provvedimenti autorizzativi al fine di controllare i flussi di spesa relativi alla quota del trattamento di integrazione salariale posta a carico delle risorse finanziarie stanziate, dandone riscontro ogni mese al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In particolare, raggiunta la spesa dell’80% delle risorse stanziate, l’Istituto dovrà effettuare apposita comunicazione al Ministero del lavoro e in ogni caso interrompere le erogazioni al raggiungimento del limite di spesa indicato.

Benefici contributivi in agricoltura: disposizioni di carattere speciale e generale

I datori di lavoro del settore agricolo possono fruire dei benefici contributivi se vengono rispettate le regole dettate dalla legge, di carattere generale, n. 296/2006. La risposta del Ministero del lavoro giunge in seguito alla richiesta di chiarimenti del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei CdL in merito alle agevolazioni contributive (ex art. 20, co. 2, D.Lgs. n. 375/1993) riconosciute ai datori di lavoro agricolo che applicano i contratti collettivi nazionali di categoria (Interpello n. 8/2015).

In particolare dubbi sorgono in ordine al diritto a tali benefici in base a quanto prevede l’art. 1, commi 1175 e 1176, della L. n. 296/2006, secondo il quale “a decorrere dal 1° luglio 2007 i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale“.
Il quesito posto dai CdL attiene pertanto alla definizione del rapporto tra le disposizioni richiamate – la prima di carattere speciale e riferita al settore dell’agricoltura (ex art. 20, co. 2, D.Lgs. n. 375/1993) e la seconda a carattere generale – ed alla applicazione del principio lex posterior generalis non derogat legi priori speciali.

Con specifico riferimento al settore agricolo, i benefici riconosciuti dal citato D.Lgs. n. 375/1993 sono subordinati alla applicazione dei “contratti collettivi nazionali di categoria, ovvero dei contratti collettivi territoriali ivi previsti”. In relazione a tale disposizione non può tuttavia non incidere anche la successiva L. n. 296/2006, la quale individua quali contratti collettivi applicare, ossia quelli “stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. Tale elemento, sebbene successivo alla legislazione del 1993 e di carattere generale, appare di assoluto rilievo dal momento che introduce nell’ordinamento il principio secondo cui solo i datori di lavoro che garantiscono quelle tutele minime previste dalla contrattazione collettiva in questione sono “meritevoli” di godere di benefici “normativi e contributivi”.
Ciò premesso il Ministero del lavoro ha concluso che una valutazione complessiva del quadro ordinamentale impone di interpretare la disposizione del 1993 nel senso che la contrattazione ivi richiamata è quella promanante dalle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Assicurazione amministratore unico

L’amministratore unico che sia socio della società che gestisce e che svolge un’attività manuale protetta, si trova anch’egli in posizione di “dipendenza funzionale” rispetto alla società da esso amministrata. In tal caso l’obbligo assicurativo sussiste a prescindere dal fatto che l’attività lavorativa sia prestata in forma subordinata o meno.

L’Inail chiarisce che l’amministratore unico di una società addetto a prestazioni amministrative è soggetto all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, sotto il profilo del requisito soggettivo, dato che egli è socio della medesima società comunque denominata, costituita od esercitata. L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali infatti estende la tutela assicurativa in favore dei soci che svolgono un’attività lavorativa, manuale o non manuale in favore della società medesima con carattere di abitualità, professionalità e sistematicità (cfr. Nota Inail 16 febbraio 2015).
Questo particolare tipo di rapporto viene solitamente qualificato dalla giurisprudenza come “dipendenza funzionale”, ma non richiede che tra i soci esercenti attività manuale in favore della società e la società medesima intercorra un rapporto di subordinazione vero e proprio, identificandosi nel particolare rapporto di collaborazione tecnica fra il socio e la società di appartenenza, finalizzato al conseguimento di un fine produttivo di beni o servizi con gli strumenti da questa forniti.

Non rileva, a questo scopo, né la natura, di capitali o di persone, della società in favore della quale l’attività viene svolta, né che i soci, per l’attività manuale prestata, ricevano un compenso, essendo questo già costituito dalla partecipazione agli utili. In tal senso, non rileva l’osservazione che l’amministratore unico, in virtù dei poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, sarebbe escluso da un rapporto di dipendenza funzionale e dunque dall’obbligo assicurativo Inail.
Infatti l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni non tutela solo il lavoratore subordinato, poiché, nel caso dell’amministratore unico di società, ciò significherebbe condizionare l’operatività del sistema assicurativo a un dato formale costituito dal fatto di rivestire una determinata qualifica, mentre, per consolidato insegnamento giurisprudenziale, deve aversi riguardo alla mansione esercitata e non alla qualifica rivestita.
In conclusione, l’amministratore unico che sia socio della società che gestisce e che svolge un’attività manuale protetta, si trova anch’egli in posizione di “dipendenza funzionale” rispetto alla società da esso amministrata, beninteso quando svolge manualmente una delle attività protette ai sensi dell’art. 1 del d.p.r. 1124/65, necessarie al raggiungimento dello scopo sociale, in conformità alle direttive della società e all’interno dell’organizzazione sociale. L’obbligo assicurativo per tale soggetto sussiste a prescindere dal fatto che l’attività lavorativa sia prestata in forma subordinata o meno, coerentemente con l’indirizzo seguito dalla Corte di Cassazione.

Lavoratori agricoli, dal 10 marzo l’invio dell’istanza per l’esonero

Dalle ore 10.00 del giorno 10 marzo 2015, sarà disponibile, per le aziende agricole, il modulo telematico per la presentazione dell’istanza di accesso al beneficio dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilità 2015.

Con riferimento ai rapporti di lavoro instaurati dai datori di lavoro con gli operai del settore agricolo, sarà disponibile, dal 10 marzo, il modulo telematico “ASSUNZIONE OTI 2015”, all’interno del “Cassetto previdenziale aziende agricole”, sezione “Comunicazioni bidirezionale – Invio Comunicazione”, composto di due distinte sezioni.
Con la prima, l’utente richiederà la prenotazione delle somme a titolo di esonero contributivo per l’assunzione. In tale fase, nella sezione “DATI LAVORATORE DA ASSUMERE”, sarà obbligatorio indicare il codice fiscale del lavoratore e la categoria “OTI”; dopo aver confermato i dati inseriti, la domanda risulterà in stato “INSERITA”.
Entro tre giorni dall’invio dell’istanza, l’Inps verificherà la disponibilità delle risorse ed esclusivamente in modalità telematica, comunicherà che è stato prenotato in favore del datore di lavoro richiedente l’importo del beneficio per il lavoratore indicato nell’istanza preliminare. In tal caso, la domanda passerà nello stato di “PRENOTATA” e contestualmente, nel campo “NOTE”, sarà indicata la data entro la quale il datore di lavoro dovrà inserire i dati relativi all’assunzione (data assunzione – codice Unilav), che potrà essere anche già stata effettuata alla data di presentazione della domanda di prenotazione dei fondi.
La comunicazione andrà effettuata, a pena di decadenza, entro quattordici giorni lavorativi dalla ricezione della comunicazione di prenotazione positiva dell’Istituto, compilando la seconda sezione del modulo. Il completamento dei dati andrà eseguito in “modifica” della domanda stessa; al termine di questa operazione, lo stato sarà “CONFERMATA”.
L’Inps, mediante i propri sistemi informativi centrali, effettuerà i necessari controlli in ordine al possesso dei requisiti di legge per il diritto all’esonero e provvederà ad attribuire un esito positivo o negativo, visualizzabile dall’utente. In caso di esito positivo, la domanda passerà allo stato di “ACCETTATA” e sarà rilasciato il codice di autorizzazione “E5” corrispondente all’incentivo richiesto.

Per i lavoratori svantaggiati delle cooperative sociali niente contributo al Fondo residuale solidarietà

Non dovuto il contributo al Fondo residuale di solidarietà per i lavoratori svantaggiati di cooperative sociali di tipo B)

Come noto, per i settori, tipologie di datori di lavoro e classi dimensionali comunque superiori ai quindici dipendenti, non coperti da trattamento di integrazione salariale, per i quali non siano stipulati accordi collettivi volti all’attivazione di un fondo di solidarietà, è istituito un fondo di solidarietà residuale presso l’INPS. Il suddetto Fondo ha dunque lo scopo di tutelare il reddito dei lavoratori dipendenti nei casi di riduzione e sospensione dell’attività lavorativa, ed è finanziato da un contributo ordinario pari allo 0,50% delle retribuzioni mensili imponibili ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti, esclusi i dirigenti, di cui 2/3 a carico del datore di lavoro e 1/3 a carico del lavoratore, nonché da un contributo addizionale a carico del solo datore di lavoro. Ai predetti contributi di finanziamento si applicano le disposizioni vigenti in materia di contribuzione previdenziale obbligatoria, ad eccezione di quelle relative agli sgravi contributivi.
Ciò premesso, le cooperative sociali di tipo B) beneficiano di un regime speciale per i lavoratori svantaggiati, per i quali le aliquote complessive della contribuzione per l’assicurazione obbligatoria previdenziale ed assistenziale, con l’eccezione delle persone detenute o internate, sono ridotte a zero. Ma la disposizione speciale sancisce un azzeramento delle aliquote complessive e non uno sgravio o una riduzione contributiva. Dunque, non può ritenersi rilevante nel caso in esame la disposizione normativa che non consente di applicare al contributo di finanziamento del fondo di solidarietà residuale gli sgravi contributivi. In sostanza, nell’ambito delle cooperative sociali di tipo B), non è dovuto il versamento del contributo ordinario dello 0,50% sulla retribuzione corrisposta ai lavoratori svantaggiati, fermo restando il diritto di accesso alla prestazione garantita dal Fondo residuale.

Aliquote contributive per il 2015 per i datori di lavoro agricoli

Per l’anno 2015, l’aliquota contributiva dovuta al FPLD (Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti) dai datori di lavoro agricolo, che impiegano operai a tempo indeterminato e a tempo determinato ed assimilati, è fissata nella misura complessiva del 28,30%, di cui 8,84% a carico del lavoratore.

Per l’anno 2015, l’aliquota contributiva per la generalità delle aziende agricole è, dunque, fissata nella misura complessiva del 28,30%, di cui 8,84% a carico del lavoratore.
L’aliquota contributiva dovuta al FPLD dalle aziende singole o associate di trasformazione o manipolazione di prodotti agricoli zootecnici e di lavorazione di prodotti alimentari con processi produttivi di tipo industriale ha raggiunto, nell’anno 2011, il limite complessivo del 32%, cui si è aggiunto l’aumento di 0,30 punti percentuali previsto dall’articolo 1, comma 769, della Legge n. 296/2006.
Di conseguenza, anche per l’anno 2015, l’aliquota contributiva di tale settore resta fissata nella misura del 32,30%, di cui 8,84% a carico del lavoratore.
Nulla è variato sulle aliquote INAIL. Pertanto, i contributi per l’assistenza infortuni sul lavoro sono fissati nelle seguenti misure:
– Assistenza Infortuni sul Lavoro, 10,1250;
– Addizionale Infortuni sul Lavoro, 3,1185.
Nessuna novità per quanto attiene alle agevolazioni di cui trattasi. In base alla previsione di cui all’articolo 1, comma 45, della Legge di stabilità 2011, sono infatti a regime le misure già in essere fino a luglio 2010.

TerritoriMisura agevolazione D.L.Dovuto
Non svantaggiati (ex fiscalizzato Nord)100%
Montani75%25%
Svantaggiati68%32%

L’agevolazione non trova applicazione sul contributo previsto dall’articolo 25, comma 4, della Legge 21 dicembre 1978, n. 845, versato dai datori di lavoro unitamente alla contribuzione a copertura dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI).

INPGI, da marzo l’aliquota aggiuntiva del Fondo Integrativo Contrattuale “Ex Fissa”

L’Inpgi comunica l’istituzione di un’aliquota aggiuntiva per il ripianamento del finanziamento al Fondo “ex fissa”

Con accordo del 24 giugno 2014, le parti sociali FIEG e FNSI sono intervenute nella disciplina della forma previdenziale integrativa gestita dall’INPGI, concordando di procedere al suo superamento e prevedendo un regime transitorio per le prestazioni a carico del Fondo. Altresì, al fine di fronteggiare le correnti difficoltà di gestione del Fondo durante tale fase transitoria, le parti sociali hanno chiesto l’erogazione di un finanziamento da parte dell’INPGI. Dal canto suo, quest’ultimo ha accettato la richiesta e previsto che a decorrere dal mese successivo all’approvazione della delibera da parte dei Ministeri vigilanti, le aziende i cui contratti prevedono il versamento del contributo al Fondo integrativo contrattuale “ex fissa” (esclusa la RAI Radiotelevisione Italiana Spa), integrino la contribuzione dovuta al predetto Fondo con un ulteriore aliquota. Orbene, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze ha approvato la delibera INPGI, per cui a decorrere dal 1° marzo 2015, i datori di lavoro che hanno alle proprie dipendenze giornalisti professionisti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato regolato dagli artt. 1, 2 e 12 del CNLG integreranno la contribuzione al Fondo integrativo contrattuale “ex fissa” con una ulteriore aliquota dello 0,35% delle retribuzioni imponibili. Tale contribuzione aggiuntiva sarà assoggettata al contributo di solidarietà ad esclusivo carico dei datori di lavoro nella misura del 10%. Il contributo aggiuntivo dovrà essere versato mediante modello F24/accise o F24 EP utilizzando i seguenti codici tributo:

Codice TributoDescrizione
F24/acciseFA01Addizionale Fondo Integrativo
F24/acciseFA02Addizionale Fondo Integrativo periodi pregressi
F24 EPFA01Addizionale Fondo Integrativo
F24 EPFA02Addizionale Fondo Integrativo periodi pregressi

Per tale contribuzione aggiuntiva trovano applicazione le norme in materia di sanzioni civili in caso di omesso o ritardato pagamento, al pari delle altre contribuzioni obbligatorie.

Esonero contributivo L. 190/2014, le istruzioni Inps per la fruizione

Facendo seguito ai chiarimenti circa le condizioni di la spettanza dell’esonero contributivo per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, l’Inps fornisce ora ai datori di lavoro le istruzioni operative per la richiesta e la fruizione dell’esonero medesimo.

I datori di lavoro aventi titolo all’esonero contributivo devono inoltrare all’Inps, prima della trasmissione della denuncia contributiva del primo mese in cui si intende esporre l’esonero medesimo, la richiesta di attribuzione del codice di autorizzazione “6Y”. Detta richiesta va effettuata avvalendosi della funzionalità “Contatti” del Cassetto previdenziale aziende, selezionando nel campo oggetto la denominazione “esonero contributivo triennale legge n. 190/2014”, utilizzando la seguente locuzione: “Richiedo l’attribuzione del codice di autorizzazione 6Y ai fini della fruizione dell’esonero contributivo introdotto dalla legge n. 190/2014, art. 1, commi 118 e seguenti, come da circolare n. 17/2015”. La Sede territorialmente competente attribuirà il predetto codice alla posizione contributiva interessata, con validità dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2018, dandone comunicazione al datore di lavoro attraverso il medesimo Cassetto previdenziale.
Per quanto concerne poi le modalità di esposizione dei dati relativi nel flusso UniEmens, i datori di lavoro valorizzano, secondo le consuete modalità, l’elemento <Imponibile> e l’elemento <Contributo> della sezione <DenunciaIndividuale>; in particolare, nell’elemento <Contributo> deve essere indicata la contribuzione piena calcolata sull’imponibile previdenziale del mese. Per esporre, invece, il beneficio spettante, all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <Incentivo>, occorre inserire:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “TRIE”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente, fino al limite della soglia massima mensile pari a € 671,66 (€ 8.060,00/12);
– nell’elemento <ImportoArrIncentivo>, l’importo dell’esonero contributivo relativo all’esonero dei mesi di competenza di gennaio e/o febbraio 2015. La valorizzazione del predetto elemento, tuttavia, può essere effettuata esclusivamente nei flussi UniEmens di competenza di febbraio 2015, relativamente all’arretrato del precedente mese di gennaio, o di marzo 2015, relativamente all’arretrato dei precedenti mesi di gennaio e/o febbraio.
Ovviamente, i dati così esposti nell’UniEmens saranno poi riportati, a cura dell’Inps, nel DM2013 “VIRTUALE” (con il codice “L444”, o il codice “L445” per gli arretrati gennaio/febbraio 2015).
Nel caso, poi, in cui debbano restituire importi non spettanti, i datori di lavoro valorizzano all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <AltreADebito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleADebito> va inserito il codice causale “M304”;
– nell’elemento <ImportoADebito>, l’importo da restituire.
Infine, i datori di lavoro che hanno fruito del beneficio e che hanno sospeso o cessato l’attività, ai fini della fruizione dell’incentivo spettante, devono avvalersi della procedura delle regolarizzazioni contributive (UniEmens/vig).
Le istruzioni di cui sopra non valgono, naturalmente, per i datori di lavoro agricoli in relazione all’assunzione di OTI, per i quali invece occorre inoltrare all’Inps specifica istanza, esclusivamente in via telematica, accedendo al modello di comunicazione “ASSUNZIONE OTI 2015” disponibile all’interno del “Cassetto previdenziale aziende agricole”_ sezione “Comunicazioni bidirezionale – Invio Comunicazione” (del rilascio del modulo verrà dato apposito avviso sul sito internet dell’Inps).