Inps: “Opzione donna” e pensione anticipata lavoratori precoci


L’Inps fornisce chiarimenti anche con riferimento alla pensione anticipata cd. “Opzione donna” ed alla pensione anticipata in favore dei lavoratori precoci.


L’articolo 15 del decreto-legge n. 4/2019 sostituisce l’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevedendo che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2026, il requisito contributivo per conseguire il diritto alla pensione anticipata è fissato a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, per effetto della disapplicazione degli adeguamenti alla speranza di vita.
I soggetti che maturano il predetto requisito contributivo, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dal 1° al 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del decreto-legge in oggetto conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019.


L’articolo 16 del decreto-legge n. 4/2019 prevede, poi, che le lavoratrici che hanno maturato, entro il 31 dicembre 2018, un’anzianità contributiva minima di 35 anni e un’età anagrafica minima di 58 anni se lavoratrici dipendenti, e di 59 anni se lavoratrici autonome, possono accedere alla pensione anticipata secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo del 30 aprile 1997, n. 180.
Al predetto requisito anagrafico non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita.
Ai fini del perfezionamento del requisito contributivo è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurata, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione utile per il diritto alla pensione di anzianità, ove richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico.
Alle lavoratrici madri che accedono al predetto trattamento non si applicano le disposizioni previste dal comma 40, dell’articolo 1 della legge n. 335 del 1995.
Le lavoratrici in questione conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi:
a) dodici mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, nel caso in cui il trattamento pensionistico sia liquidato a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti;
b) diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, nel caso in cui il trattamento sia liquidato a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.


Secondo l’articolo 17 cit., i lavoratori c.d. precoci, possono conseguire la pensione anticipata se in possesso del requisito contributivo di 41 anni entro il 31 dicembre 2026.
A decorrere dal 1 gennaio 2027 il requisito contributivo è adeguato agli incrementi della speranza di vita.
I lavoratori che perfezionano il prescritto requisito dal 1° gennaio 2019, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico decorsi tre mesi dalla maturazione del predetto requisito, secondo le disposizioni previste nei rispettivi ordinamenti.
I lavoratori che perfezionano il prescritto requisito dal 1° gennaio 2019, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge n. 228/2012, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal primo giorno del mese successivo all’apertura della relativa c.d. finestra.

“Opzione donna” e pensione anticipata lavoratori precoci: istruzioni


L’Inps fornisce chiarimenti anche con riferimento alla pensione anticipata cd. “Opzione donna” ed alla pensione anticipata in favore dei lavoratori precoci (decreto legge n. 4/2019).


L’articolo 15 del decreto-legge n. 4/2019 sostituisce l’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevedendo che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2026, il requisito contributivo per conseguire il diritto alla pensione anticipata è fissato a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, per effetto della disapplicazione degli adeguamenti alla speranza di vita.
I soggetti che maturano il predetto requisito contributivo, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dal 1° al 29 gennaio 2019, data di entrata in vigore del decreto-legge in oggetto conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019.


L’articolo 16 del decreto-legge n. 4/2019 prevede, poi, che le lavoratrici che hanno maturato, entro il 31 dicembre 2018, un’anzianità contributiva minima di 35 anni e un’età anagrafica minima di 58 anni se lavoratrici dipendenti, e di 59 anni se lavoratrici autonome, possono accedere alla pensione anticipata secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo del 30 aprile 1997, n. 180.
Al predetto requisito anagrafico non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita.
Ai fini del perfezionamento del requisito contributivo è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurata, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione utile per il diritto alla pensione di anzianità, ove richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico.
Alle lavoratrici madri che accedono al predetto trattamento non si applicano le disposizioni previste dal comma 40, dell’articolo 1 della legge n. 335 del 1995.
Le lavoratrici in questione conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi:
a) dodici mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, nel caso in cui il trattamento pensionistico sia liquidato a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti;
b) diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, nel caso in cui il trattamento sia liquidato a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.


Secondo l’articolo 17 cit., i lavoratori c.d. precoci, possono conseguire la pensione anticipata se in possesso del requisito contributivo di 41 anni entro il 31 dicembre 2026.
A decorrere dal 1 gennaio 2027 il requisito contributivo è adeguato agli incrementi della speranza di vita.
I lavoratori che perfezionano il prescritto requisito dal 1° gennaio 2019, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico decorsi tre mesi dalla maturazione del predetto requisito, secondo le disposizioni previste nei rispettivi ordinamenti.
I lavoratori che perfezionano il prescritto requisito dal 1° gennaio 2019, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge n. 228/2012, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal primo giorno del mese successivo all’apertura della relativa c.d. finestra.

Pensione “quota 100”: i riflessi su assegni straordinari e prestazioni di accompagnamento alla pensione


Le modalità di applicazione delle norme pensionistiche introdotte dal recente Decreto Legge n. 4/2019, con particolare riguardo al rapporto tra assegni straordinari dei Fondi di solidarietà e prestazioni di accompagnamento alla pensione, rispetto alla pensione anticipata e la pensione anticipata “quota 100”.


Come noto, il Legislatore non individua requisiti specifici per l’accesso agli assegni straordinari a sostegno del reddito e alle prestazioni di accompagnamento alla pensione, ma ne subordina il diritto e l’erogazione al perfezionamento dei requisiti minimi contributivi e/o anagrafici, previsti dalla normativa vigente al momento del pensionamento, necessari per il conseguimento della prima decorrenza utile di pensione (anticipata o vecchiaia) entro il periodo massimo di fruizione delle prestazioni in argomento. Orbene, dal 1° gennaio 2019, l’accesso alla pensione anticipata è consentito al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne; inoltre, la decorrenza del trattamento pensionistico si acquisisce trascorsi tre mesi dalla maturazione dei predetti requisiti contributivi, nei confronti dei quali non trovano applicazione, fino al 31 dicembre 2026, gli adeguamenti della speranza di vita. Per l’assegno straordinario dei Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito, nonché per la prestazione di accompagnamento alla pensione, aventi decorrenza successiva al 1° gennaio 2019, i datori di lavoro devono provvedere al pagamento delle predette prestazioni ai lavoratori fino alla decorrenza del trattamento pensionistico e al versamento della contribuzione correlata fino alla maturazione dei requisiti minimi previsti per il predetto trattamento. Pertanto, le prestazioni di accompagnamento e gli assegni straordinari dovranno essere erogati anche nei tre mesi successivi alla maturazione del diritto alla prestazione pensionistica, mentre il versamento della contribuzione correlata sarà dovuto fino al raggiungimento dei requisiti contributivi.
Con riferimento, poi, alla pensione anticipata “quota 100” per coloro che perfezionano il requisito anagrafico di 62 anni e il requisito contributivo di 38 anni nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021, i Fondi di solidarietà bilaterali possono erogare un assegno straordinario per il sostegno del reddito in favore dei lavoratori che perfezionino tali requisiti nel triennio predetto. Tuttavia, la concessione di tali assegni è subordinata alla presenza di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale, sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, nei quali deve essere stabilito, ai fini del ricambio generazionale, il numero di lavoratori da assumere in sostituzione di coloro che accedono alla prestazione. Gli accordi sindacali, per la loro efficacia, dovranno essere depositati entro 30 giorni dalla sottoscrizione. Poiché la decorrenza del predetto trattamento pensionistico si acquisisce trascorsi tre mesi dalla maturazione dei requisiti per la “pensione quota 100”, l’assegno straordinario deve essere erogato anche nei tre mesi successivi alla maturazione del diritto alla prestazione pensionistica e il versamento della contribuzione correlata è dovuto fino al raggiungimento dei requisiti minimi richiesti. L’assegno straordinario in argomento non può essere erogato oltre il 31 marzo 2022.

Assegno di ricollocazione: sospesa l’erogazione per i lavoratori Naspi


L’articolo 9, co. 7, del DL n. 4/2019, istitutivo del Reddito di cittadinanza, ha disposto che sia sospesa fino al 31 dicembre 2021 l’erogazione dell’assegno di ricollocazione ai soggetti beneficiari di Naspi da almeno 4 mesi.


Il DL n. 4/2019 introduce, a partire dal prossimo aprile, il Reddito di cittadinanza come misura fondamentale di politica attiva a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale. La misura è inoltre diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura attraverso politiche di sostegno economico e di inserimento sociale.
Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni, adeguata agli incrementi della speranza di vita, il Rdc assume la denominazione di Pensione di cittadinanza quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane. I requisiti per l’accesso e le regole di definizione del beneficio economico, nonché le procedure per la gestione dello stesso, sono le medesime del Rdc, salvo dove diversamente specificato.
Il beneficio economico del Rdc, su base annua, si compone dei seguenti due elementi: una componente ad integrazione del reddito familiare, fino alla soglia di euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza; una componente, ad integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto in locazione, come dichiarato a fini ISEE, fino ad un massimo di euro 3.360 annui.
L’erogazione del beneficio è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro da parte dei componenti il nucleo familiare maggiorenni, nonché all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale, di completamento degli studi, nonché altri impegni individuati dai servizi competenti finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro e all’inclusione sociale.
Al fine di consentire l’attivazione e la gestione dei Patti per il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale, nonché per finalità di analisi, monitoraggio, valutazione e controllo del programma del Rdc, sono istituite due apposite piattaforme digitali dedicate al Rdc, una presso l’ANPAL, e l’altra presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell’ambito del Sistema informativo unitario dei servizi sociali (SIUSS), per il coordinamento dei comuni.
Secondo l’articolo 9 del DL in argomento nella fase di prima applicazione del decreto, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, il beneficiario del Rdc tenuto a stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l’impiego, decorsi trenta giorni dalla data di liquidazione della prestazione, riceve dall’ANPAL l’assegno di ricollocazione, graduato in funzione del profilo personale di occupabilità, da spendere presso i centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12 del medesimo decreto legislativo.
A pena di decadenza dal beneficio del Rdc, i soggetti in questione devono scegliere, entro trenta giorni dal riconoscimento dell’AdR, il soggetto erogatore del servizio di assistenza intensiva, prendendo appuntamento sul portale messo a disposizione dall’ANPAL, anche per il tramite dei centri per l’impiego o degli istituti di patronato convenzionati. L’articolo 9 comma 7 dello stesso Decreto ha disposto, inoltre, che sia sospesa fino al 31 dicembre 2021 l’erogazione dell’assegno di ricollocazione ai soggetti beneficiari di Naspi da almeno 4 mesi (di cui all’art. 23, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150).
Pertanto, a partire dal 29 gennaio 2019, è disabilitata nel portale Anpal la funzionalità di richiesta di nuovi assegni di ricollocazione per i lavoratori in Naspi.
Gli assegni già emessi continueranno ad avere efficacia sino al termine del periodo di assistenza intensiva previsto.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Numero unico lavoro di Anpal 800.00.00.39 o inviare una mail all’indirizzo info@anpal.gov.it

Indennità antitubercolari: importi per l’anno 2019



L’Inps indica le variazioni degli importi da corrispondere a titolo di indennità antitubercolari, secondo la percentuale prevista dagli articoli 1 e 2 del decreto 16 novembre 2018 del Ministro dell’Economia e delle finanze per l’anno 2019.


Gli importi della misura fissa delle indennità antitubercolari sono correlati per legge alla dinamica del trattamento minimo delle pensioni a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Pertanto, per effetto di quanto determinato dal decreto 16 novembre 2018 del Ministro dell’Economia e delle finanze, circa la perequazione delle pensioni per l’anno 2018 (in via provvisoria) e il valore definitivo per l’anno 2017 (determinato in via provvisoria in misura pari all’1,1% dal decreto 20 novembre 2017 del Ministro dell’Economia e delle Finanze), le percentuali di variazione sono pari, rispettivamente, all’1,1% dal 1° gennaio 2018 e all’1,1% dal 1°gennaio 2019. Conseguentemente, gli importi risultano pari a:























Indennità

1°gennaio 2018

1°gennaio 2019

Indennità giornaliera spettante agli assistiti in qualità di assicurati € 13,28 € 13,43
Indennità giornaliera spettante agli assistiti in qualità di familiari di assicurato, nonché ai pensionati o titolari di rendita ed ai loro familiari ammessi a fruire delle prestazioni antitubercolari ai sensi dell’art. 1 della legge n. 419/1975 € 6,64 € 6,71
Indennità post-sanatoriale spettante agli assistiti in qualità di assicurati (giornaliera) € 22,14 € 22,38
Indennità post-sanatoriale spettante agli assistiti in qualità di familiari di assicurato, nonché ai pensionati o titolari di rendita ed ai loro familiari ammessi a fruire delle prestazioni antitubercolari ai sensi dell’art. 1 della legge n. 419/1975 (giornaliera) € 11,07 € 11,19
Assegno di cura o di sostentamento (mensile) € 89,34 € 90,32

DL n. 4/2019: trattamento di pensione anticipata “quota 100”


Il decreto legge n. 4/2019 introduce il diritto alla pensione anticipata, senza alcuna penalizzazione, al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni, la cosiddetta “pensione quota 100”.


In via sperimentale per il triennio 2019-2021, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonché alla gestione separata, possono conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni, di seguito definita «pensione quota 100». Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 può essere esercitato anche successivamente alla predetta data, ferme restando le disposizioni previste. Il requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi alla speranza di vita.
Ai fini del conseguimento del diritto alla pensione quota 100, gli iscritti a due o più gestioni previdenziali che non siano già titolari di trattamento pensionistico a carico di una delle predette gestioni, hanno facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti nelle stesse gestioni amministrate dall’INPS.
La pensione quota 100 non è cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.
Gli iscritti alle citate gestioni pensionistiche che maturano entro il 31 dicembre 2018 i requisiti previsti, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019. Gli iscritti che maturano invece dal 1° gennaio 2019 i requisiti previsti, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi.
Per i lavoratori dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, tenuto conto della specificità del rapporto di impiego nella pubblica amministrazione, si segue quanto previsto dall’art. 14, co. 6 e 7, cit.
Sono fatte salve le disposizioni che prevedono requisiti più favorevoli in materia di accesso al pensionamento.


Con riferimento poi all’accesso al pensionamento anticipato indipendente dall’età anagrafica, sostituendo il comma 10 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, si riconosce la possibilità di andare in pensione in anticipo con 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomini, e con 41 anni e 10 mesi di contributi, se donne. Maturati i requisiti, i lavoratori e le lavoratrici percepiscono la pensione dopo tre mesi.
Al requisito contributivo di cui all’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 non trovano applicazione, dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026, gli adeguamenti alla speranza di vita. In sede di prima applicazione, i soggetti che hanno maturato i requisiti dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del decreto in argomento (29 gennaio) conseguono il diritto al trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019.


Il diritto al trattamento pensionistico anticipato è riconosciuto, secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180, nei confronti delle lavoratrici (cd. Opzione donna) che entro il 31 dicembre 2018 hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e un’età pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome. Il predetto requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi alla speranza di vita.
Al citato trattamento pensionistico si applicano le disposizioni in materia di decorrenza.
Il provvedimento prevede, inoltre la non applicazione degli adeguamenti alla speranza di vita per i lavoratori precoci, che potranno quindi andare in pensione con 41 anni di contributi. Anche in questo caso, il diritto al trattamento pensionistico decorre dopo tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

Riscatto periodi non coperti da contribuzione


L’articolo 20 del DL n. 4/2019 disciplina il riscatto agevolato del periodo di laurea entro i 45 anni. Per i lavoratori del settore privato l’onere per il riscatto può essere sostenuto dal datore di lavoro dell’assicurato destinando, a tal fine, i premi di produzione spettanti al lavoratore stesso.


In via sperimentale, per il triennio 2019-2021, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e alla gestione separata, privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolari di pensione, hanno facoltà di riscattare, in tutto o in parte, i periodi antecedenti alla data di entrata in vigore del decreto in commento compresi tra la data del primo e quella dell’ultimo contributo comunque accreditato nelle suddette forme assicurative, non soggetti a obbligo contributivo e che non siano già coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria. Detti periodi possono essere riscattati nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi.
L’eventuale successiva acquisizione di anzianità assicurativa antecedente al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del riscatto già effettuato, con conseguente restituzione dei contributi.
La facoltà di riscatto è esercitata a domanda dell’assicurato o dei suoi superstiti o dei suoi parenti ed affini entro il secondo grado, e l’onere è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50 per cento con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi.
Per i lavoratori del settore privato l’onere per il riscatto può essere sostenuto dal datore di lavoro dell’assicurato destinando, a tal fine, i premi di produzione spettanti al lavoratore stesso. In tal caso, è deducibile dal reddito di impresa e da lavoro autonomo e, ai fini della determinazione dei redditi da lavoro dipendente, rientra nell’ipotesi di cui all’articolo 51, comma 2, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.


Il versamento dell’onere può essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in massimo 60 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a euro 30, senza applicazione di interessi per la rateizzazione. La rateizzazione dell’onere non può essere concessa nei casi in cui i contributi da riscatto debbano essere utilizzati per la immediata liquidazione della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui gli stessi siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari.
Infine, il Legislatore ha aggiunto all’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184 il comma 5 quater, secondo cui: «La facoltà di riscatto di cui al presente articolo, dei periodi da valutare con il sistema contributivo, è consentita, fino al compimento del quarantacinquesimo anno di età. In tal caso, l’onere dei periodi di riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti, vigenti alla data di presentazione della domanda.».

DL n. 4/2019: fondo bilaterale per il ricambio generazionale


L’articolo 22 del DL n. 4/2019 prevede l’istituzione del “Fondo bilaterale per il ricambio generazionale”, il quale riconosce la possibilità di andare in pensione tre anni prima di quota 100 purché si abbia una contemporanea assunzione a tempo indeterminato.


Con l’obiettivo di risolvere esigenze di innovazione delle organizzazioni aziendali e favorire percorsi di ricambio generazionale, anche mediante l’erogazione di prestazioni previdenziali integrative finanziate con i fondi interprofessionali, a decorrere dal 29 gennaio 2019, i fondi di cui al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, oltre le finalità già previste, possono altresì erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’opzione per l’accesso alla pensione quota 100 entro il 31 dicembre 2021.
L’assegno può essere erogato solo in presenza di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nei quali è stabilito a garanzia dei livelli occupazionali il numero di lavoratori da assumere in sostituzione dei lavoratori che accedono a tale prestazione.
Nell’ambito delle ulteriori prestazioni di cui all’articolo 32 del decreto legislativo n. 148 del 2015, i Fondi di solidarietà provvedono, a loro carico e previo il versamento agli stessi Fondi della relativa provvista finanziaria da parte dei datori di lavoro, anche al versamento della contribuzione correlata a periodi utili per il conseguimento di qualunque diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia, riscattabili o ricongiungibili precedenti all’accesso ai Fondi di solidarietà.
Gli accordi, ai fini della loro efficacia, devono essere depositati entro trenta giorni dalla sottoscrizione con le modalità individuate in attuazione dell’articolo 14 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151.
Tali disposizioni si applicano anche ai fondi bilaterali già costituiti o in corso di costituzione.
Il Fondo di solidarietà per il lavoro in somministrazione, di cui all’articolo 27 del decreto legislativo n. 148 del 2015, è autorizzato a versare all’INPS, per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa, contributi pari all’aliquota di finanziamento prevista per il Fondo lavoratori dipendenti, secondo quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro. Le modalità di determinazione della contribuzione e di versamento del contributo saranno stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sentito il Ministro dell’economia e delle finanze.
Rientrano altresì tra le competenze del Fondo i programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale, nonché le altre misure di politica attiva stabilite dalla contrattazione collettiva stessa.

Modalità di presentazione delle domande di pensione anticipata


L’Inps, in attesa della pubblicazione della circolare illustrativa delle disposizioni contenute nel Decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, comunica le modalità di presentazione delle relative domande di pensione anticipata.


Il Decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 prevede:
– all’articolo 14, disciplina l’accesso al trattamento di pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi (cd. “quota 100”);
– all’articolo 15, fissa il requisito contributivo per conseguire il diritto alla pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, per il periodo 2019-2026;
– all’articolo 16, stabilisce chele lavoratrici che hanno maturato, entro il 31 dicembre 2018, un’anzianità contributiva minima di 35 anni e un’età anagrafica minima di 58 anni, se lavoratrici dipendenti, e 59 anni, se lavoratrici autonome, possono accedere alla pensione anticipata secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 1804 (cd. opzione donna).


In attesa della pubblicazione della circolare illustrativa delle nuove disposizioni, le domande di pensione sopra indicate possono essere presentate come segue. Il cittadino in possesso delle credenziali di accesso può compilare e inviare la domanda telematica di accesso alla pensione disponibile fra i servizi on line, sul sito www.inps.it, nella sezione “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, ECOCERT, APE Sociale e Beneficio precoci”. Effettuato l’accesso e scelta l’opzione “NUOVA DOMANDA” nel menù di sinistra, occorre selezionare in sequenza:
– per la pensione c.d. quota 100: “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Requisito quota 100”;
– per la pensione anticipata: “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Ordinaria”;
– per la pensione anticipata c.d. opzione donna: “Pensione di anzianità/vecchiaia” >;
– “Pensione di anzianità/anticipata” > “Contributivo sperimentale lavoratrici”.
Devono infine essere selezionati, in tutti e tre i casi, il Fondo e la Gestione di liquidazione.
La modalità appena illustrata di presentazione delle domande è utilizzabile da parte dei lavoratori iscritti alle Gestioni private, alla Gestione pubblica e alla Gestione spettacolo e sport, anche al fine di chiedere, per la pensione quota 100, il cumulo dei periodi assicurativi.
La domanda può essere presentata anche per il tramite dei Patronati e degli altri soggetti abilitati alla intermediazione, in alternativa, può essere presentata utilizzando i servizi del Contact center.

Inps: nuovo applicativo per il calcolo dell’aliquota contributiva


L’Inps comunica il rilascio della nuova funzionalità “Calcolo aliquote contributive”, utilizzabile da aziende ed intermediari. L’applicativo è accessibile, attraverso le proprie credenziali (Codice Fiscale e PIN), dal sito dell’Istituto, alla sezione “Servizi per le aziende ed i consulenti” > “UNIEMENS”.


L’applicazione “Calcolo aliquote contributive” consente, sulla base delle caratteristiche contributive dell’azienda e del profilo contributivo del lavoratore, di simulare il calcolo dell’aliquota contributiva per i lavoratori del settore privato.
E’ possibile visualizzare l’aliquota contributiva associata ad un lavoratore sulla base del periodo di competenza, la tipologia di azienda e le caratteristiche del dipendente, espresse secondo i costrutti Uniemens. È inoltre possibile visualizzare il dettaglio delle voci contributive che concorrono alla formazione dell’aliquota contributiva complessiva, con la relativa quota a carico del lavoratore.
L’Inps precisa che le elaborazioni dell’applicazione essendo uno strumento di supporto per l’azienda e gli intermediari, non hanno natura certificativa ai fini della quantificazione dei contributi dovuti all’Istituto in considerazione della rapida evoluzione delle norme in materia di contribuzione.
Nell’utilizzo dell’applicazione, l’utente è guidato nella compilazione del Codice statistico contributivo (CSC) potendo confermare le scelte descrittive relative al Ramo, Classe e Categoria e verificare il CSC così generato.
Per la corretta determinazione della contribuzione dovuta sono altresì rilevanti i dati relativi alla media della forza aziendale e alla presenza o meno dell’accentramento contributivo.
L’applicativo non effettua i controlli di compatibilità tra il CSC e i CA, pertanto l’utente che effettua la richiesta di calcolo dovrà fornire caratteristiche contributive aziendali tra loro coerenti e congruenti.