Indennità antitubercolari: importi per l’anno 2019



L’Inps indica le variazioni degli importi da corrispondere a titolo di indennità antitubercolari, secondo la percentuale prevista dagli articoli 1 e 2 del decreto 16 novembre 2018 del Ministro dell’Economia e delle finanze per l’anno 2019.


Gli importi della misura fissa delle indennità antitubercolari sono correlati per legge alla dinamica del trattamento minimo delle pensioni a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Pertanto, per effetto di quanto determinato dal decreto 16 novembre 2018 del Ministro dell’Economia e delle finanze, circa la perequazione delle pensioni per l’anno 2018 (in via provvisoria) e il valore definitivo per l’anno 2017 (determinato in via provvisoria in misura pari all’1,1% dal decreto 20 novembre 2017 del Ministro dell’Economia e delle Finanze), le percentuali di variazione sono pari, rispettivamente, all’1,1% dal 1° gennaio 2018 e all’1,1% dal 1°gennaio 2019. Conseguentemente, gli importi risultano pari a:























Indennità

1°gennaio 2018

1°gennaio 2019

Indennità giornaliera spettante agli assistiti in qualità di assicurati € 13,28 € 13,43
Indennità giornaliera spettante agli assistiti in qualità di familiari di assicurato, nonché ai pensionati o titolari di rendita ed ai loro familiari ammessi a fruire delle prestazioni antitubercolari ai sensi dell’art. 1 della legge n. 419/1975 € 6,64 € 6,71
Indennità post-sanatoriale spettante agli assistiti in qualità di assicurati (giornaliera) € 22,14 € 22,38
Indennità post-sanatoriale spettante agli assistiti in qualità di familiari di assicurato, nonché ai pensionati o titolari di rendita ed ai loro familiari ammessi a fruire delle prestazioni antitubercolari ai sensi dell’art. 1 della legge n. 419/1975 (giornaliera) € 11,07 € 11,19
Assegno di cura o di sostentamento (mensile) € 89,34 € 90,32

DL n. 4/2019: trattamento di pensione anticipata “quota 100”


Il decreto legge n. 4/2019 introduce il diritto alla pensione anticipata, senza alcuna penalizzazione, al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni, la cosiddetta “pensione quota 100”.


In via sperimentale per il triennio 2019-2021, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonché alla gestione separata, possono conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni, di seguito definita «pensione quota 100». Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 può essere esercitato anche successivamente alla predetta data, ferme restando le disposizioni previste. Il requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi alla speranza di vita.
Ai fini del conseguimento del diritto alla pensione quota 100, gli iscritti a due o più gestioni previdenziali che non siano già titolari di trattamento pensionistico a carico di una delle predette gestioni, hanno facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti nelle stesse gestioni amministrate dall’INPS.
La pensione quota 100 non è cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.
Gli iscritti alle citate gestioni pensionistiche che maturano entro il 31 dicembre 2018 i requisiti previsti, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019. Gli iscritti che maturano invece dal 1° gennaio 2019 i requisiti previsti, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi.
Per i lavoratori dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, tenuto conto della specificità del rapporto di impiego nella pubblica amministrazione, si segue quanto previsto dall’art. 14, co. 6 e 7, cit.
Sono fatte salve le disposizioni che prevedono requisiti più favorevoli in materia di accesso al pensionamento.


Con riferimento poi all’accesso al pensionamento anticipato indipendente dall’età anagrafica, sostituendo il comma 10 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, si riconosce la possibilità di andare in pensione in anticipo con 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomini, e con 41 anni e 10 mesi di contributi, se donne. Maturati i requisiti, i lavoratori e le lavoratrici percepiscono la pensione dopo tre mesi.
Al requisito contributivo di cui all’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 non trovano applicazione, dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026, gli adeguamenti alla speranza di vita. In sede di prima applicazione, i soggetti che hanno maturato i requisiti dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del decreto in argomento (29 gennaio) conseguono il diritto al trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019.


Il diritto al trattamento pensionistico anticipato è riconosciuto, secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180, nei confronti delle lavoratrici (cd. Opzione donna) che entro il 31 dicembre 2018 hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e un’età pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome. Il predetto requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi alla speranza di vita.
Al citato trattamento pensionistico si applicano le disposizioni in materia di decorrenza.
Il provvedimento prevede, inoltre la non applicazione degli adeguamenti alla speranza di vita per i lavoratori precoci, che potranno quindi andare in pensione con 41 anni di contributi. Anche in questo caso, il diritto al trattamento pensionistico decorre dopo tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

Riscatto periodi non coperti da contribuzione


L’articolo 20 del DL n. 4/2019 disciplina il riscatto agevolato del periodo di laurea entro i 45 anni. Per i lavoratori del settore privato l’onere per il riscatto può essere sostenuto dal datore di lavoro dell’assicurato destinando, a tal fine, i premi di produzione spettanti al lavoratore stesso.


In via sperimentale, per il triennio 2019-2021, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e alla gestione separata, privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolari di pensione, hanno facoltà di riscattare, in tutto o in parte, i periodi antecedenti alla data di entrata in vigore del decreto in commento compresi tra la data del primo e quella dell’ultimo contributo comunque accreditato nelle suddette forme assicurative, non soggetti a obbligo contributivo e che non siano già coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria. Detti periodi possono essere riscattati nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi.
L’eventuale successiva acquisizione di anzianità assicurativa antecedente al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del riscatto già effettuato, con conseguente restituzione dei contributi.
La facoltà di riscatto è esercitata a domanda dell’assicurato o dei suoi superstiti o dei suoi parenti ed affini entro il secondo grado, e l’onere è detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50 per cento con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi.
Per i lavoratori del settore privato l’onere per il riscatto può essere sostenuto dal datore di lavoro dell’assicurato destinando, a tal fine, i premi di produzione spettanti al lavoratore stesso. In tal caso, è deducibile dal reddito di impresa e da lavoro autonomo e, ai fini della determinazione dei redditi da lavoro dipendente, rientra nell’ipotesi di cui all’articolo 51, comma 2, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.


Il versamento dell’onere può essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in massimo 60 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a euro 30, senza applicazione di interessi per la rateizzazione. La rateizzazione dell’onere non può essere concessa nei casi in cui i contributi da riscatto debbano essere utilizzati per la immediata liquidazione della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui gli stessi siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari.
Infine, il Legislatore ha aggiunto all’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184 il comma 5 quater, secondo cui: «La facoltà di riscatto di cui al presente articolo, dei periodi da valutare con il sistema contributivo, è consentita, fino al compimento del quarantacinquesimo anno di età. In tal caso, l’onere dei periodi di riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti, vigenti alla data di presentazione della domanda.».

DL n. 4/2019: fondo bilaterale per il ricambio generazionale


L’articolo 22 del DL n. 4/2019 prevede l’istituzione del “Fondo bilaterale per il ricambio generazionale”, il quale riconosce la possibilità di andare in pensione tre anni prima di quota 100 purché si abbia una contemporanea assunzione a tempo indeterminato.


Con l’obiettivo di risolvere esigenze di innovazione delle organizzazioni aziendali e favorire percorsi di ricambio generazionale, anche mediante l’erogazione di prestazioni previdenziali integrative finanziate con i fondi interprofessionali, a decorrere dal 29 gennaio 2019, i fondi di cui al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, oltre le finalità già previste, possono altresì erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’opzione per l’accesso alla pensione quota 100 entro il 31 dicembre 2021.
L’assegno può essere erogato solo in presenza di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nei quali è stabilito a garanzia dei livelli occupazionali il numero di lavoratori da assumere in sostituzione dei lavoratori che accedono a tale prestazione.
Nell’ambito delle ulteriori prestazioni di cui all’articolo 32 del decreto legislativo n. 148 del 2015, i Fondi di solidarietà provvedono, a loro carico e previo il versamento agli stessi Fondi della relativa provvista finanziaria da parte dei datori di lavoro, anche al versamento della contribuzione correlata a periodi utili per il conseguimento di qualunque diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia, riscattabili o ricongiungibili precedenti all’accesso ai Fondi di solidarietà.
Gli accordi, ai fini della loro efficacia, devono essere depositati entro trenta giorni dalla sottoscrizione con le modalità individuate in attuazione dell’articolo 14 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151.
Tali disposizioni si applicano anche ai fondi bilaterali già costituiti o in corso di costituzione.
Il Fondo di solidarietà per il lavoro in somministrazione, di cui all’articolo 27 del decreto legislativo n. 148 del 2015, è autorizzato a versare all’INPS, per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa, contributi pari all’aliquota di finanziamento prevista per il Fondo lavoratori dipendenti, secondo quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro. Le modalità di determinazione della contribuzione e di versamento del contributo saranno stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sentito il Ministro dell’economia e delle finanze.
Rientrano altresì tra le competenze del Fondo i programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale, nonché le altre misure di politica attiva stabilite dalla contrattazione collettiva stessa.

Modalità di presentazione delle domande di pensione anticipata


L’Inps, in attesa della pubblicazione della circolare illustrativa delle disposizioni contenute nel Decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, comunica le modalità di presentazione delle relative domande di pensione anticipata.


Il Decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 prevede:
– all’articolo 14, disciplina l’accesso al trattamento di pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi (cd. “quota 100”);
– all’articolo 15, fissa il requisito contributivo per conseguire il diritto alla pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, per il periodo 2019-2026;
– all’articolo 16, stabilisce chele lavoratrici che hanno maturato, entro il 31 dicembre 2018, un’anzianità contributiva minima di 35 anni e un’età anagrafica minima di 58 anni, se lavoratrici dipendenti, e 59 anni, se lavoratrici autonome, possono accedere alla pensione anticipata secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 1804 (cd. opzione donna).


In attesa della pubblicazione della circolare illustrativa delle nuove disposizioni, le domande di pensione sopra indicate possono essere presentate come segue. Il cittadino in possesso delle credenziali di accesso può compilare e inviare la domanda telematica di accesso alla pensione disponibile fra i servizi on line, sul sito www.inps.it, nella sezione “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, ECOCERT, APE Sociale e Beneficio precoci”. Effettuato l’accesso e scelta l’opzione “NUOVA DOMANDA” nel menù di sinistra, occorre selezionare in sequenza:
– per la pensione c.d. quota 100: “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Requisito quota 100”;
– per la pensione anticipata: “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Ordinaria”;
– per la pensione anticipata c.d. opzione donna: “Pensione di anzianità/vecchiaia” >;
– “Pensione di anzianità/anticipata” > “Contributivo sperimentale lavoratrici”.
Devono infine essere selezionati, in tutti e tre i casi, il Fondo e la Gestione di liquidazione.
La modalità appena illustrata di presentazione delle domande è utilizzabile da parte dei lavoratori iscritti alle Gestioni private, alla Gestione pubblica e alla Gestione spettacolo e sport, anche al fine di chiedere, per la pensione quota 100, il cumulo dei periodi assicurativi.
La domanda può essere presentata anche per il tramite dei Patronati e degli altri soggetti abilitati alla intermediazione, in alternativa, può essere presentata utilizzando i servizi del Contact center.

Inps: nuovo applicativo per il calcolo dell’aliquota contributiva


L’Inps comunica il rilascio della nuova funzionalità “Calcolo aliquote contributive”, utilizzabile da aziende ed intermediari. L’applicativo è accessibile, attraverso le proprie credenziali (Codice Fiscale e PIN), dal sito dell’Istituto, alla sezione “Servizi per le aziende ed i consulenti” > “UNIEMENS”.


L’applicazione “Calcolo aliquote contributive” consente, sulla base delle caratteristiche contributive dell’azienda e del profilo contributivo del lavoratore, di simulare il calcolo dell’aliquota contributiva per i lavoratori del settore privato.
E’ possibile visualizzare l’aliquota contributiva associata ad un lavoratore sulla base del periodo di competenza, la tipologia di azienda e le caratteristiche del dipendente, espresse secondo i costrutti Uniemens. È inoltre possibile visualizzare il dettaglio delle voci contributive che concorrono alla formazione dell’aliquota contributiva complessiva, con la relativa quota a carico del lavoratore.
L’Inps precisa che le elaborazioni dell’applicazione essendo uno strumento di supporto per l’azienda e gli intermediari, non hanno natura certificativa ai fini della quantificazione dei contributi dovuti all’Istituto in considerazione della rapida evoluzione delle norme in materia di contribuzione.
Nell’utilizzo dell’applicazione, l’utente è guidato nella compilazione del Codice statistico contributivo (CSC) potendo confermare le scelte descrittive relative al Ramo, Classe e Categoria e verificare il CSC così generato.
Per la corretta determinazione della contribuzione dovuta sono altresì rilevanti i dati relativi alla media della forza aziendale e alla presenza o meno dell’accentramento contributivo.
L’applicativo non effettua i controlli di compatibilità tra il CSC e i CA, pertanto l’utente che effettua la richiesta di calcolo dovrà fornire caratteristiche contributive aziendali tra loro coerenti e congruenti.

Licenziamento annullabile, nessuna sanzione civile in caso di reintegra


In tema di reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento, nell’ipotesi di nullità o inefficacia del licenziamento il datore di lavoro deve pagare le sanzioni civili per omissione e ricostruire la posizione contributiva del lavoratore “ora per allora”, mentre nell’ipotesi di annullabilità del licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro non è soggetto a tali sanzioni, trovando applicazione la comune disciplina della “mora debendi” nelle obbligazioni pecuniarie.


Una Corte d’appello territoriale aveva rigettato l’impugnazione proposta da un datore di lavoro avverso la sentenza del Tribunale di prime cure, che aveva a sua volta rigettato l’opposizione proposta dal medesimo nei confronti di una cartella esattoriale contenente l’intimazione di pagamento di contributi previdenziali, interessi di mora e somme aggiuntive. La Corte aveva ritenuto che l’efficacia retroattiva della sentenza costitutiva di annullamento del licenziamento di un dipendente del datore di lavoro, giudicato illegittimo, determinasse la non interruzione “de iure” anche del rapporto di previdenza, con consequente affermazione dell’obbligo contributivo oggetto della cartella opposta.
Ricorre così in Cassazione la società, deducendo che nessuna sanzione avrebbe potuto esserle irrogata al momento della scadenza dell’obbligazione contributiva, in quanto questa era venuta meno a causa della cessazione del rapporto di lavoro e non poteva che risorgere all’atto del ripristino dello stesso.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. In tema di reintegrazione del lavoratore per illegittimità del licenziamento, occorre distinguere, ai fini delle sanzioni previdenziali, tra nullità o inefficacia del licenziamento, che è oggetto di una sentenza dichiarativa, e annullabilità del licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo, che è oggetto di una sentenza costitutiva. Nella prima ipotesi, il datore di lavoro, deve pagare le sanzioni civili per omissione e ricostruire la posizione contributiva del lavoratore “ora per allora”; nella seconda ipotesi, il datore di lavoro non è soggetto a tali sanzioni, trovando applicazione la comune disciplina della “mora debendi” nelle obbligazioni pecuniarie. Peraltro, in caso di licenziamento inefficace o nullo sono dovute le sanzioni civili da omissione contributiva e non già evasione contributiva, visto che manca ciò che la legge qualifica come “intenzione specifica di non versare i contributi”.

La distinzione tra regime di sottocontribuzione e agevolazione contributiva


In appresso una breve disamina in merito al concetto di agevolazione contributiva in contrapposizione ai cd. regimi di sottocontribuzione, per i quali invece non è necessario il possesso della regolarità contributiva ed il rispetto della legislazione sociale e delle norme di contrattazione collettiva.


Come noto, a decorrere dal 1° luglio 2007, è previsto che i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale siano subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del DURC on line, nonché al rispetto degli altri obblighi di legge e degli accordi e contratti collettivi nazionali e di secondo livello, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Il concetto di beneficio richiama inevitabilmente il rapporto fra “regola ed eccezione” in quanto, a fronte di una disciplina generale che impone oneri di carattere economico-patrimoniale ad una generalità di soggetti, si configura come una “eccezione” nei confronti di coloro che in presenza di specifici presupposti soggettivi sono ammessi ad un trattamento agevolato che riduce o elimina totalmente tali oneri.
Per quanto attiene ai benefici contributivi, essi vanno individuati negli sgravi collegati alla costituzione e gestione deI rapporto di lavoro che rappresentano una deroga all’ordinario regime contributivo, la quale tuttavia non configura una ipotesi agevolativa nel caso in cui lo sgravio non sia costruito come “abbattimento” di una aliquota più onerosa, ma rappresenti la “regola” per un determinato settore o categoria di lavoratori. Di qui, non rientrano nella nozione: i regimi di “sottocontribuzione” che caratterizzano interi settori (agricoltura, navigazione marittima, etc.), territori (zone montane, zone a declino industriale, etc.) ovvero specifiche tipologie contrattuali quali l’apprendistato, con una speciale aliquota contributiva prevista dalla legge. In tali ambiti, il totale abbattimento o la riduzione dell’onere economico nei confronti della platea dei destinatari costituisce l’ipotesi ordinaria, in quanto l’intervento a carico del bilancio statale, dettato da ragioni di carattere politico-economico, prescinde da specifiche ed ulteriori condizioni richieste al soggetto beneficiario.

Uniemens, da febbraio obbligatoria la valorizzazione della “Qualifica professionale Istat”


L’Inps comunica che il flusso Uniemens è stato integrato con l’elemento <QualProf>, recante la qualifica professionale ISTAT (CP2011) corrispondente alle mansioni realmente esercitate dal lavoratore nel mese, che dovrà essere valorizzata a decorrere dalla competenza febbraio 2019.


Come noto, dal 1° gennaio 2019, nei confronti dei lavoratori dipendenti che svolgono attività gravose, al ricorrere di specifiche condizione, non si applica l’adeguamento alla speranza di vita. In sostanza, ai fini del requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia e del requisito contributivo per l’accesso alla pensione anticipata, adeguati agli incrementi della speranza di vita stabiliti a decorrere dal 1° gennaio 2013 e dal 1° gennaio 2016, commisurati rispettivamente a 3 e 4 mesi, non si applicano quelli relativi al biennio 2019/2020, pari a 5 mesi. Ne consegue, pertanto, che nei confronti dei soggetti beneficiari il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia è fissato, anche per il biennio 2019/2020, al raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi, mentre il requisito contributivo richiesto per l’accesso alla pensione anticipata rimane fissato per il biennio 2019/2020 a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Ai fini dell’individuazione dei lavoratori cd. “gravosi”, si considerano i seguenti profili lavorativi: operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido; facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti; operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca; pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative; lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa degli addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti; marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne. L’esclusione dall’adeguamento all’incremento della speranza di vita si applica a condizione che il soggetto abbia svolto negli ultimi 10 anni di attività lavorativa almeno 7 anni di attività cd. “gravosa”.
Orbene, al fine di individuare le mansioni svolte dal lavoratore e rendere più agevole e veloce l’istruttoria per il riconoscimento dei requisiti che danno diritto ai benefici citati, il flusso Uniemens è stato integrato con l’elemento <QualProf>ove dovrà essere valorizzata, a decorrere dalla competenza febbraio 2019, la Qualifica professionale ISTAT (CP2011) corrispondente alle mansioni realmente esercitate dal lavoratore nel mese. La mancata valorizzazione del suddetto elemento verrà segnalato dal Software di Controllo Uniemens con un errore di tipo “Warning”. I codici da apporre nel nuovo elemento sono i medesimi già in uso al datore di lavoro per la compilazione del modello telematico UNILAV. Il campo dovrà essere mensilmente valorizzato pur in presenza di mansioni invariate nel tempo. Qualora il lavoratore in modo permanente o anche occasionale, sia adibito, nel corso del mese, ad attività facenti capo a classificazioni diverse, si dovrà fare riferimento all’attività prevalente.

Responsabilità per omesso versamento delle ritenute previdenziali


È responsabile, per l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni dei lavoratori, colui che è obbligato al momento dell’insorgenza del debito, sebbene abbia successivamente perso la rappresentanza o la titolarità dell’impresa.


Lo ha affermato la Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un legale rappresentante di un’impresa condannato per aver omesso di versare le ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori.
Secondo i giudici detto reato, in quanto reato omissivo istantaneo, si consuma nel momento in cui scade il termine utile concesso al datore di lavoro per il versamento, essendo irrilevante, ai fini dell’individuazione del momento consumativo, che la data per adempiere al pagamento sia fissata nei tre mesi successivi alla contestazione della violazione, poichè la pendenza di tale termine determina esclusivamente la sospensione del corso della prescrizione per il tempo necessario a consentire al datore di avvalersi della causa di non punibilità prevista dalla legge.
Il soggetto attivo del rapporto previdenziale è solo ed esclusivamente il datore di lavoro il quale, anche quando delega ad altri il versamento delle ritenute, conserva l’obbligo di vigilare sull’adempimento dell’obbligazione da parte del terzo.
Resta pertanto colui che era obbligato al momento dell’insorgenza del debito anche se ha perso la rappresentanza o la titolarità dell’impresa.
Ciò perché il pagamento costituisce una causa personale di esclusione della punibilità, sicché vi è tenuto solo l’autore del reato, tenuto a sollecitare, nel caso in cui altri abbiano assunto la veste di datore di lavoro, perché succedutisi nella carica sociale, questi perché adempia al pagamento nel termine trimestrale decorrente dalla contestazione o della notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.