Padri lavoratori dipendenti: proroga ed ampliamento del congedo obbligatorio


L’articolo 1, comma 278, lett. a), della legge di bilancio 2019 ha stabilito che le disposizioni relative al congedo obbligatorio per i padri lavoratori dipendenti si applicano anche alle nascite e alle adozioni/affidamenti avvenute nell’anno solare 2019.


La durata del congedo obbligatorio è aumentata, per l’anno 2019, a cinque giorni da fruire, anche in via non continuativa, entro i cinque mesi di vita o dall’ingresso in famiglia o in Italia (in caso di adozione/affidamento nazionale o internazionale) del minore.
Per quanto riguarda le modalità di presentazione della domanda può continuare a farsi riferimento alla circolare n. 40 del 14 marzo 2013. Sono, pertanto, tenuti a presentare domanda all’Istituto solamente i lavoratori per i quali il pagamento delle indennità è erogato direttamente dall’INPS, mentre, nel caso in cui le indennità siano anticipate dal datore di lavoro, i lavoratori devono comunicare in forma scritta al proprio datore di lavoro la fruizione del congedo di cui trattasi, senza necessità di presentare domanda all’Istituto. In quest’ultimo caso, infatti, il datore di lavoro comunica all’INPS le giornate di congedo fruite, attraverso il flusso Uniemens, secondo le disposizioni fornite con il messaggio n. 6499/2013.
Per il settore agricolo, le istruzioni operative per la denuncia sul modello DMAG delle giornate di congedo fruite dal lavoratore, il cui importo è stato anticipato dal datore di lavoro, sono dettate dalla circolare n. 181/2013.
La lettera c) del citato articolo 1, comma 278 ha prorogato, infine, per l’anno 2019, la possibilità per il padre lavoratore dipendente di fruire di un ulteriore giorno di congedo facoltativo, previo accordo con la madre e in sua sostituzione, in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima.
Per le nascite e le adozioni/affidamenti avvenute nell’anno solare 2018, i padri lavoratori dipendenti hanno diritto, a quattro soli giorni di congedo obbligatorio, anche se ricadenti nei primi mesi dell’anno 2019.

Cassa Edile di Ragusa – Tabella contributiva dall’1/1/2019



La Cassa Edile della provincia di Ragusa comunica alle aziende iscritte la variazione a decorrere dall’1/1/2019, delle aliquote contributive così come previsto dagli accordi nazionali


Tabella contributiva dall’1/1/2019





















































Tipologia Contributo per Operai

A carico Impresa

A carico Operaio

Totale

Anzianità Professionale Edile 2,500% 2,500%
Sfera Scuola Edile e Cpt 1,400% 1,400%
Cassa Edile 1,950% 0,40% 2,350%
Quote Servizio Provinciali 1,140% 1,14% 2,280%
Quote Servizio Nazionali 0,220% 0,22% 0,440%
Prevedi 0,005% 0,005%
Lavori Usuranti 0,100% 0,100%
Fondo Prepensionamento 0,100% 0,100%
Fondo Incentivo per l’Occupazione 0,100% 0,100%
TOTALE CONTRIBUTI OPERAI 7,865% 1,76% 9,275%


 













Tipologia Contributo per Impiegati-Operai

A carico Impresa

A carico Lavoratore

Totale

Fondo Sanitario Nazionale 0,26% 0,26%
Fondo Sanitario Nazionale 0,35% 0,35%


 












Contributo F.A.I.E. 0,50%
Contributo ANCE – Imprese della Provincia 0,50 %
Contributo ANCE – Imprese fuori Provincia 1,30 %


Come previsto nell’Accordo nazionale del 20/12/2018, nella tabella su riportata sono state inserite le nuove aliquote 0,10% Fondo Prepensionamento, 0,10% Fondo Incentivo all’Occupazione e il Fondo Sanitario Nazionale, pari allo 0,35% per gli Operai (su un minimo di 120 ore) e 0,26% per gli Impiegati.
Le aliquote Fondo Prepensionamenti – Fondo Incentivo all’Occupazione – Fondo Sanitario Nazionale, oltre che per il mese di competenza, devono essere calcolati e versati anche per i mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre 2018.
Con decorrenza Gennaio 2019, i contributi Fondo Prepensionamento (0,10%) e Fondo Occupazione (0,10%) sono inclusi nel totale dei contributi 9,28%, mentre il calcolo riguardante il Fondo Sanitario Nazionale, 0,35% per Operai e 0,26% Impiegati, sarà operato per singolo operaio/impiegato, tipo Prevedi.

Fermo Pesca 2018: compilazione delle richieste


Il Ministero del Lavoro ha diffuso sul proprio sito istituzionale nuove informazioni per la compilazione delle istanze per il riconoscimento dell’indennità a sostegno del reddito in favore dei dipendenti delle imprese adibite alla Pesca Marittima per l’anno 2018 nei casi di arresto temporaneo.


La Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione in riferimento al Decreto Interministeriale n. 24 del 31/12/2018 ha chiarito, in particolare, che:
– l’indennità è concedibile esclusivamente ai marittimi imbarcati su unità da pesca che non hanno esercitato alcuna attività di pesca;
– gli Uffici marittimi verificheranno l’effettivo arresto delle attività di pesca con ogni strumento utile, anche in analogia con gli strumenti di controllo già previsti per le verifiche di competenza, nell’ambito dell’erogazione dei fondi FEAMP;
– il Reparto Pesca Marittima, qualora necessario, predisporrà ulteriori procedure, al fine di acquisire una precisa situazione meteomarina, relativa all’anno 2018, a beneficio esclusivo degli Uffici Marittimi Territoriali;
– con riferimento alla pesca con il sistema a strascico, si specifica che l’indennità verrà riconosciuta per il periodo continuativo dell’arresto temporaneo obbligatorio e per le sole misure tecniche effettuate successivamente a detto arresto;
– in caso di soci proprietari dell’imbarcazione, che risultino anche imbarcati, l’indennità potrà essere riconosciuta solo a fronte dell’autocertificazione, presentata dal richiedente, relativa all’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra il socio e la Società proprietaria, sia essa di persone che di capitali;
– con riferimento all’articolo 4 comma 2 lett. i) del Decreto Interministeriale n. 24 del 28/12/2018 si specifica che la consegna dei documenti di bordo è da considerarsi solo per “l’arresto temporaneo obbligatorio” di cui al D.M. MIPAAFT n. 6908 del 20/07/2018 e successive modifiche e integrazioni”.
Si ricorda, infine, che il termine per la presentazione delle istanze scadrà giovedì 28 febbraio 2019 e che le domande dovranno essere presentate esclusivamente attraverso il sistema telematico “CIGS online”.

Verbalizzazione accertamenti ispettivi: istruzioni sulle preclusioni (1/2)


Facendo seguito alle indicazioni già fornite con nota n. 120/2017, l’INL con circolare n. 4/2019 ha ritenuto opportuno, alla luce di recenti richieste di chiarimento, esplicitare alcuni ulteriori aspetti, anche di carattere operativo, in materia di preclusioni dell’accertamento.


Il regime delle preclusioni – come noto – riguarda esclusivamente gli accertamenti di natura previdenziale ed assicurativa, in relazione ai quali l’art. 3, comma 20, L. n. 335/1995, modificato da L. n. 402/1996, dispone che “gli accertamenti ispettivi in materia previdenziale e assicurativa esperiti nei confronti dei datori di lavoro debbono risultare da appositi verbali, da notificare anche nei casi di constatata regolarità. Nei casi di attestata regolarità ovvero di regolarizzazione conseguente all’accertamento ispettivo eseguito, gli adempimenti amministrativi e contributivi relativi ai periodi di paga anteriori alla data dell’accertamento ispettivo stesso non possono essere oggetto di contestazioni in successive verifiche ispettive, salvo quelle determinate da comportamenti omissivi o irregolari del datore di lavoro o conseguenti a denunce del lavoratore”.
La norma si applica “anche agli atti e documenti esaminati dagli ispettori ed indicati nel verbale di accertamento, nonché ai verbali redatti dai funzionari dell’Ispettorato del lavoro in materia previdenziale e assicurativa”.
Le preclusioni si riferiscono esclusivamente alle contestazioni contenute in “verifiche ispettive” ed operano, pertanto, solo in relazione all’attività di vigilanza.
In particolare, nell’ambito di verifiche ispettive effettuate in materia previdenziale ed assicurativa, le preclusioni operano limitatamente alle seguenti ipotesi:
– la verifica ispettiva ha accertato la regolarità della posizione del datore di lavoro in materia previdenziale e assicurativa, in relazione agli specifici aspetti esaminati, limitatamente al periodo temporale, alle posizioni esaminate e allo specifico oggetto dell’accertamento e così come indicati nel verbale di attestazione di regolarità rilasciato al soggetto ispezionato;
– a seguito dell’accertamento, il datore di lavoro ha provveduto a regolarizzare, sotto il profilo previdenziale ed assicurativo, le posizioni oggetto di accertamento, relative a tutti i periodi esaminati ed oggetto di contestazione.
Anche in caso di rilascio di attestato di regolarità o di regolarizzazione da parte del datore di lavoro, la norma esclude comunque, espressamente, il realizzarsi della preclusione nei casi in cui le ulteriori verifiche ispettive siano state originate “da comportamenti omissivi o irregolari del datore di lavoro o conseguenti a denunce del lavoratore”.
In proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito che “la seconda visita ispettiva è preclusa soltanto nel caso in cui la prima abbia avuto ad oggetto, in concreto, il medesimo accertamento in materia previdenziale e assicurativa” ritenendo “irrilevante (…) l’espletamento di una precedente ispezione, qualunque sia l’organo procedente, quando la stessa abbia avuto ad oggetto qualsiasi altra materia (…)”.
In tutti i casi in cui una precedente attività ispettiva abbia avuto ad oggetto esclusivamente aspetti inerenti la regolarità amministrativa dei rapporti di lavoro, la preclusione si potrà quindi configurare soltanto in relazione agli eventuali effetti sul piano previdenziale e assicurativo dell’accertamento amministrativo (si pensi, ad esempio, alla regolarizzazione contributiva effettuata da parte del datore di lavoro a seguito della contestazione dell’impiego in “nero” di uno o più lavoratori per un determinato periodo) fatta salva, in ogni caso, la rilevanza dell’eventuale comportamento omissivo del datore di lavoro o della denuncia del lavoratore.

Dall’1/1/2019 nuovi contributi alla Cassa Edile di Terni



La Cassa Edile di Terni pubblica le nuove tabelle contributive come modificate in applicazione dell’accordo nazionale di rinnovo del CCNL Edilizia Industria e Cooperative del 18/7/2018


 


Per il CCNL Edilizia Industria e Cooperative le voci contributive Fondo Nazionale Prepensionamento, Fondo Incentivo all’Occupazione e Fondo Sanitario, decorrono da Gennaio 2019 con recupero pregresso mesi Ottobre, Novembre e Dicembre 2018.


CONTRIBUTI CASSA EDILE dal 1 GENNAIO 2019


























































 

TOTALE

a carico Impresa

a carico Operaio

Contributo Cassa Edile 2,500% 2,0833% 0,4167%
Contributo Fondo Nazionale APE 4,300% 4,3000%
Contributo T.E.S. e F. 1,000% 1,0000%
Quote adesione contrattuale Territoriali 1,930% 1,0650% 0,8650%
Quote adesione contrattuale Nazionali 0,460% 0,2300% 0,2300%
Fondo Nazionale Prepensionamenti (già Fondo Lavori Usuranti) 0,200% 0,2000%
Fondo Incentivo all’Occupazione 0,100% 0,100%
Totale contributi 10,490% 8,9783% 1,5117%
Altre voci:      
Fondo Sanitario Nazionale (operai) 0,35% 0,35%
Contributo RLST 0,10% 0,10%


CONTRIBUTI CASSA EDILE per le AGENZIE PER IL LAVORO dal 1 GENNAIO 2019































































 

TOTALE

a carico Impresa

a carico Operaio

Contributo Cassa Edile 2,500% 2,0833% 0,4167%
Contributo Fondo Nazionale APE 4,300% 4,3000%
Contributo Formazione Professionale 3,868% 3,8680%
Quote adesione contrattuale Territoriali 1,930% 1,0650% 0,8650%
Quote adesione contrattuale Nazionali 0,460% 0,2300% 0,2300%
Contributo Sospensione Lavoro 0,300% 0,3000%
Fondo Nazionale Prepensionamenti (già Fondo Lavori Usuranti) 0,200% 0,2000%
Fondo Incentivo all’Occupazione 0,100% 0,100%
Totale contributi 13,658% 12,1463% 1,5117%
Altre voci:      
Fondo Sanitario Nazionale (operai) 0,35% 0,35%
Contributo RLST 0,10% 0,10%


CONTRIBUTO RLST (in vigore dal 01/10/2012): La percentuale viene versata dalle sole imprese che non dispongono di un RLS interno. Viene calcolata in automatico, in fase di compilazione denuncia MUT, sull’imponibile contributivo.

CHIMICA ARTIGIANATO VENETO: adesione Fondo di previdenza



Fino al 28/2/2019 sarà erogato l’elemento regionale transitorio (ERT) ai dipendenti delle imprese artigiane della regione Veneto settore chimica, gomma, plastica, vetro e versata una “quota di adesione contrattuale” ad un Fondo negoziale di previdenza complementare dell’artigianato prescelto dal lavoratore.


Elemento regionale transitorio (ERT)


Fino al 28/2/2019 sarà erogato ad operai, impiegati e quadri (con esclusione degli apprendisti) per le ore effettivamente lavorate l’elemento regionale transitorio (ERT), nelle misure mensili/orarie sotto indicate in euro.


SETTORE CHIMICA GOMMA VETRO




































Livello

Valore ERT

 

Mensile

Orario

7 56,00 0,32370
6 50,00 0,28902
5s 45,00 0,26012
5 41,00 0,23699
4 37,00 0,21387
3 33,00 0,19075
2 28,00 0,16185
1 23,00 0,13295


A partire dall’1/3/2019 l’ERT decadrà e non sarà più erogata, salvo accordi diversi tra le parti stipulanti il presente contratto.
L’ERT è omnicomprensivo, viene escluso dal calcolo del TFR ed include le incidenze su ferie, gratifica natalizia e/o tredicesima mensilità; non avendo le caratteristiche di premio di produttività tale somma non potrà godere dei benefici della detassazione.
Ai fini dell’erogazione dell’ERT saranno considerate come ore lavorate le ore di permessi retribuiti per assemblee, le ore di permesso per l’esercizio di cariche sindacali elettive previste dal contratto regionale di lavoro nonché il periodo di astensione obbligatoria per maternità. Inoltre dovrà tener conto anche dell’ERT la retribuzione riconosciuta al dipendente assente per infortunio sul lavoro riconosciuto dall’INAIL.


Quota di adesione contrattuale alla previdenza complementare


Fino al 28/2/2019 il datore di lavoro è tenuto a versare mensilmente e per un massimo di 12 mensilità per ogni anno civile (1 gennaio – 31 dicembre) la quota di € 26 su base mensile per operai, impiegati e quadri (per gli apprendisti la quota è pari a € 10) quale “quota di adesione contrattuale” ad un Fondo negoziale di previdenza complementare dell’artigianato (di seguito Fondo) prescelto dal lavoratore.
Nel caso di lavoratori part time con orario pari o inferiore al 50% sarà versata una quota pari al 50% di quanto previsto per il dipendente a tempo pieno (13 €) – (per gli apprendisti € 5).
Nel caso di lavoratori part time con orario superiore al 50% sarà versata la medesima quota prevista per il dipendente a tempo pieno (€ 26) – (per gli apprendisti € 10).
La somma destinata alla previdenza complementare sarà versata obbligatoriamente dal datore di lavoro per ogni lavoratore inquadrato come impiegato, quadro, operaio ed apprendista.

Aperta la procedura per la richiesta di voucher al Fondo interprofessionale For.te

Aperte, dal 19 febbraio, le richiesta dei voucher formativi per i lavoratori delle imprese aderenti a For.te

For.Te. è il Fondo paritetico per la formazione continua dei dipendenti delle aziende aderenti al Fondo, che operano nel settore terziario: commercio, turismo, servizi, logistica, spedizioni e trasporto. Al Fondo aderiscono e possono aderire aziende di altri settori economici.Il Fondo promuove e finanzia piani e Progetti formativi aziendali, pluriaziendali, territoriali, settoriali e individuali.


Le domande di voucher possono essere compilate fino alle ore 18:00 del giorno 18/02/2019.
L’invio delle domande validate potrà essere effettuato a partire dalle ore 9:00 del giorno 19/02/2019.
Si ricorda che, per effettuare la prima registrazione/successivi accessi alla procedura per la richiesta di voucher, accedere al sito www.fondoforte.it, sezione Formazione a catalogo, “RICHIESTA VOUCHER” .
La procedura sarà attiva per la compilazione e validazione delle richieste voucher (inserimento anagrafiche azienda e lavoratori, dichiarazioni e upload dei documenti richiesti) dal 30 gennaio al 18 febbraio 2019 ore 18:00.


 

Verbalizzazione accertamenti ispettivi: istruzioni sulle preclusioni (2/2)


Facendo seguito alle indicazioni già fornite con nota n. 120/2017, l’INL con circolare n. 4/2019 ha ritenuto opportuno, alla luce di recenti richieste di chiarimento, esplicitare alcuni ulteriori aspetti, anche di carattere operativo, in materia di preclusioni dell’accertamento.


Come già accennato il regime delle preclusioni si estende “anche agli atti e documenti esaminati dagli ispettori ed indicati nel verbale di accertamento, nonché ai verbali redatti dai funzionari dell’Ispettorato del lavoro in materia previdenziale e assicurativa”.
Sotto tale profilo il libro unico, per la complessità dei suoi contenuti, rappresenta uno dei documenti il cui esame potrebbe determinare una preclusione in materia previdenziale ed assicurativa laddove – a fronte di una richiesta di esibizione non adeguatamente esplicitata in relazione alle finalità dell’indagine – venisse adottato, al termine degli accertamenti, un verbale che contesti solo alcune omissioni contributive che il datore di lavoro provvedesse a regolarizzare. Pertanto, la richiesta del libro unico esplicitamente finalizzata al controllo del rispetto dei tempi di riposo o delle ferie non preclude l’esame del medesimo documento e le conseguenti eventuali contestazioni nell’ambito di una successiva ispezione che abbia ad oggetto la verifica, ai fini della corretta determinazione dell’imponibile previdenziale, delle indennità di trasferta, dei premi, della consistenza della prestazione lavorativa in termini di orario e relativa retribuzione o del rispetto dei minimi contrattuali previsti dal CCNL. Lo stesso può dirsi anche per il caso in cui, nell’ambito di un accertamento in materia assicurativa, la richiesta del LUL sia effettuata unicamente al fine di verificare la corrispondenza tra quanto annotato in detto documento e quanto denunciato cumulativamente all’Istituto.
Nel verbale di primo accesso è opportuno quindi specificare l’oggetto dell’accertamento ispettivo, quantomeno in ordine alle finalità di verifica riportando – ad esempio – la seguente dicitura: “la presente verifica è finalizzata esclusivamente al controllo della regolarità amministrativa dei rapporti di lavoro e/o all’esame dei profili previdenziali e/o assicurativi in relazione al periodo dal ___ al _____“.
L’oggetto dell’accertamento potrà essere indicato in termini più precisi laddove, in sede di programmazione, siano stati maggiormente specificati gli obiettivi dell’azione di vigilanza da perseguire.
Naturalmente, qualora nel corso di una verifica ispettiva circoscritta nei termini anzidetti emergano ulteriori profili da approfondire, sarà sempre possibile ampliare l’oggetto, formalizzando le necessarie ulteriori richieste documentali mediante notifica di un verbale interlocutorio. Il verbale interlocutorio, oltre che per integrare le richieste documentali ed istruttorie, può infatti servire anche a notiziare il soggetto ispezionato dell’eventuale estensione dell’oggetto dell’accertamento, dando contestualmente atto delle attività istruttorie già compiute.
Il verbale unico di conclusione degli accertamenti dovrà, infine, riportare l’indicazione puntuale degli atti e documenti esaminati in relazione alle finalità dell’accertamento, alle singole posizioni dei lavoratori interessati e al periodo oggetto di verifica anche in coerenza con le indicazioni contenute nelle verbalizzazioni precedenti (ad es., in caso di appalto, il LUL esaminato dal n. ___ al. n. ___ ha riguardato esclusivamente l’impiego di personale nell’appalto con la ditta ____ per il periodo dal ___ al ___).
Allo stesso modo, anche l’attività di vigilanza vertente esclusivamente in materia previdenziale e/o assicurativa potrà essere focalizzata su specifici aspetti.

Contratto a tempo determinato e deroga assistita


Un ulteriore contratto a termine fra gli stessi soggetti, presso la direzione territoriale del lavoro competente per territorio, della durata di 12 mesi potrà essere stipulato anche quando il limite massimo raggiunto sia quello individuato dalla contrattazione collettiva.


In merito alla corretta interpretazione dell’art. 19, comma 3, del D.Lgs. n. 81/2015, secondo cui “fermo quanto disposto al comma 2, un ulteriore contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, può essere stipulato presso la direzione territoriale del lavoro competente per territorio (…)”, come convenuto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha confermato che l’ulteriore contratto della durata di 12 mesi può essere stipulato anche quando il limite massimo raggiunto è quello individuato dalla contrattazione collettiva e non solo quando il limite iniziale è quello previsto dal comma 2 dello stesso art. 19 (pari, quindi, a 24 mesi).
Ciò in considerazione del tenore letterale del menzionato articolo 19, comma 3, che ammette la stipula dell’ulteriore contratto presso il competente Ispettorato territoriale del lavoro “fermo quanto disposto al comma 2” e cioè ferma restando la durata massima dei rapporti tra lo stesso lavoratore e lo stesso datore di lavoro che è pari a 24 mesi o pari a quella stabilita dalle parti sociali.


Si rammenta, infine, che resta ferma l’osservanza delle disposizioni inerenti la necessità, in caso di rinnovo del contratto, della sussistenza delle condizioni introdotte all’art. 19, comma 1, cit. dal cd. Decreto dignità.

Licenziamento orale legittimato dall’onere della prova


Con sentenza n. 3822 dell’8 febbraio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che il lavoratore subordinato che impugni un licenziamento allegando che è stato intimato senza l’osservanza della forma prescritta ha l’onere di provare, quale fatto costitutivo della sua domanda, che la risoluzione del rapporto di lavoro è ascrivibile alla volontà del datore di lavoro, anche se manifestata con comportamenti concludenti; la mera cessazione nell’esecuzione delle prestazioni non è circostanza di per sé sola idonea a fornire tale prova.

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato da un lavoratore licenziato in forma orale dal proprio datore di lavoro.
Dopo aver delineato il quadro della giurisprudenza sul tema, in Cassazione si è dato continuità ad uno degli indirizzi richiamati, affermando che, in punto di ripartizione dell’onere probatorio in caso di dedotto licenziamento orale, la prova gravante sul lavoratore circa la “estromissione” dal rapporto non coincide tout court con il fatto della “cessazione del rapporto di lavoro, ma con un atto datoriale consapevolmente volto ad espellere il lavoratore dal circuito produttivo”.
Dal punto di vista strutturale il licenziamento è atto unilaterale con cui il datore di lavoro dichiara al lavoratore la volontà di estinguere il rapporto di lavoro, esercitando il potere di recesso.
Chi impugna un licenziamento deducendo che esso si è realizzato senza il rispetto della forma prescritta ha l’onere di provare, oltre la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, il fatto costitutivo della sua domanda rappresentato dalla manifestazione di detta volontà datoriale, anche se realizzata con comportamenti concludenti.
Tale identificazione del fatto costitutivo della domanda del lavoratore prescinde dalle difese del convenuto datore di lavoro, anche perché questi può risultare contumace, ed il conseguente onere probatorio è ripartito sulla base del fondamentale canone dettato dall’art. 2697, co. 1 ,c.c., secondo cui “chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”.
Non ha riscontro normativo la tesi secondo la quale il lavoratore possa limitarsi a una mera allegazione della circostanza dell’intervenuto licenziamento, obbligando il datore di lavoro a fornire la dimostrazione che l’estinzione del rapporto di durata sia dovuta ad altra causa, perché in tal caso si realizzerebbe una inversione dell’onere probatorio non prevista dall’ordinamento.
In particolare, laddove il licenziamento sia impugnato come orale, nel caso in cui il datore di lavoro opponga invece che il rapporto si è estinto per le dimissioni del dipendente, tanto più se presentate nello stesso contesto spazio temporale, il giudice sarà chiamato a ricostruire i fatti con accurata indagine probatoria onde esprimere all’esito il proprio convincimento su come debbano essere giuridicamente qualificati detti fatti, e cioè se come licenziamento ovvero come dimissioni.
Pertanto, è stato enunciato il seguente principio di diritto:
“Il lavoratore subordinato che impugni un licenziamento allegando che è stato intimato senza l’osservanza della forma prescritta ha l’onere di provare, quale fatto costitutivo della sua domanda, che la risoluzione del rapporto di lavoro è ascrivibile alla volontà del datore di lavoro, anche se manifestata con comportamenti concludenti; la mera cessazione nell’esecuzione delle prestazioni non è circostanza di per sé sola idonea a fornire tale prova. Ove il datore di lavoro eccepisca che il rapporto si è risolto per le dimissioni del lavoratore, il giudice sarà chiamato a ricostruire i fatti con indagine rigorosa – anche avvalendosi dell’esercizio dei poteri istruttori d’ufficio ex art. 421 c.p.c. – e solo nel caso perduri l’incertezza probatoria farà applicazione della regola residuale desumibile dall’art. 2697, co. 1, cod. civ., rigettando la domanda del lavoratore che non ha provato il fatto costitutivo della sua pretesa”.