CCNL Attività minerarie: i nuovi minimi retributivi



Calcolate, redazionalmente, le nuove tabelle retributive a seguito del rinnovo del CCNL delle attività minerarie


Il recente accordo di rinnovo ha stabilito che i minimi di retribuzione riferiti al livello V siano:
– dall’1/1/2020 di Euro 40;
– dall’1/1/2021 di Euro 40;
– dall’1/1/2022 di Euro 60.
Pertanto, queste risultano essere le nuove retribuzioni calcolate redazionalmente sulla base dei parametri stabiliti dal CCNL.
















































Livello

 Minimo all’1/1/2020

Minimo all’1/1/2021

Minimo all’1/1/2022

1S 2.535,17 2.598,88 2.694,43
1 2.469,97 2.531,31 2.623,31
2 2.300,23 2.356,52 2.440,97
3 2.068,55 2.117,44 2.190,77
4 1.880,92 1.923,89 1.988,33
5 1.778,19 1.818,19 1.878,19
6 1.678,94 1.715,97 1.771,53
7 1.576,01 1.610,09 1.661,20
8 1.461,12 1.493,72 1.542,60

La nuova contribuzione da versare alla Cassa Edile di Taranto



Si comunica che, nel rispetto di quanto stabilito dalla contrattazione collettiva nazionale, è variata la contribuzione da versare alla Cassa Edile di Taranto
















































Contributo

Carico Impresa (%)

Carico Lavoratore (%)

Totale (%)

Contributo Cassa Edile 2,08 0,42 2,50
APE Ordinaria 3,00 0,00 3,00
Ente Scuola 1,00 0,00 1,00
Diritto allo Studio 0,01 0,00 0,01
Fondo Prepensionamento 0,20 0,00 0,20
Fondo Incentivo Occupazione 0,10 0,00 0,10
Fondo Sanitario Nazionale 0,35 0,00 0,35
Quote di servizio Provinciali 0,60 0,60 1,20
Quote di Servizio Nazionali 0,18 0,18 0,36


La percentuale relativa al Fondo Sanitario Nazionale Impiegati è pari allo 0,26%.

Sottoscritto l’accordo di rinnovo del CCNL Miniere

Siglata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per le attività minerarie 2019-2022

L’accordo, che decorre dal 1° aprile 2019 al 31 marzo 2022, prevede tre tranche: da gennaio 2020 di 40 euro; da gennaio 2021 di 40 euro; infine, da gennaio 2022 di 60 euro.
Le Aziende che non esercitassero contrattazione di II livello erogheranno tali risorse aggiuntive negli anni 2019, 2020 e 2021 mensilizzandole in aggiunta agli altri trattamenti contrattuali.

lndennità sottosuolo
Si intende aumentata a Euro 11 giornaliere a valere dall’1/7/2019, ed a Euro 12 giornaliere a valere dall’1/1/2022.

Indennità quadri
sale a 70 euro con un incremento di 13 euro.

Previdenza complementare – Fonchim
E’ stato definito un aumento della quota a carico delle aziende che è stata portata al 2%.


 


Elemento Retributivo Specifico per lavoratori di 1° e 2° livello
Le Parti si danno atto che nel CCNL 15/2/2017 ai lavoratori di 1° e 2° livello, cui non sono applicabili le limitazioni di legge in materia di orario di lavoro, l’Elemento Retributivo Specifico (ERS) è stato conglobato nei minimi di retribuzione.


Iscrizione dei familiari dei dipendenti dei CED al Fondo Easi

  Entro il 30 aprile 2019  è possibile iscrivere anche i familiari dei lavoratori dipendenti dei Centri Elaborazione Dati (CED) al Fondo di assistenza sanitaria EASI

E’ data la possibilità, per i dipendente dei Centri Elaborazione Dati, di estendere la copertura sanitaria a favore dei propri familiari (coniuge/convivente more uxorio e figli). Il costo dell’estensione della polizza sarà a carico del dipendente.
L’attestazione del nucleo familiare è comprovata dal certificato di stato di famiglia ovvero da una semplice autocertificazione. L’iscrizione è volontaria e deve riguardare obbligatoriamente l’intero nucleo familiare. Possono essere esclusi dall’iscrizione al Fondo i familiari già coperti da altro Fondo/Ente di Assistenza sanitaria integrativa. L’iscrizione deve essere effettuata esclusivamente on line.
Il Contributo per l’assistenza sanitaria integrativa dei familiari è annuale e deve essere versato in un’unica soluzione dal richiedente. Il costo, esclusivamente a carico dell’iscritto, è pari a:
– € 156 annui per coniuge/convivente more uxorio;
– € 120 annui per ciascun figlio.
I familiari dei dipendenti per i quali è stata effettuata l’iscrizione beneficeranno delle prestazioni sanitarie integrative dal 1 Aprile 2019  fino al 31 Marzo 2020; a tale data la polizza scadrà automaticamente ammenochè il lavoratore iscritto non proceda esplicitamente al rinnovo della polizza per l’annualità successiva con le tempistiche e le modalità che saranno comunicate dal Fondo.
Qualora il lavoratore decida di non rinnovare l’iscrizione del proprio nucleo familiare per l’annualità successiva, l’eventuale ripristino dell’iscrizione potrà avvenire solo secondo anno successivo, passato quindi almeno un anno.

Atti di riscossione coattiva: la mancata impugnazione non “cambia” la prescrizione


Lo spirare del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale


Una Corte d’appello territoriale, in riforma della sentenza del Tribunale di prime cure, aveva annullato le intimazioni di pagamento notificate a un lavoratore autonomo dal Concessionario della riscossione per il pagamento di contributi previdenziali già richiesti con cartelle esattoriali non opposte, per intervenuta maturazione della prescrizione quinquennale successivamente alla notifica delle cartelle esattoriali.
Ricorreva così in Cassazione il concessionario, lamentando che la sentenza impugnata, nel valutare l’eccezione di prescrizione, avesse errato nel ritenere quinquennale il detto termine, dovendo invece trovare applicazione la regola generale, secondo cui i diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato. Il credito previdenziale è infatti assoggettato ad una disciplina di legge specifica, per cui le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei seguenti termini:
– dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà. A decorrere dal 1° gennaio 1996, tale termine é ridotto a cinque anni, salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;
– cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria.
In sostanza, stante il disposto normativo, la prescrizione ha nel caso un’efficacia effettivamente estintiva, e non soltanto acquisitiva in favore del soggetto passivo del potere di contrastare la pretesa avanzata dal creditore, posto che il decorso dei termini previsti dalla legge preclude il versamento dei contributi.
Di qui, in assenza di un titolo giudiziale definitivo, che accerti con valore di giudicato l’esistenza del credito contributivo e produca la rideterminazione in dieci anni della durata del termine prescrizionale, continua a trovare applicazione, anche nei confronti del soggetto titolare del potere di riscossione, la speciale disciplina della prescrizione del credito.
Tantomeno, è rilevante a tal fine il richiamo agli effetti derivanti dalla mancata opposizione alle cartelle di pagamento, giacché la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale.

Contribuzioni Edilcassa Veneto



La Edilcassa Veneto fornisce le istruzioni relative la versamento delle nuove contribuzioni previste dall’accordo nazionale 31/1/2019 e al recupero delle stesse


L’Edilcassa Veneto informa che:
– a partire dalle denunce del mese di marzo 2019 sono applicate le aliquote contributive previste dal Accordo Nazionale del 31/1/2019;
– il recupero delle contribuzioni relative al “contributo aggiuntivo di dotazione”, previsto dal citato accordo, sarà effettuato nelle mensilità di Marzo, Aprile e Maggio 2019;
– relativamente alle contribuzioni dei mesi di Gennaio e Febbraio 2019 sarà effettuato il recupero nelle mensilità di Giugno e Luglio 2019.
Si riportano, pertanto le tabelle relative al periodo marzo-maggio 2019


Contribuzioni Edilcassa Veneto da Marzo 2019 a Maggio 2019


Contribuzioni Operai































































Carico ditta

Carico dipendente

TOTALE

Quota funzionamento 0,75% 0,15% 0,90%
Quota A.C. naz.le 0,20% 0,222% 0,422%
Quota A.C. terr.le 0,40% 0,60% 1,00%
Quota prestazioni 5,80% 5,80%
Fondo form. Prof. edile 0,20% 0,20%
Fondo iniziative Sicurezza/Vestiario 1,00% 1,00%
Assistenza Sanitaria Integrativa 0,35% 0,35%
Fondo Prepensionamenti 0,20% 0,20%
Fondo Incentivo Occupazionale 0,10% 0,10%
TOTALE ALIQUOTA CONTRIBUZIONE ORDINARIA 9,00% 0,972% 9,972%
Recupero “Contributo aggiuntivo di dotazione” 0,55% 0,55%
TOTALE 9,55% 0,972% 10,522%


Contribuzioni Operai Aziende di Somministrazione di Lavoro


 































































Carico ditta

Carico dipendente

TOTALE

Quota funzionamento 0,75% 0,15% 0,90%
Quota A.C. naz.le 0,20% 0,222% 0,422%
Quota A.C. terr.le 0,40% 0,60% 1,00%
Quota prestazioni 5,80% 5,80%
Fondo form. Prof. Edile 3,868% 3,868%
Fondo iniziative Sicurezza/Vestiario 1,00% 1,00%
Assistenza Sanitaria Integrativa 0,35% 0,35%
Fondo Prepensionamenti 0,20% 0,20%
Fondo Incentivo Occupazionale 0,10% 0,10%
TOTALE ALIQUOTA CONTRIBUZIONE ORDINARIA 12,668% 0,972% 13,64%
Recupero “Contributo aggiuntivo di dotazione” 0,55% 0,55%
TOTALE 13,218% 0,972% 14,19%


Contribuzione Impiegati
















































 

Carico ditta

Carico dipendente

TOTALE

Quota funzionamento 0,50% 0,10% 0,60%
Quota A.C. terr.le 0,25% 0,25%
Quota prestazioni 0,50% 0,50% 1,00%
Fondo form. Prof. edile 0,20% 0,20%
Fondo iniziative Sicurezza/Vestiario 0,50% 0,50%
Assistenza Sanitaria Integrativa 0,26% 0,26%
TOTALE ALIQUOTA CONTRIBUZIONE ORDINARIA 1,96% 0,85% 2,81%
Recupero “Assistenza Sanitaria Integrativa” 0,26% 0,26%
TOTALE 2,22% 0,85% 3,07%


 


Contribuzioni Impiegati Aziende di Somministrazione di Lavoro
















































Carico ditta

Carico dipendente

TOTALE

Quota funzionamento 0,50% 0,10% 0,60%
Quota A.C. terr.le 0,25% 0,25%
Quota prestazioni 0,50% 0,50% 1,00%
Fondo form. Prof. edile 3,868% 3,868%
Fondo iniziative Sicurezza/Vestiario 0,50% 0,50%
Assistenza Sanitaria Integrativa 0,26% 0,26%
TOTALE ALIQUOTA CONTRIBUZIONE ORDINARIA 5,628% 0,85% 6,478%
Recupero ‘‘Assistenza Sanitaria Integrativa” 0,26% 0,26%
TOTALE 5,888% 0,85% 6,738%


 

Soppressione della posizione lavorativa e assegnazione di mansioni equivalenti


La soppressione della posizione lavorativa obbliga il datore di lavoro all’assegnazione di altre mansioni professionalmente equivalenti al lavoratore, nonché, previo consenso di quest’ultimo, altresì di mansioni di contenuto professionale inferiore.


L’eventuale impossibilità di assolvere a detto obbligo di repechage costituisce elemento integrativo della fattispecie del giustificato motivo oggettivo di licenziamento. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di una società condannata a risarcire un proprio dipendente per il danno, patrimoniale e non patrimoniale, derivatogli dalla privazione delle mansioni, fino al licenziamento. Secondo la pronuncia, non era fondata la deduzione del datore secondo cui, il mantenimento del rapporto di lavoro era avvenuto esclusivamente nell’interesse del lavoratore, in quanto a seguito della soppressione della posizione lavorativa da questi rivestita nella organizzazione aziendale, il rapporto si era svolto al solo fine di cercare una soluzione concordata, che potesse preservarne l’occupazione. Il datore poteva legittimamente porre fine al rapporto di lavoro a fronte di un giustificato motivo oggettivo di licenziamento ma che, laddove non avesse esercitato tale potestà, non poteva mantenere in vita un rapporto nel quale la professionalità del lavoratore fosse pregiudicata dalla totale assenza di mansioni. La disciplina delle mansioni all’epoca vigente avrebbe consentito l’attribuzione al lavoratore, con il suo consenso, di mansioni inferiori – quando tale scelta fosse stata l’unica in grado di preservare l’occupazione – ma non il mantenimento di un rapporto svuotato totalmente di contenuto professionale.
In Cassazione, la società ha assunto che per il periodo della relativa trattativa non è illecito il totale demansionamento. Secondo la costante giurisprudenza di legittimità, la soppressione della posizione lavorativa occupata dal dipendente obbliga il datore alla assegnazione al lavoratore di altre mansioni professionalmente equivalenti – ove disponibili nella organizzazione aziendale – nonché – previo consenso di quest’ultimo – anche di mansioni di contenuto professionale inferiore (cd. patto di demansionamento). L’eventuale impossibilità di assolvere al suddetto obbligo di repechage costituisce elemento integrativo della fattispecie del giustificato motivo oggettivo di licenziamento.
La privazione totale delle mansioni, che costituisce violazione di diritti inerenti alla persona del lavoratore oggetto di tutela costituzionale, non può essere invece una alternativa al licenziamento. La società ricorrente assume, da un lato, che la privazione delle mansioni era avvenuta in pendenza della trattativa per il patto di modificazione delle mansioni ed, in memoria, che sussisterebbe una ipotesi di impossibilità a ricevere la prestazione e non già una fattispecie di demansionamento. Sotto il primo profilo – premesso che della necessità di un accordo può parlarsi soltanto in relazione ad una eventuale possibilità di assegnazione a mansioni inferiori – la parte ricorrente non indica da quali atti del giudizio di merito risulterebbe la disponibilità nell’organizzazione aziendale di mansioni inferiori, la loro proposta al dipendente ed i modi di svolgimento della successiva trattativa per la conservazione del posto di lavoro. Sicchè la censura risulta priva di decisività.

Statuti degli enti del terzo settore e attività di interesse generale


Ferma la possibilità di esercitare attività diverse entro determinati limiti, l’individuazione da parte degli enti del Terzo settore “di una o più attività di interesse generale” non potrà esplicarsi nell’inserimento pedissequo, nello statuto, di un elenco di tutte le attività o di un numero di esse tale da rendere indefinito l’oggetto sociale.


Lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale è uno degli elementi che connotano unitamente alla finalità e all’assenza dei fini di lucro, gli enti che, ai sensi del d.lgs. 117/2017 possono rientrare a far parte del perimetro del Terzo settore, per effetto della qualificazione conseguita attraverso l’iscrizione al Registro unico del terzo settore (RUNTS).
La funzione del RUNTS è quella di individuare da un lato gli enti in parola, dall’altro quella di assicurare nella misura prevista la conoscibilità degli atti e fatti rilevanti e la trasparenza sulle attività svolte, sui risultati conseguiti, nonché sull’impiego delle risorse che gli enti acquisiscono in conseguenza delle attività stesse.
L’articolo 21 del Codice del Terzo settore nell’indicare i contenuti obbligatori dell’atto costitutivo (di cui lo statuto, se pur modificabile, costituisce parte integrante) individua tra gli altri sia l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale che le finalità solidaristiche e di utilità sociale che l’ente sceglie di perseguire. Ferma restando la dovuta prevalenza di quelle cd. di interesse generale, gli enti del terzo settore “possono esercitare attività diverse da quelle di cui all’articolo 5, a condizione che l’atto costitutivo o lo statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale” (art. 6).
La varietà dei possibili settori di attività individuati come “di interesse generale” testimonia infatti la volontà del legislatore di garantire agli enti un’ampia autonomia nell’individuazione della o delle attività attraverso le quali meglio conseguire le finalità associative in armonia con la natura, le caratteristiche, la “vocazione” dell’ente, tuttavia tale autonomia non può portare ad eludere gli obblighi di trasparenza e conoscibilità nei confronti dei terzi o il diritto degli associati di aderire ad una compagine di cui siano chiaramente individuate attività e finalità. Sarà, comunque, sempre possibile modificare l’oggetto sociale inserendo nuove attività o eliminando attività che l’ente non ritiene più di svolgere.

Il CCNL ASSOCALL-UGL si applica anche alle aziende aderenti ad ASSOCONTACT

La parte datoriale ASSOCONTACT disdetta l’accordo 31/7/2017 sulle collaborazioni coordinate e continuative sottoscritto con Cgil, Cisl e Uil, e aderisce a quello stipulato tra Assocall e Ugl l’1/3/2018

La parte datoriale ASSOCONTACT, ha ritirato la firma dall’accordo nazionale sulle collaborazioni coordinate e continuative sottoscritto il 31/7/2017, tra ASSOTELECOMUNICAZIONI-ASSTEL – nonché ASSOCONTACT e SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL ed ha sottoscritto per adesione in data 28/3/2019, l’Accordo Collettivo Nazionale per i Collaboratori telefonici – in modalità outbound – dei Call Center in outsourcing, stipulato tra ASSOCALL e UGL Terziario Nazionale il 1° marzo 2018.
Pertanto come espressamente stabilito nel verbale di adesione del 28/3/2019, a far data dall’1/4/2019 presso le Aziende aderenti ad ASSOCONTACT è applicato integralmente l’Accordo Collettivo Nazionale per i Collaboratori telefonici – in modalità outbound – dei Call Center in outsourcing, stipulato tra ASSOCALL e UGL Terziario Nazionale, siglato in data 1/3/2018, conseguentemente, l’Azienda, le collaboratrici ed i collaboratori applicheranno le nuove disposizioni ivi contenute secondo i termini e le modalità previste dal precitato Accordo, nonché successive modificazioni intervenute relative alla contrattazione nazionale de quo.

Variano i contributi da versare alla Cassa Edile di Bari



Variazione prospetto dei contributi contrattuali da versare alla Cassa Edile della Provincia di Bari


Stabiliti i contributi per le imprese edili in vigore a decorrere dalla denuncia del periodo di paga di gennaio 2019, per i versamenti effettuati entro il mese successivo a quello di riferimento




































































CONTRIBUTI

TOT.(%)

QUOTA CONTRIBUTIVA IMPRESA (%)

QUOTA CONTRIBUTIVA LAVORATORE (%)

Contributo Cassa Edile 2,500 2,080 0,420
Contributo APE ordinaria 3,000 3,000
Diritto allo studio 0,050 0,050
Contributo Formedil 0,900 0,900
Contributo CPT 0,100 0,100
Quote adesione contrattuale provinciali 1,482 0,741 0,741
Quote adesione contrattuale nazionali 0,444 0,222 0,222
Contributo RLST 0,100 0,100
Contributo Fondo prepensionamenti 0,200 0,200
Contributo Fondo sanitario nazionale 0,350 0,350
Contributo Fondo incentivo occupazione 0,100 0,100
TOTALE CONTRIBUTI 9,226 7,843 1,383
Contributo Impiegati Fondo sanitario nazionale 0,260 0,260


 


I contributi per le Agenzie per il lavoro in vigore a decorrere dalla denuncia del periodo di paga di gennaio 2019, per i versamenti effettuati entro il mese successivo a quello di riferimento, sono stabiliti nelle seguenti misure:









































































CONTRIBUTI

TOT.(%)

QUOTA CONTRIBUTIVA IMPRESA (%)

QUOTA CONTRIBUTIVA LAVORATORE (%)

Contributo Cassa Edile 2,500 2,080 0,420
Contributo APE ordinaria 3,000 3,000
Diritto allo studio 0,050 0,050
Contributo per le sospensioni infrasettimanali di lavoro per eventi metereologici 0,300 0,300
Contributo CPT 0,100 0,100
Quote adesione contrattuale provinciali 1,482 0,741 0,741
Quote adesione contrattuale nazionali 0,444 0,222 0,222
Contributo RLST 0,100 0,100
Contributo Fondo prepensionamenti 0,200 0,200
Contributo Fondo sanitario nazionale 0,350 0,350
Contributo Fondo incentivo occupazione 0,100 0,100
TOTALE CONTRIBUTI 8,626 7,243 1,383
Contributo Formedil da calcolarsi sulle retribuzioni imponibili INPS, destinato alla formazione professionale (4% al netto del relativo 3,32% da versare direttamente al Fondo FORMATEMP) 3,868 3,868
Contributo Impiegati Fondo sanitario nazionale 0,260 0,260