Accettazione entro febbraio del contributo per rinnovo del CCNL Chimica Industria

 



 


I lavoratori dell’industria chimica non iscritti alle OO.SS devono comunicare,entro il 28 febbraio, il dissenso alla trattenuta del contributo straordinario per il rinnovo del contratto.

In applicazione del vigente CCNL Chimica Industria, con la retribuzione del mese di marzo 2019 verrà effettuata la ritenuta di 22 Euro a titolo di contributo straordinario per rinnovo contratto che verrà trasferita alle Organizzazioni sindacali stipulanti il CCNL.
Un eventuale non accettazione dell’adempimento contrattuale richiamato dovrà essere espressa per iscritto e pervenire all’azienda entro il 28 febbraio 2019.
In applicazione delle previsioni contrattuali sono stati definiti i tempi e le modalità di prelievo e versamento della ritenuta di 22 Euro, a titolo di contributo straordinario per il rinnovo del contratto, ai soli lavoratori non iscritti alle Organizzazioni sindacali stipulanti il CCNL


Seconda tranche “una tantum” CCNL Noleggio Automezzi – Anav



Ai dipendenti da imprese esercenti il noleggio autobus con conducente e le relative attività correlate (ANAV), spetta la seconda tranche di “una tantum”.


Al personale ANAV, a copertura del periodo dall’1/8/2009 e fino al 31/12/2017, spetta la seguente seconda tranche di “una tantum”, da erogare con la retribuzione del mese di febbraio 2019.
Gli importi forfettari di cui ai capoversi che precedono vanno riproporzionati nel caso di prestazioni di lavoro a tempo parziale, sono comprensivi dell’IVC, nonché dell’incidenza su tutti gli istituti contrattuali e di legge, e non sono utili ai fini del trattamento di fine rapporto.
Per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato e in forza alla data di stipula del presente accordo il periodo di riferimento è rappresentato dalla durata del vigente rapporto ivi comprese eventuali proroghe.




































Livello

Da erogare con la retribuzione del mese di febbraio 2019

C4 273,63
C3 342,04
C2 366.67
C1 415,92
B3 424,13
B2 443,29
B1 465,18
A2 514,43
A1 547,27
Q2 547,27
Q1 547,27

CCNL Legno Industria: dall’1/1/2019 aumentano i minimi retributivi


CCNL Legno Industria: dall’1/1/2019 aumentano i minimi retributivi



Sottoscritto, il giorno 11/2/2019, tra FEDERLEGNO ARREDO, FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL, l’accordo per la definizione dei nuovi minimi retributivi a valere dall’1/1/2019.


Le parti, in applicazione di quanto previsto dal vigente CCNL Legno, mobile, sughero e Boschivi e Forestali 1/4/2016 – 31/3/2019, si sono incontrate e hanno definito l’incremento dei minimi retributivi a valere dal primo gennaio 2019 sulla base della tabella allegata.
Gli incrementi relativi ai mesi di gennaio e febbraio verranno erogati con la retribuzione di marzo 2019.































































Categorie

Minimi al 31/12/2018

Rivalutazione

Retribuzione all’1/1/2019

AD3 2.448,97 42,87 2.491,84
AD2 2.404,82 41,85 2.446,67
AD1 2.311,55 39,81 2.351,36
AC5 2.219,22 37,77 2.256,99
AC4 2.080,81 34,70 2.115,51
AC3/AC2/AS4 1.942,25 31,64 1.973,89
AS3 1.873,51 30,11 1.903,62
AC1/AS2 1.802,49 28,58 1.831,07
AE4/AS1 1.747,36 27,35 1.774,71
AE3 1.678,24 25,82 1.704,06
AE2 1.608,62 24,29 1.632,91
AE1 1.434,27 20,41 1.454,68

Modifica del periodo di stagionalità per le Agenzie Marittime Raccomandatarie

Modificato il periodo di attività stagionale nel settore delle Agenzie Marittime Raccomandatarie operanti specificamente nel settore delle Crociere e dello Yachting.

Viste le numerose segnalazioni da parte di agenzie marittime operanti nei settori “Crociere, Yacht e Traghetti”, dove negli ultimi anni si è verificato un incremento di attività già a partire dal mese di marzo, anche per le agenzie marittime che operano nel settore dei Traghetti, si e manifestata l’esigenza anche in tale periodo di adeguare gli organici per far fronte all’incremento di attività.
Pertanto, le parti hanno convenuto che la stagionalità opera nel periodo compreso tra il 1° marzo (non più aprile) al 31 ottobre di ogni anno.


AGENZIE DI STAMPA: Accordo in materia di assistenza sanitaria

Sottoscritto, il giorno 11/2/2019, tra la FEDERAZIONE ITALIANA EDITORI GIORNALI, l’ASSOCIAZIONE STAMPATORI ITALIANA GIORNALI e SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL-COMUNICAZIONE, l’accordo per l’individuazione del Fondo di assistenza sanitaria per i lavoratori delle agenzie di stampa

Le Parti, in adempimento dell’impegno assunto nel CCNL 19/12/2018, entrato in vigore il 1° gennaio 2019, laddove si legge all’art. 4 della Parte V,
“che le aziende provvederanno ad assicurare tutti i lavoratori a tempo indeterminato disciplinati dal presente CCNL alla forma di assistenza sanitaria integrativa che sarà individuata, per un contributo complessivo di 120,00 euro annui per ciascun lavoratore, interamente a carico aziendale”,
si sono incontrate lo scorso 11 febbraio e hanno convenuto di individuare in “Salute Sempre”, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti di aziende editrici e stampatrici di giornali quotidiani e da agenzie di stampa.

Il Garante privacy sul ddl di conversione in legge del DL n. 4/2019


Il Garante interviene sulla protezione dei dati personali nell’ambito del ddl di conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. L’attuazione del Rdc non può, infatti, eludere le garanzie dei diritti e delle libertà sancite dalla disciplina di protezione dati, in danno proprio delle persone che tale beneficio intende invece tutelare.


Il decreto-legge n. 4/2019 introduce importanti misure volte al sostegno economico e all’inserimento lavorativo e sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro. Sotto il profilo della protezione dei dati personali, occorre in particolare soffermarsi sulle specifiche disposizioni che disciplinano il reddito di cittadinanza, rispetto alle quali si evidenzia che:
– il prospettato meccanismo di riconoscimento, erogazione e gestione del reddito di cittadinanza comporta trattamenti su larga scala di dati personali, riferiti ai richiedenti e ai componenti il suo nucleo familiare (anche minorenni) ai quali è riconosciuta la massima tutela in ragione della loro attinenza alla sfera più intima della persona o perché suscettibili di esporre l’interessato a discriminazioni.
Tale meccanismo, così come delineato, presuppone un patrimonio informativo complesso e articolato, fondato sull’interconnessione di molteplici banche dati, la circolazione di delicatissime informazioni tra una pluralità di soggetti pubblici, nonché il monitoraggio e la valutazione dei consumi e dei comportamenti dei singoli familiari del beneficiario.
Sotto questo profilo, dunque, le criticità delle norme contenute nel decreto legge sono rilevanti ed alcune superabili attraverso specifici provvedimenti attuativi (attualmente non previsti), altre in sede di conversione.
Le disposizioni normative devono individuare con sufficiente precisione, conformemente ai principi di trasparenza nei confronti degli interessati, minimizzazione dei dati trattati, privacy per progettazione e impostazione predefinita: i titolari del trattamento, le tipologie di dati trattati, i soggetti ai quali essi possono essere comunicati e le rispettive finalità, nonché termini di conservazione dei dati proporzionati (e non eccedenti) rispetto agli scopi perseguiti.
– è’ necessario definire in maniera più chiara le modalità di svolgimento delle procedure di consultazione e verifica delle varie banche dati. Non sono individuati con sufficiente chiarezza i soggetti pubblici coinvolti; più nel dettaglio, si prevede l’istituzione di “due piattaforme digitali”, rispettivamente presso l’ANPAL e presso il Ministero del lavoro, al fine di consentire l’attivazione e la gestione dei Patti per il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale connessi al Rdc, nonché per finalità di analisi, monitoraggio, valutazione e controllo del beneficio erogato.
Sebbene alcune disposizioni del decreto-legge demandino la disciplina di dettaglio a decreti attuativi (sui quali comunque dovrà necessariamente essere richiesto il parere del Garante), esse, così come formulate, presuppongono un massivo flusso di informazioni tra quelle assistite dalla maggiore tutela, ivi incluse quelle presenti nell’archivio dei rapporti finanziari, tra diversi soggetti pubblici.

Privacy: criticità sul rilascio delle attestazioni ISEE nel DL n. 4/2019


Forti perplessità in materia di protezione dei dati personali – relativamente al DL n. 4/2019 – destano anche alcune disposizioni sulla disciplina di rilascio delle attestazioni ISEE (art. 11, c. 2, lett. d), numero 2), DL n. 4/2019) suscettibili di pregiudicare la sicurezza dei dati contenuti nell’Anagrafe tributaria e, soprattutto, nell’archivio dei rapporti finanziari dell’Agenzia delle entrate, finora inaccessibili persino nell’ambito delle ordinarie attività di controllo tributario, in ragione degli elevati rischi connessi al relativo trattamento di tali informazioni.


Presupposto per il riconoscimento del Rdc è il conferimento della Dichiarazione sostituiva unica (Dsu) (prodromica al rilascio dell’attestazione Isee), nel cui ambito occorre dichiarare all’Inps, sul sito istituzionale o attraverso i Caf, le informazioni anagrafiche, reddituali, finanziarie e patrimoniali relative a tutti i componenti il nucleo familiare.
La disciplina in materia stabilisce che, a decorrere da quest’anno, la dichiarazione venga precompilata a cura dell’INPS, con la collaborazione dell’Agenzia delle entrate che, a tal fine, mette a disposizione dell’Istituto le informazioni presenti nel Catasto e nell’Anagrafe tributaria, ivi comprese quelle sui rapporti finanziari con saldi e giacenze medie del patrimonio mobiliare di tutti i componenti il nucleo familiare.
Con la precompilazione, il dichiarante avrà così a propria disposizione non solo le informazioni da lui stesso fornite, ma anche quelle contenute nelle banche dati dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate, inclusi i dati sui saldi dei rapporti finanziari e le relative giacenze medie, riferite a terzi, vale a dire tutti componenti del suo nucleo familiare. In merito, il Garante aveva già interloquito con il Ministero del Lavoro, l’Inps e l’Agenzia delle entrate, sottolineando la necessità di tutelare tali dati in modo adeguato, evitando anche soltanto il rischio di fraudolente sostituzioni di identità presso i Caf, ovvero di attacchi informatici, facilitati anche dal coinvolgimento degli stessi Caf e dei relativi sistemi informativi (non sempre adeguatamente protetti), nella filiera del trattamento.
In questo quadro, si inseriscono le disposizioni del decreto-legge che, pur in un’ottica di semplificazione, subordinano la precompilazione della Dsu al rilascio del consenso, o al mancato divieto del trattamento dei propri dati, che ogni componente il nucleo familiare, se maggiorenne, potrà manifestare presso le sedi Inps, sul sito dell’Istituto o dell’Agenzia, e presso i Caf (cfr. il nuovo comma 2-bis dell’art. 10 del d.lgs. 147 del 2017).
Tuttavia, l’introduzione di questo accorgimento – peraltro non conforme ai requisiti del diritto europeo, non potendo in questo caso il consenso costituire un valido presupposto di liceità del trattamento stesso – non rappresenta un presidio adeguato rispetto alla sicurezza di tali informazioni.
Ciò, soprattutto se si considera l’ulteriore paradosso introdotto dal decreto legge in esame (cfr. il nuovo comma 2-ter dell’art. 10 del d.lgs. 147 del 2017) secondo cui, anche in contrasto con la predetta manifestazione di volontà dell’interessato, in caso di presentazione della DSU in modalità cartacea da parte di un componente il nucleo familiare, debbano comunque essere restituite al dichiarante (e quindi anche al Caf) al momento del rilascio dell’attestazione Isee, informazioni di dettaglio relative a eventuali omissioni o difformità riscontrate negli archivi dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate, di tutti i componenti il nucleo familiare, incluse quelle relative ai saldi e alle giacenze medie del patrimonio mobiliare.
Le predette disposizioni – prescindenti dal funzionamento del reddito di cittadinanza e suscettibili quindi di incidere anche su coloro i quali non siano interessati a tale beneficio – andrebbero pertanto riformulate.
In particolare, andrebbero introdotte misure tecniche e organizzative volte a scongiurare i rischi di utilizzi fraudolenti dei dati, accessi indebiti o violazione dei sistemi informativi.

DL n. 4/2019: criticità in materia di privacy sul rilascio delle attestazioni ISEE


Forti perplessità in materia di protezione dei dati personali destano alcune disposizioni contenute nel DL n. 4/2019 sulla disciplina di rilascio delle attestazioni ISEE, suscettibili di pregiudicare la sicurezza dei dati contenuti nell’Anagrafe tributaria e, soprattutto, nell’archivio dei rapporti finanziari dell’Agenzia delle entrate.


Presupposto per il riconoscimento del Rdc è il conferimento della Dichiarazione sostituiva unica (Dsu) (prodromica al rilascio dell’attestazione Isee), nel cui ambito occorre dichiarare all’Inps, sul sito istituzionale o attraverso i Caf, le informazioni anagrafiche, reddituali, finanziarie e patrimoniali relative a tutti i componenti il nucleo familiare.
La disciplina in materia stabilisce che, a decorrere da quest’anno, la dichiarazione venga precompilata a cura dell’INPS, con la collaborazione dell’Agenzia delle entrate che, a tal fine, mette a disposizione dell’Istituto le informazioni presenti nel Catasto e nell’Anagrafe tributaria, ivi comprese quelle sui rapporti finanziari con saldi e giacenze medie del patrimonio mobiliare di tutti i componenti il nucleo familiare.
Con la precompilazione, il dichiarante avrà così a propria disposizione non solo le informazioni da lui stesso fornite, ma anche quelle contenute nelle banche dati dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate, inclusi i dati sui saldi dei rapporti finanziari e le relative giacenze medie, riferite a terzi, vale a dire tutti componenti del suo nucleo familiare. In merito, il Garante aveva già interloquito con il Ministero del Lavoro, l’Inps e l’Agenzia delle entrate, sottolineando la necessità di tutelare tali dati in modo adeguato, evitando anche soltanto il rischio di fraudolente sostituzioni di identità presso i Caf, ovvero di attacchi informatici, facilitati anche dal coinvolgimento degli stessi Caf e dei relativi sistemi informativi (non sempre adeguatamente protetti), nella filiera del trattamento.
In questo quadro, si inseriscono le disposizioni del decreto-legge che, pur in un’ottica di semplificazione, subordinano la precompilazione della Dsu al rilascio del consenso, o al mancato divieto del trattamento dei propri dati, che ogni componente il nucleo familiare, se maggiorenne, potrà manifestare presso le sedi Inps, sul sito dell’Istituto o dell’Agenzia, e presso i Caf. Tuttavia, l’introduzione di questo accorgimento – peraltro non conforme ai requisiti del diritto europeo, non potendo in questo caso il consenso costituire un valido presupposto di liceità del trattamento stesso – non rappresenta un presidio adeguato rispetto alla sicurezza di tali informazioni.
Ciò, soprattutto se si considera l’ulteriore paradosso introdotto dal decreto legge in esame secondo cui, anche in contrasto con la predetta manifestazione di volontà dell’interessato, in caso di presentazione della DSU in modalità cartacea da parte di un componente il nucleo familiare, debbano comunque essere restituite al dichiarante (e quindi anche al Caf) al momento del rilascio dell’attestazione Isee, informazioni di dettaglio relative a eventuali omissioni o difformità riscontrate negli archivi dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate, di tutti i componenti il nucleo familiare, incluse quelle relative ai saldi e alle giacenze medie del patrimonio mobiliare.
Le predette disposizioni – prescindenti dal funzionamento del reddito di cittadinanza e suscettibili quindi di incidere anche su coloro i quali non siano interessati a tale beneficio – andrebbero pertanto riformulate.

Orario di lavoro notturno: periodo su cui calcolare il limite


La “settimana lavorativa”, in assenza di una definizione normativa o contrattuale, può essere individuata nell’astratto periodo di 6 giorni (nel caso prestazione lavorativa su 5 giorni pertanto il sesto giorno è da considerarsi giornata di lavoro a zero ore) e cioè nell’arco temporale settimanale al “netto” del giorno obbligatorio di riposo previsto dall’art. 7 del D.Lgs. n. 66/2003.


L’Ispettorato nazionale del lavoro fornisce chiarimenti sulla corretta modalità di individuazione dell’arco temporale di riferimento su cui calcolare il rispetto del limite della media di ore notturne lavorate.
La norma prevede che “l’orario di lavoro dei lavoratori notturni non possa superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore, salva l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite”.
La norma nulla dice in ordine al parametro temporale in relazione al quale effettuare la media oraria del lavoro notturno. Sul punto, invece, il Ministero del lavoro con la circolare n. 8 del 2005 ha precisato che “tale limite costituisce, data la sua formulazione, una media fra ore lavorate e non lavorate pari ad 1/3 (8/24) che, in mancanza di una esplicita previsione normativa, può essere applicato su di un periodo di riferimento pari alla settimana lavorativa – salva l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo più ampio sul quale calcolare detto limite – considerato che il legislatore ha in più occasioni adoperato l’arco settimanale quale parametro per la quantificazione della durata della prestazione”.
In relazione al parametro della settimana lavorativa, l’Ispettorato territoriale di Biella chiede se lo stesso debba essere riferito all’articolazione dell’orario settimanale del singolo lavoratore (che può quindi essere organizzato su 5 o su 6 giorni di lavoro alla settimana), oppure debba essere inteso in termini astratti (e quindi sempre riferito a n. 6 giorni di lavoro).
Nel caso in cui la settimana lavorativa di 40 ore sia articolata su cinque giorni non sarà consentito al personale impegnato in lavoro notturno svolgere lavoro straordinario, poiché la media oraria giornaliera delle otto ore sarebbe già raggiunta con il completamento dell’ordinario orario di lavoro (40:5=8). In caso contrario, si determinerebbe la violazione del divieto di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 66/2003.
Nel caso, invece, di una settimana articolata su 6 giornate di lavoro, il lavoratore notturno potrebbe effettuare lavoro straordinario sino al limite delle 48 ore settimanali in quanto, in questo caso, la media giornaliera sarebbe rispettosa del limite legale (48:6=8).
Pertanto, secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro, la “settimana lavorativa”, in assenza di una definizione normativa o contrattuale, può essere individuata nell’astratto periodo di 6 giorni (nel caso prestazione lavorativa su 5 giorni pertanto il sesto giorno è da considerarsi giornata di lavoro a zero ore) e cioè nell’arco temporale settimanale al “netto” del giorno obbligatorio di riposo previsto dall’art. 7 del D.Lgs. n. 66/2003.


Dirigenti imprese dei servizi pubblici locali: nuova contribuzione al FASI

Prevista una nuova contribuzione  al fondo di assistenza sanitaria FASI per i dirigenti delle imprese dei servizi pubblici locali

A far data dal 1/1/2019, la contribuzione al Fondo FASI è elevata come segue:
– il contributo annuo a carico dell’impresa per ciascun dirigente in servizio iscritto o che si iscriverà al Fondo è pari a €


2.108,00;
– il contributo annuo individuale a carico del dirigente in servizio iscritto o che si iscriverà al Fondo è pari a € 1092,00;
-il contributo annuo a carico dell’impresa per i dirigenti pensionati – ex articolo G del Regolamento – dovuto per ciascun dirigente alle dipendenze (forza aziendale), anche se non iscritto al Fasi, è pari a € 1.440,00;
– il contributo annuo a carico del dirigente pensionato è pari a €1.300,00;
– il contributo annuo a carico dell’impresa che aderisce a forme alternative per l’assistenza dei dirigenti in servizio (contributo ex art. G) è pari a €1.700,00 che sarà elevato a € 2.500 a decorrere dal 2023.
Restano confermati termini e modalità di versamento della contribuzione al Fondo.