Spesometro – Comunicazione entro il 10 e il 20 aprile

Due termini in scadenza per la la comunicazione polivalente

Il 10 aprile è l’ultimo giorno per l’invio della comunicazione polivalente da parte dei contribuenti Iva mensili, per gli altri soggetti passivi, invece, la comunicazione va effettuata entro il 20 aprile.
I soggetti passivi Iva che effettuano la liquidazione mensile ai fini dell’imposta entro il 10 aprile dovranno effettuare la comunicazione delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizio rese e ricevute nel 2014.
Per le operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura, la comunicazione va effettuata se l’importo non è inferiore a 3.600 euro, comprensivo di Iva.
L’invio della comunicazione deve essere effettuato esclusivamente per via telematica utilizzando il prodotto software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Con provvedimento del 31 marzo 2015, l’Agenzia delle entrate per il 2014 ha esonerato dall’adempimento le amministrazioni pubbliche e ha escluso i commercianti al minuto (e assimilati) e le agenzie di viaggio e turismo dalla comunicazione delle operazioni attive di importo unitario inferiore a 3.000 euro, al netto dell’Iva.

Invio dei dati rilevanti ai fini dell’addizionale regionale IRPEF

Con decreto 3 aprile 2015, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, il direttore generale delle finanze, individua i dati rilevanti per la determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF e le modalità con cui le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sono tenute ad inviarli al Dipartimento delle finanze entro 15 giorni successivi alla data della pubblicazione in G.U.

Ai fini della semplificazione delle dichiarazioni e delle funzioni dei sostituti d’imposta e dei centri di assistenza fiscale nonché degli altri intermediari, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano inviano i dati rilevanti per la determinazione dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) per la pubblicazione nel sito Internet www.finanze.it.
Detti dati sono riportati tramite una “Tabella” e devono essere inseriti utilizzando un foglio di calcolo che rispetti la struttura della tabella stessa.
La trasmissione della “Tabella” va effettuata, entro il 31 gennaio dell’anno a cui l’addizionale si riferisce, esclusivamente in via telematica, mediante posta elettronica certificata, all’indirizzo df.dltff@pce.finanze.it.
Nel caso in cui intervengano successive variazioni dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ritrasmettono la “Tabella”, con l’indicazione delle aliquote complessivamente applicabili, entro 30 giorni dalla data di adozione dei relativi provvedimenti modificativi.
La Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze provvede alla pubblicazione dei dati trasmessi dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano nel sito www.finanze.it, entro 7 giorni lavorativi successivi alla data di ricezione della Tabella.
La mancata trasmissione dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF entro i termini sopra indicati comporta l’inapplicabilità di sanzioni e di interessi.
Nel caso in cui si verifichino le condizioni per l’applicazione degli automatismi fiscali inerenti al settore sanitario, la Regione interessata ritrasmette la “Tabella”, con l’indicazione delle aliquote complessivamente applicabili, entro 30 giorni dalla ricezione del relativo verbale di verifica.
In sede di prima applicazione, i dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF relativi all’anno 2015 sono inviati dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, entro 15 giorni successivi alla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto.

Black list, firmato il nuovo elenco

2 APR 2015 In attuazione alle disposizioni contenute nella Legge di stabilità 2015, sono stati firmati due decreti ministeriali che modificano le black list sulla “indeducibilità dei costi” e sulle “Controlled Foreign Companies (CFC)” (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Comunicato 1° aprile 2015, n. 77).

In materia di indeducibilità dei costi relativi a transazioni effettuate con giurisdizioni estere, l’unico criterio rilevante ai fini della black list è la mancanza di un adeguato scambio di informazioni con l’Italia. È stato eliminato il criterio relativo al livello adeguato di tassazione.
In relazione a ciò, dall’elenco sono stati cancellati dalla black list 21 Paesi e giurisdizioni con i quali è in vigore un accordo bilaterale (Convenzione contro le doppie imposizioni oppure TIEA – Tax Information Exchange Agreement) o multilaterale (Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale OCSE/Consiglio d’Europa) che consente lo scambio di informazioni in materia fiscale: Alderney (Isole del Canale), Anguilla, ex Antille Olandesi, Aruba, Belize, Bermuda, Costarica, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra, Guernsey (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey (Isole del Canale), Malesia, Mauritius, Montserrat, Singapore.
In materia di Controlled Foreign Companies (CFC), l’elaborazione della black list delle giurisdizioni estere è basata sui due criteri dello scambio di informazioni e dell’adeguato livello di tassazione delle imprese controllate estere. Un livello di tassazione nel Paese estero inferiore al 50 per cento di quello italiano è considerato sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia.
Di conseguenza, sono stati eliminati dalla “black list CFC” quei Paesi che, oltre ad avere un accordo con l’Italia sullo scambio di informazioni, applicano un regime generale di imposizione non inferiore al 50% di quello applicato in Italia: Filippine, Malesia e Singapore.
Con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, verrà fornito un elenco dei regimi fiscali speciali che prevedono un livello di tassazione inferiore al 50% di quello previsto in Italia, anche se applicati da un Paese con regime di tassazione generale non inferiore al 50% di quello italiano.

Spesometro: ecco gli esoneri del Fisco

In un’ottica di progressiva semplificazione degli adempimenti tributari, anche per quest’anno, è prevista per le amministrazioni pubbliche e autonome una esenzione totale dall’obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva e per i commercianti al dettaglio e tour operator una esenzione parziale della comunicazione delle operazioni attive (Agenzia entrate – provvedimento n. 44922/2015).

Per quest’anno, per le pubbliche amministrazioni e per le amministrazioni autonome l’esonero dalla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva relative al 2014 ha due motivi in più. Infatti, non tiene conto solo del processo di semplificazione degli adempimenti tributari ma anche del carico di lavoro di tali strutture impegnate con i nuovi obblighi in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fatturazione elettronica e di scissione dei pagamenti (split payment) che prevede l’onere di versare direttamente all’erario l’imposta che in fattura viene addebitata loro dai fornitori.

L’esonero parziale previsto per i dettaglianti e per i tour operator che non prevede l’obbligo di comunicazione delle operazioni attive di importo unitario inferiore a 3 mila euro, al netto dell’Iva, è invece, come per gli anni precedenti, legato ad una riduzione e semplificazione degli adempimenti a fronte delle difficoltà segnalate per il tramite delle associazioni di categoria.
Come già specificato, per tali soggetti, l’esonero non è totale: superato il citato limite, scatta l’obbligo di comunicazione.

IMU: entro il 31/03 senza sanzioni per i terreni esclusi dall’esenzione

È stato approvato e pubblicato in gazzetta ufficiale il testo definitivo della Legge che individua i criteri di esenzione, ai fini dell’IMU, per i terreni agricoli. La Legge n. 34 del 25 marzo 2015, di conversione del Decreto Legge n. 4 del 24 gennaio 2015, recante misure urgenti in materia di esenzione IMU, introduce alcune modifiche e stabilisce, per i terreni esclusi dall’esenzione, la possibilità di pagare entro il 31 marzo 2015 senza sanzioni e interessi.

ANNO 2014

Per l’anno 2014 l’IMU non è dovuta per i terreni esenti individuati ai sensi del decreto ministeriale del 28.11.2014. In particolare sono esenti:
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine di 601 metri e oltre;
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola;
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola.

Tuttavia, qualora i terreni non rientrino tra quelli esenti in base alle suddette condizioni, devono essere applicati i seguenti criteri, individuati dal decreto legge n. 4/2015, convertito dalla Legge n. 34/2015, secondo cui sono esenti:
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della Legge n. 448/2001;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola e dagli stessi concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.

Una specifica detrazione, poi, è riconosciuta in favore dei terreni ubicati nei comuni indicati nell’allegato 0A del decreto legge n. 4/2015, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, ovvero dagli stessi concessi in comodato o in affitto ad altri coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola. In tali casi è riconosciuta una detrazione di 200 euro, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi dell’art. 13, co. 8-bis, del Decreto Legge n. 201/2011. Se nell’allegato è riportata l’indicazione di “parzialmente delimitato” (PD), la detrazione è riconosciuta soltanto per le zone del territorio comunale che sono individuate ai sensi della Circolare del Ministero delle finanze 14 giugno 1993, n. 9.

IMU DOVUTA PER IL 2014

Per i terreni che non risultano esenti, sia in base ai criteri stabiliti dal decreto ministeriale del 28.11.2014, sia in base a quelli stabiliti dal decreto legge n. 4/2015 (convertito dalla Legge n. 34/2015), l’IMU deve essere calcolata applicando l’aliquota del 7,6 per mille, se il comune non ha deliberato una diversa misura.
Coloro che non hanno effettuato il versamento dell’IMU dovuta su tali terreni per il 2014 entro il 10 febbraio 2015, hanno la possibilità di adempiere entro il 31 marzo 2015 senza applicazione di sanzioni e interessi.

DALL’ANNO 2015 IN POI

Sulla base dei criteri stabiliti dal decreto legge n. 34/2015, convertito dalla Legge di conversione n. 34 del 2015, a decorrere dall’anno 2015 possono beneficiare dell’esenzione i terreni che presentano le seguenti caratteristiche:
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della Legge n. 448/2001;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola e dagli stessi concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
Inoltre, per i terreni ubicati nei comuni individuati dalla Legge di conversione e indicati nell’allegato 0A, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, è riconosciuta una detrazione di 200 euro, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi dell’art. 13, co. 8-bis, del Decreto Legge n. 201 del 2011. Se nell’allegato è riportata l’indicazione di “parzialmente delimitato” (PD), la detrazione è riconosciuta soltanto per le zone del territorio comunale che sono individuate ai sensi della Circolare del Ministero delle finanze 14 giugno 1993, n. 9. La detrazione è riconosciuta anche nell’ipotesi in cui tali terreni, posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola, siano concessi dagli stessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.

TERRENI A DESTINAZIONE AGRO-SILVO-PASTORALE

Confermata per l’anno 2014 e per i successivi, l’esenzione IMU in favore dei terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile che, in base al decreto ministeriale del 28.11.2014, non ricadano in zone montane o di collina.

ISOLE MINORI (individuate dalla Legge n. 448/2001)

– Isole Tremiti (San Nicola, San Domino, Capraia, Pianosa);
Pantelleria;
– Isole Pelagie (Lampedusa, Lampione, Linosa);
Isole Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo, Formica);
– Ustica;
– Isole Eolie (Lipari, Vulcano, Alicudi, Filicudi, Stromboli, Panarea);
Salina;
– Isole Suscitane (Sant’Antioco, San Pietro);

– Isole del Nord Sardegna (La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi, Santa Maria, Budelli, Razzoli, Mortorio, Tavolara, Molara, Asinara);
Isole Partenopee (Capri, Ischia, Procida, Nisida, Vivara);
– Isole Ponziane (Ponza, Palmarola, Zannone);
– Isole Toscane (Elba, Pianosa, Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri, Formiche di Grosseto, Capraia, Gorgona, Secche della Meloria);
– Isole del Mare Ligure (Palmaria, Tino, Tinetto).

IVA: reverse charge nei settori edile, energetico e pallets

A decorrere dal 1°gennaio 2015 il meccanismo di inversione contabile ai fini IVA (cd. “reverse charge”) è esteso a nuove fattispecie nell’ambito dei settori edile ed energetico, nonché alle cessioni di pallets (bancali di legno) recuperati dopo il primo utilizzo. In considerazioni di profili di incertezza applicativa, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito con la Circolare n. 14/E del 27 marzo 2015.

MECCANISMO DEL REVERSE CHARGE

Il meccanismo del reverse charge stabilisce che gli obblighi relativi all’applicazione ed al versamento dell’IVA devono essere adempiuti dal soggetto passivo cessionario o committente, in luogo del cedente o del prestatore.
Tale meccanismo viene adottato, in deroga alla procedura normale di applicazione dell’imposta secondo il sistema della rivalsa, allo scopo di contrastare le frodi in particolari settori a rischio, evitando che il cessionario porti in detrazione l’imposta che il cedente non provvede a versare all’erario.

I NUOVI SETTORI A RISCHIO

Allo scopo di arginare l’evasione da riscossione e le frodi IVA, il meccanismo dell’inversione contabile (cd. “reverse charge”) è stato esteso dall’articolo 1, commi 629 e 631, della Legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015) a nuove fattispecie di operazioni nell’ambito dei settori edile ed energetico e della cessione dei bancali di legno (pallets) recuperati dopo il primo utilizzo. Con la circolare n. 14/E del 2015, l’Agenzia fornisce i primi chiarimenti sulle novità introdotte.
In considerazione dei profili di incertezza applicativa, l’Agenzia delle Entrate precisa che sono fatti salvi, con conseguente disapplicazione di sanzioni, eventuali comportamenti difformi ai chiarimenti formulati dalla circolare, adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione del documento di prassi (Clausola di salvaguardia).

SETTORE EDILE

Per quanto riguarda il settore edile l’obbligo di inversione contabile viene esteso alle “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”. La circolare n. 14/E del 2015, chiarisce che alle operazioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2015 tali attività sono sottoposte ad inversione contabile in tutti i casi in cui le prestazioni sono rese nei rapporti B2B (business to business).
Quindi non solo per le “prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore” (come già previsto dalla normativa previgente). Così, ad esempio, l’imposta andrà applicata secondo il meccanismo del reverse charge per l’appalto avente ad oggetto prestazioni di completamento di un edificio rese nei confronti di un’impresa di costruzioni, come pure ad un servizio di pulizia reso da un’impresa nei confronti di uno studio professionale.
Restano escluse dal reverse charge le forniture di beni con posa in opera in quanto tali operazioni, ai fini IVA, costituiscono cessioni di beni e non prestazioni di servizi, poiché la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene.

SETTORE ENERGETICO

Con riferimento al settore energetico, il meccanismo del reverse charge deve essere applicato:
– ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra;
– ai trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla normativa comunitaria e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;
– alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore.
La circolare chiarisce che si tratta, comunque, di una misura di carattere temporaneo (non oltre il 31 dicembre 2018) introdotta al fine di contrastare l’utilizzo diffuso delle frodi IVA riscontrate nell’ambito del settore energetico. Nell’ambito di questa misura vengono inclusi anche i certificati che hanno la finalità di incentivazione dell’efficienza energetica o della produzione di energia da fonti rinnovabili, come per esempio i certificati verdi. Restano escluse dal reverse charge, invece, le cessioni di GPL poiché non avvengono tramite un sistema di gas naturale o reti connesse a questo sistema.

CESSIONI DI PALLETS

In relazione alle cessioni di pallets, la circolare precisa che la disposizione ha una finalità antifrode e la condizione necessaria ai fini dell’applicazione del reverse charge alle cessioni di bancali in legno, è che questi ultimi siano pallets recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo. Non è richiesta, quindi, la condizione che i beni in questione (pallets) siano inutilizzabili rispetto alla loro originaria destinazione se non attraverso una fase di lavorazione e trasformazione, essendo sufficiente, nel caso che qui interessa, che il pallet sia ceduto in un ciclo di utilizzo successivo al primo.

SOGGETTI ESCLUSI

Restano, comunque, escluse dal reverse charge:
– le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da soggetti che si avvalgono del nuovo regime “forfetario” o del regime dei “minimi”;
– le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti che, beneficiando di particolari regimi fiscali, sono di fatto esonerati dagli adempimenti quali l’annotazione delle fatture, la tenuta del registro dei corrispettivi e del registro degli acquisti (ad esempio i produttori agricoli con volume di affari non superiore a 7mila euro).

Con riferimento ai soggetti in regime “forfetario” ed ai “contribuenti minimi”, la Circolare n. 14/E del 2015 precisa che qualora gli stessi acquistano beni o servizi in regime di “reverse charge”, devono assolvere l’imposta secondo tale meccanismo; inoltre, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, devono effettuare il versamento dell’imposta a debito.

5 per mille per i settori di rilevanza sociale: in rete le istruzioni

A fronte delle novità introdotte dalla Legge di stabilità 2015, per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche il contributo del 5 per mille non è più provvisorio ma rappresenta una forma stabile di finanziamento. Rispetto al 2014, per l’anno in corso e per quelli successivi le modalità di accesso sono invariate e devono essere ripetute annualmente con riferimento a ciascun esercizio finanziario (Agenzia entrate – circolare n. 13/2015).

Tra gli enti di volontariato, sono ammessi alla fruizione del 5 per mille le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, gli Enti ecclesiastici, le Onlus parziali (che svolgono la propria attività nel settore della cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale), le Organizzazioni di volontariato, le Organizzazioni governative, le Cooperative sociali, le Associazioni di promozione sociale e le Associazioni e fondazioni.
Per le associazioni sportive, invece, l’ammissione al beneficio è subordinato al possesso dei seguenti requisiti:
– costituzione in linea con le norme previste per l’attività sportiva dilettantistica;
– possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI;
– affiliazione ad una Federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI;
– presenza nell’ambito dell’organizzazione del settore giovanile;
– effettivo svolgimento in via prevalente di attività di avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni, ovvero di avviamento alla pratica sportiva in favore di persone di età non inferiore a 60 anni, o nei confronti di soggetti svantaggiati in ragione delle condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

La procedura di ammissione al beneficio è legata al seguente calendario nel quale sono riportate i diversi termini previsti per accedere definitivamente al contributo:
– 7 maggio: termine per la presentazione telematica della domanda all’Agenzia delle Entrate;
– 14 maggio: pubblicazione provvisoria sul sito dell’Agenzia delle Entrate dei soggetti ammessi al beneficio;
– 20 maggio: termine per la presentazione delle istanze all’Agenzia delle entrate per la correzione di eventuali errori di iscrizione negli elenchi;
– 25 maggio: pubblicazione definitiva dell’elenco aggiornato dei soggetti ammessi al beneficio;
– 30 giugno: termine per l’invio delle dichiarazioni sostitutive;
– 30 settembre: termine per la regolarizzazione della domanda di iscrizione o delle successive integrazioni documentali.

Dalle suddette scadenze si evince che il 30 settembre è il termine ultimo entro il quale gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche possono regolarizzare la propria posizione ai fini dell’ammissione al riparto delle quote del 5 per mille. La regolarizzazione, però, non è gratis: è soggetta al pagamento di una sanzione di € 258,00.

Sciolti i dubbi sul 730 precompilato

D’ora in avanti i contenuti della nuova dichiarazione precompilata non saranno più un rebus grazie alle minuziose precisazioni fornite sui destinatari, sul contenuto, sulle modalità di accesso, accettazione e modifica, sulla presentazione, sui controlli documentali, sul sistema sanzionatorio e sui compensi degli intermediari (Agenzia entrate – circolare n. 11/2015).

Nella Circolare n. 11/E del 23 marzo 2015, l’Agenzia delle entrate scioglie molteplici dubbi sul 730 precompilato, sulla spinta dei numerosi quesiti posti sull’argomento dai sostituti d’imposta e dagli intermediari.
In particolare, viene chiarito che il nuovo modello precompilato è disponibile per i contribuenti che, nell’anno 2014, risultano essere dipendenti e pensionati e per il quali è stata trasmessa alla stessa Agenzia, nei termini previsti, la Certificazione Unica.
Il contribuente può accedere alla precompilata attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate, previa abilitazione al servizio telematico Fisconline, oppure con apposita delega, per il tramite del proprio sostituto d’imposta o ancora rivolgendosi ad un Caf o a un professionista.
Sul contenuto del modello è chiarito che in esso sono riportati, oltre ai redditi di lavoro dipendente, di pensione o assimilati e alle ritenute, anche:
– i dati familiari;
– i redditi di lavoro autonomo occasionali;
– gli altri redditi diversi;
– le informazioni relative ad oneri detraibili e deducibili;
– i dati trasmessi dagli enti esterni che erogano mutui agrari o fondiari,
– i dati trasmessi dalle imprese assicuratrici e dagli enti previdenziali;
– i dati relativi a terreni e fabbricati.

Dal 15 aprile prossimo, il modello è disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate, mentre, dal 1° maggio al 7 luglio il contribuente potrà accettare o modificare la dichiarazione per poi trasmetterla all’Agenzia delle entrate.
Il contribuente non è soggetto al controllo documentale sugli oneri precompilati comunicati all’Agenzia da banche, assicurazioni ed enti previdenziali, qualora accetti il modello senza modifiche o con modifiche che non incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta. La predetta agevolazione vale anche se il 730 viene presentato tramite un intermediario con le modalità ordinarie.
In caso di visto di conformità infedele dell’intermediario, quest’ultimo è soggetto al pagamento di un importo corrispondente alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione che sarebbe stata richiesta dal contribuente. È esonerato da responsabilità qualora l’infedeltà del visto sia determinata da condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

Il Fisco chiarisce sulla ricezione dei dati relativi al modello 730-4

I sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello CSO e che non hanno trasmesso il quadro CT della certificazione unica entro il 12 marzo 2015, devono effettuare la trasmissione della comunicazione CSO entro il 15 aprile 2015. (Agenzia delle entrate – risoluzione  25 marzo 2015, n. 33/E).

I sostituti d’imposta, al fine di effettuare operazioni di conguaglio, hanno l’obbligo di ricevere in via telematica i dati contenuti nei modelli 730-4 dei soggetti sostituiti tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate e a tal fine, gli stessi devono comunicare all’Agenzia delle entrate la sede telematica (propria o di un intermediario) dove ricevere i predetti risultati contabili.
Con l’introduzione, in via sperimentale, della dichiarazione dei redditi precompilata, è stato previsto, a partire dal 2015, l’obbligo per i sostituti d’imposta di trasmettere in via telematica all’Agenzia delle entrate, entro il 7 marzo, le certificazioni relative ai redditi di lavoro dipendente, ai redditi di lavoro autonomo e ai redditi diversi, rilasciate ai percipienti entro il 28 febbraio.
É stato, inoltre, previsto che i sostituti d’imposta comunicano la scelta della sede telematica entro il 7 marzo unitamente alle certificazioni uniche; a tal proposito, nella certificazione unica è stato inserito il quadro CT la cui compilazione è riservata ai sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello per la “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate” e che trasmettono almeno una certificazione di redditi di lavoro dipendente.
Qualora lo stesso sostituto d’imposta effettui più invii contenenti almeno una certificazione di redditi di lavoro dipendente, il quadro CT deve essere compilato per ogni fornitura.
In caso di più invii, ai fini della messa a disposizione dei risultati contabili dei dipendenti, sono acquisiti la sede telematica e gli altri dati presenti nel quadro CT contenuto nell’ultimo invio effettuato.
Tenuto conto che le comunicazioni dovevano essere trasmesse entro il 9 marzo (in quanto il 7 marzo era sabato) e potevano essere ritrasmesse per correggere errori od omissioni entro cinque giorni dalla scadenza originaria del 7 marzo, quindi entro il 12 marzo, l’Agenzia fa presente che le comunicazioni trasmesse successivamente alla data del 12 marzo non sono prese in considerazione ai fini della dichiarazione precompilata e che, analogamente, i dati contenuti nel quadro CT non sono acquisiti ai fini della messa a disposizione dei risultati contabili dei dipendenti.
Pertanto, per i sostituti d’imposta che hanno effettuato più invii del quadro CT sono presi in considerazione i dati contenuti nell’ultimo invio effettuato entro il 12 marzo.
I sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello e che non hanno trasmesso il quadro CT ovvero lo hanno trasmesso per la prima volta successivamente al 12 marzo 2015 devono utilizzare il modello “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi al modello 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate” (cd modello CSO).
Lo stesso modello deve essere utilizzato dai sostituti d’imposta che intendono variare i dati già comunicati a partire dal 2011 con il modello CSO ovvero con il quadro CT della Certificazione Unica 2015 (ad esempio, variazione di sede Entratel, indicazione dell’intermediario o variazione dell’intermediario già comunicato).
Il modello deve essere trasmesso dai sostituti d’imposta mediante i servizi telematici, direttamente o tramite un intermediario incaricato della trasmissione telematica delle dichiarazioni.
A partire dal 23 marzo è possibile trasmettere le comunicazioni con il modello CSO in quanto il sistema informativo dell’Agenzia delle entrate, a partire dallo scorso 4 febbraio 2015, aveva sospeso l’acquisizione dei file contenenti le comunicazioni per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 (CSO), per rendere possibile la ricezione del flusso dei file contenenti le certificazioni uniche.
Al riguardo, si precisa che i sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello CSO e che non hanno trasmesso il quadro CT entro il 12 marzo 2015, devono effettuare la trasmissione della comunicazione CSO entro il 15 aprile 2015.
Infine, per quanto riguarda le comunicazioni di variazione dei dati, si precisa che le relative informazioni sono prese in considerazione per i modelli 730-4 del 2015 se la comunicazione CSO è trasmessa entro il 25 maggio 2015, altrimenti le predette informazioni sono prese in considerazione per i modelli 730-4 del 2016.

TASI: unico modello di dichiarazione in tutta Italia

Al modello di dichiarazione del tributo per i servizi indivisibili (TASI) si applicano le disposizioni concernenti l’approvazione del modello di dichiarazione relativo all’imposta municipale propria (Ministero dell’economia e delle finanze – Risoluzione 25 marzo 2015, n. 3/DF).

Diversi comuni hanno emanato un apposito modello, valido nel proprio territorio, ai fini della dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI), causando diverse problematiche ai contribuenti.
A tal fine, è stata rappresentata la necessità di poter disporre di un unico modello di dichiarazione valevole per l’intero territorio nazionale.
Dalla lettura delle norme che disciplinano la TASI, emerge che il modello di dichiarazione deve essere approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
In particolare, l’art. 1, comma 639 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 stabilisce che l’imposta unica comunale (IUC) si compone dell’imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi, che si articola nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile e nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.
Data la stretta relazione tra i menzionati tributi, il Legislatore ha previsto alcune disposizioni comuni, tra le quali, emergono quelle contenute nei successivi comm 684 e 685, in base ai quali i soggetti passivi presentano la dichiarazione relativa alla IUC entro il termine del 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo e la dichiarazione deve essere redatta “su modello messo a disposizione dal comune”.
Si sottolinea, quindi, che dalla semplice lettura di quest’ultima norma, emerge che al comune è demandato esclusivamente l’onere di mettere a disposizione il modello ma non anche di predisporlo.
Inoltre, il successivo comma 687 stabilisce espressamente che “ai fini della dichiarazione relativa alla TASI si applicano le disposizioni concernenti la presentazione della dichiarazione dell’IMU”, dichiarazione che deve essere presentata utilizzando il modello approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Si conclude affermado che da tale ricostruzione normativa appare evidente che anche il modello di dichiarazione TASI, emanato secondo le anzidette modalità, deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale né si riscontrano all’interno della disciplina generale del tributo norme dalle quali sia possibile desumere la facoltà per i comuni di predisporre autonomamente modelli di dichiarazione concernenti la TASI, i quali, tra l’altro, confliggerebbero con i principi di semplificazione amministrativa degli adempimenti dei contribuenti, già realizzati con l’IMU.