La nuova disciplina pubblicitaria per le start-up e PMI innovative


Forniti chiarimenti sulla nuova disciplina pubblicitaria per startup innovative, incubatori certificati e PMI innovative (Ministero dello Sviluppo Economico – Circolare 10 aprile 2019, n. 3718/C).

nello specifico, alle startup innovative, dal 2019, è richiesto di aggiornare o confermare almeno una volta all’anno le informazioni (data e luogo di costituzione, nome e indirizzo del notaio; sede principale ed eventuali sedi periferiche; oggetto sociale; ecc…) inserite nella piattaforma informatica startup.registroimprese.it in sede di iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese.
La mancata compilazione del profilo comporta un blocco della procedura della Comunicazione Unica per il deposito presso l’Ufficio del Registro delle Imprese della dichiarazione del legale rappresentante che attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti di legge, e quindi la perdita dello status speciale di startup innovativa nel caso si superi la scadenza dei 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque dei sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, salva l’ipotesi del maggior termine, nel qual caso l’adempimento è effettuato entro sette mesi.
Il deposito del bilancio o per lo meno l’approvazione del medesimo rappresenti condicio sine qua non per la redazione della dichiarazione di conferma del possesso dei requisiti. Peraltro il preventivo deposito del bilancio consente al registro delle imprese di verificare la bontà dei requisiti confermati con la ridetta dichiarazione. Analogamente la compilazione, nell’ambito della Comunicazione Unica per il deposito della dichiarazione relativa ai requisiti di startup innovativa, delle informazioni relative ai dati, è condicio sine qua non per consentire all’Ufficio del Registro delle Imprese la dovuta istruttoria.

Definite le regole di accesso alla procedura di cooperazione e collaborazione rafforzata

Col Provvedimento n. 95765 del 16 aprile 2019, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le disposizioni per l’attuazione della procedura di cooperazione e collaborazione rafforzata prevista per le imprese ausiliarie operanti in Italia in favore di imprese estere appartenenti al medesimo gruppo multinazionale, al fine di verificare la sussistenza dei requisiti di stabile organizzazione e accertare i redditi e la base imponibile IVA imputabile alla stessa

Nel sistema tributario italiano è stato previsto un istituto di comunicazione e cooperazione rafforzata rivolto alle imprese non residenti che appartengono a gruppi multinazionali con fatturato consolidato superiore a un miliardo di euro e che svolgono in Italia attività economiche suscettibili di configurare, nel loro complesso, una stabile organizzazione sul territorio dello Stato. L’istituto ha lo scopo di favorire forme di interlocuzione preventiva avanzata, tese ad esplicitare la pretesa erariale attraverso moduli consensuali e partecipativi.
A differenza di altri istituti di valutazione preventiva già previsti nell’ordinamento tributario, quello della cooperazione e collaborazione rafforzata si rivolge a soggetti multinazionali già operanti nel nostro Paese, quale misura volta a creare un contesto di maggiore certezza per i predetti operatori.
In altri termini, le imprese che ritengono che l’attività esercitata in Italia costituisca una stabile organizzazione possono presentare istanza all’Agenzia delle Entrate per stabilire la sua sussistenza e, quindi, determinare i redditi da assoggettare a tassazione e la base imponibile ai fini IVA.
Sotto il profilo soggettivo, la procedura interessa le imprese cd. “ausiliarie”, che svolgono in Italia funzioni di supporto alla vendita di beni e alla prestazione di servizi a favore dell’impresa estera appartenente al medesimo gruppo multinazionale.
L’istanza di accesso alla procedura e la relativa documentazione devono essere presentate esclusivamente all’Ufficio Adempimento collaborativo della Direzione Centrale Grandi Contribuenti. Lo stesso Ufficio ha la competenza esclusiva per l’istruttoria relativa alla valutazione della sussistenza dei requisiti che configurano una stabile organizzazione nel territorio dello Stato nonché per la conseguente determinazione dei redditi a essa imputabili e della base imponibile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
Alle articolazioni territoriali dell’Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione è il domicilio fiscale della stabile organizzazione eventualmente individuata sono affidate, invece, le attività relative all’accertamento e alla definizione delle imposte dovute dalla stabile organizzazione sulla base dei redditi e delle operazioni rilevanti ai fini IVA a essa imputabili.
L’istanza deve essere redatta utilizzando l’apposito modello “Istanza di cooperazione e collaborazione rafforzata” e può essere presentata, alternativamente:
– per via telematica tramite PEC;
– a mezzo posta elettronica ordinaria (per i soggetti non privi di posta elettronica certificata);
– a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento (per i soggetti non privi di posta elettronica certificata);
– direttamente all’Ufficio Adempimento collaborativo dell’Agenzia delle Entrate, Direzione Centrale Grandi Contribuenti, Settore Strategie per la compliance e per l’attrazione degli investimenti, Via Cristoforo Colombo, 426 c/d – 00145 Roma, che rilascia attestazione di avvenuta ricezione.
A seguito della presentazione dell’istanza, l’Ufficio attiva il necessario coordinamento con le competenti articolazioni territoriali dell’Agenzia delle Entrate e con i reparti operativi della Guardia di Finanza, per evitare che siano avviati controlli amministrativi o, nel caso di controlli già avviati per garantire uniformità di comportamento da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Qualora a seguito dell’istruttoria e delle interlocuzioni in contraddittorio con l’istante sia constatata la sussistenza di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato, l’Ufficio trasmette gli esiti, ivi inclusa la determinazione dei redditi e delle operazioni rilevanti ai fini IVA imputabili alla stabile organizzazione, all’articolazione territoriale competente per le successive attività di accertamento e di definizione dei debiti tributari della stabile organizzazione.
Una volta acquisiti gli esiti dell’istruttoria, l’articolazione territoriale competente invia un invito di comparizione al fine di definire i debiti tributari della stabile organizzazione. La procedura si conclude con l’emissione di un atto di accertamento con adesione, e il versamento delle somme indicate consente di beneficiare delle sanzioni ridotte alla metà.
Il pagamento può essere effettuato anche in forma rateale conservando il beneficio delle sanzioni ridotte alla metà.
In caso di mancata sottoscrizione dell’accertamento per adesione ovvero di omesso o parziale versamento delle somme dovute, l’articolazione territoriale competente, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di notificazione dell’invito o di redazione dell’atto di adesione, accerta le imposte e gli interessi dovuti e irroga le sanzioni nella misura ordinaria.

Diritti doganali: tasso di interesse per il pagamento differito


Fissazione semestrale del tasso di interesse per il pagamento differito dei diritti doganali, periodo dal 13-01-2019 al 12-07-2019 (AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI – Nota 09 aprile 2019).

Il ricevitore della dogana consente, a richiesta dell’operatore, il pagamento differito dei diritti doganali per un periodo di trenta giorni. Lo stesso ricevitore può autorizzare la concessione di una maggiore dilazione, per il pagamento dei diritti afferenti la sola fiscalità interna, fino ad un massimo di novanta giorni, compresi i primi trenta.
La concessione del pagamento differito, sia per i primi trenta giorni sia per la maggiore dilazione, è accordata a condizione che, a garanzia dei diritti dovuti e dei relativi interessi, sia prestata cauzione.
Il ricevitore della dogana può in qualsiasi momento, quando sorgano fondati timori sulla possibilità del tempestivo soddisfacimento del debito, revocare la concessione del pagamento differito; in tal caso l’operatore deve, entro cinque giorni dalla notifica della revoca, estinguere il suo debito o prestare una ulteriore garanzia ritenuta idonea dal ricevitore stesso.
L’agevolazione del pagamento differito comporta l’obbligo della corresponsione degli interessi, con esclusione dei primi trenta giorni, al saggio stabilito semestralmente con decreto del Ministro delle finanze sulla base del rendimento netto dei buoni ordinari del Tesoro a tre mesi.
Il saggio di interesse, per il pagamento differito dei diritti doganali effettuato oltre il periodo di trenta giorni, è fissato dal MEF nella misura dello 0,213 per cento annuo per il periodo dal 13 gennaio 2019 al 12 luglio 2019.
Il tasso di interesse si applica esclusivamente alle facilitazioni di pagamento inerenti la fiscalità interna e, maggiorato di 4 punti ai soli ritardati pagamenti della stessa fiscalità interna.

Sisma 2009: definizione agevolata entro il 30 aprile 2019


Le cartelle di pagamento sospese a seguito dell’evento sismico del 2009 dell’Aquila possono aderire alla “Rottamazione-ter” o al “Saldo e stralcio” dietro presentazione della domanda entro il 30 aprile 2019 (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 15 aprile 2019).

Le misure agevolative “Rottamazione-ter” e “Saldo e stralcio” riguardano anche le cartelle di pagamento sospese a seguito dell’evento sismico del 2009 che, in presenza dei presupposti richiesti dalla legge fruiscono delle specifiche agevolazioni previste per le zone colpite dal sisma ovvero della riduzione al 40% dei debiti erariali e/o della possibilità di estinguere gli stessi debiti in 120 rate mensili.


Qualora il contribuente acceda alla “rottamazione-ter” o al “saldo e stralcio” vengono applicate, ferma restando la riduzione al 40% ove spettante, le modalità di pagamento previste per le predette misure agevolative.


Ai fini dell’attività di ripresa della riscossione delle cartelle sospese Agenzia delle entrate-Riscossione invierà ai contribuenti interessati una comunicazione che riporterà le eventuali agevolazioni riconosciute e le modalità di pagamento dei debiti residui.

Redditometro: prova contraria a carico del contribuente


In materia di redditometro, il contribuente per difendersi dall’accertamento sintetico del Fisco deve fornire idonea prova documentale (Corte di Cassazione – Sez. VI civ. – Ordinanza 15 aprile 2019, n.10545).

La Suprema Corte ha chiarito ancora una volta i confini della prova contraria a carico del contribuente, sottolineando che non è sufficiente dimostrare la mera disponibilità di ulteriori redditi o il semplice transito della disponibilità economica, in quanto, pur non essendo esplicitamente richiesta «la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, si ritiene che il contribuente sia onerato della prova in merito a circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere».
Nella fattispecie la CTR non ha in alcun modo verificato che il contribuente, rispetto alla «cospicua somma di denaro ricevuta in donazione dai propri genitori», abbia dimostrato l’utilizzo delle somme relative, al contrario affermando come l’Ufficio non avesse fornito chiarimenti rispetto alle difese del contribuente, così violando la norma che distribuisce l’onere della prova tra le parti ex artt. 2697 c.c.
Pertanto, è accolto il motivo di ricorso dell’’Agenzia delle Entrate contro la sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale aveva respinto l’appello avverso la decisione della CTP in accoglimento del ricorso proposto dal contribuente avverso avviso di accertamento IRPEF.

TARI: la struttura stagionale paga anche per il periodo di chiusura

Con la recente Sentenza n. 10156 dell’11 aprile 2019, la Corte di Cassazione ha affermato il principio per cui durante il periodo di chiusura stagionale dell’albergo è comunque dovuto il pagamento della TARI, se il regolamento comunale non stabilisce espressamente l’esenzione. È irrilevante l’indicazione della chiusura stagionale nella denuncia/variazione.

FATTO
L’Ente comunale ha emesso avviso di pagamento nei confronti della società titolare della struttura ricettiva in relazione al mancato pagamento della TARI per il periodo di chiusura stagionale.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della società, dichiarando l’illegittimità dell’atto per carenza del presupposto impositivo, sul rilievo che la stagionalità era stata indicata in apposita denuncia / variazione e solo nel periodo di apertura alla clientela l’albergo sarebbe suscettibile di produrre rifiuti urbani.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE
Riformando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato che sussiste la debenza della TARI per la struttura ricettiva anche durante il periodo di chiusura stagionale, in considerazione del fatto che il presupposto del tributo “è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”, e che la chiusura stagionale dell’attività ivi esercitata non determina il venir meno di detto presupposto, in assenza di una specifica previsione in tal senso della primaria (legge nazionale) e secondaria (regolamento comunale).
La Tassa Rifiuti (TARI) ha sostituito, a decorrere dal 1° gennaio 2014, i preesistenti tributi dovuti ai comuni dai cittadini, enti ed imprese quale pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti (noti in precedenza con gli acronimi di TARSU e, successivamente, di TIA e TARES), conservandone, peraltro, la medesima natura tributaria, taluni presupposti e modalità di determinazione, ed è dovuta per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, mentre le deroghe e le riduzioni delle tariffe non operano in via automatica in base alla mera sussistenza della previste situazioni di fatto, dovendo il contribuente dedurre e provare i relativi presupposti.
Trattandosi di un tributo locale, la TARI è regolata sia dalla normativa di nazionale, sia da quella locale dell’ente titolare della potestà impositiva.
I giudici della Suprema Corte hanno sottolineato che la disciplina primaria individua il presupposto della TARI nel “possesso o detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”, per cui, ai fini che rilevano, sono tassabili tutti i locali, posseduti o detenuti, oggettivamente idonei all’uso anche se di fatto non utilizzati ovvero, detto in altri termini, devono ritenersi esclusi dalla tassazione locali ed aree oggettivamente inutilizzabili e non soltanto soggettivamente inutilizzati, permanendo la possibilità di usufruire del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani.
Nella fattispecie anche la disciplina secondaria (regolamento comunale) individua il presupposto del tributo nel “possesso o (…) detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”, dove l’espressione “suscettibili” sta a significare che è sufficiente la potenzialità di locali ed aree a produrre rifiuti, e neppure contempla, come ipotesi esonerativa, la chiusura stagionale dell’attività alberghiera.
Ne consegue, vista la disciplina nazionale, che in mancanza di una espressa previsione nel regolamento comunale, che stabilisca l’esonero durante il periodo di chiusura stagionale, la struttura ricettiva è tenuta al pagamento della TARI anche durante tale periodo.

Definizione agevolata: linee guida per la scadenza del 30 aprile 2019


In vista della scadenza del 30 aprile, l’Agenzia delle entrate-Riscossione ricorda a tutti i contribuenti le modalità per aderire alla “Rottamazione delle cartelle-ter” e al “Saldo e stralcio delle cartelle”. (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 13 aprile 2019).

I contribuenti che non ancora presentato domanda e che intendono beneficiare della “rottamazione ter” o del “saldo e stralcio” delle cartelle possono compilare e inviare le richieste direttamente online dal portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it, con il servizio “Fai D.A. te”, disponibile nelle pagine del sito web.


Il servizio può essere utilizzato sia in area pubblica, senza la necessità di pin e password ma allegando il proprio documento di identità, sia nell’area riservata del sito utilizzando Spid o le credenziali personali fornite da Agenzia delle entrate o dall’Inps. Nelle stesse pagine del sito, inoltre, è anche disponibile il servizio per ricevere via email il prospetto informativo, cioè l’elenco di cartelle e avvisi di pagamento che possono essere rottamati. Il prospetto informativo, oltre all’elenco delle cartelle che rientrano nella rottamazione-ter, con l’indicazione dell’importo dovuto già scontato delle sanzioni e degli interessi di mora, è stato ampliato con una sezione in cui sono evidenziati quei debiti che possono essere oggetto di saldo e stralcio.


La richiesta di adesione può essere presentata, oltre che via web, anche compilando gli appositi moduli cartacei, DA-2018 per la rottamazione-ter e SA-ST per il saldo e stralcio, disponibili in tutti gli sportelli e sul sito web dell’Agenzia.


I modelli possono essere inviati tramite posta elettronica certificata (Pec) all’indirizzo della direzione regionale di riferimento indicata sul modulo oppure consegnati agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione sul territorio. In alternativa i contribuenti possono delegare un professionista di fiducia a trasmettere online la domanda di adesione con il servizio Equipro presente sul sito internet dell’Agenzia. In occasione della definizione agevolata, la delega cartacea, in aggiunta a quella telematica, è stata estesa anche ai titolari di partita Iva.


L’agenzia delle Entrate-Riscossione ha inoltre previsto l’apertura straordinaria degli sportelli per sabato 27, dalle ore 8.15 alle 13.15, al fine di garantire servizi e assistenza ai contribuenti, escluse le operazioni di cassa.

In F24 l’imposta sostitutiva sulle lezioni private e ripetizioni


Istituiti i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali, sui compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 12 aprile 2019, n. 43/E).

Nello specifico, i codici tributo istituiti sono i seguenti:
– “1854” denominato “Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali regionali e comunali sui compensi per lezioni private e ripetizioni – ACCONTO PRIMA RATA – art. 1, c. 13, legge n. 145/2018”;
– “1855” denominato “Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali regionali e comunali sui compensi per lezioni private e ripetizioni – ACCONTO SECONDA RATA O UNICA SOLUZIONE – art. 1, c. 13, legge n. 145/2018”;
– “1856” denominato “Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali regionali e comunali sui compensi per lezioni private e ripetizioni – SALDO – art. 1, c. 13, legge n. 145/2018”.
In sede di compilazione del modello F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati” con l’indicazione, quale “anno di riferimento”, dell’anno d’imposta cui si riferisce il versamento, nel formato “AAAA”. Il codice tributo “1856” è utilizzabile anche in corrispondenza degli “importi a credito compensati”.
Per i codici tributo “1854” e “1856”, in caso di versamento in forma rateale, il campo “rateazione/Regione/Prov./mese rif.” è valorizzato nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate. Si precisa che, in caso di pagamento in un’unica soluzione, il suddetto campo è valorizzato con “0101”.

Mod. 730/2019 pre-compilato: pronto l’accesso


Il Fisco entro il 15 aprile di ogni anno rende disponibile telematicamente la dichiarazione pre-compilata, relativa al periodo d’imposta precedente, ai titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 12 aprile 2019, n. 90072).

A partire dall’anno d’imposta 2015, sono destinatari della dichiarazione 730 pre-compilata i contribuenti che hanno percepito, per l’anno d’imposta precedente, redditi di lavoro dipendente e assimilati.
Il contribuente direttamente e gli altri soggetti dallo stesso specificatamente delegati accedono ai seguenti documenti:
a) dichiarazione dei redditi pre-compilata;
b) elenco delle informazioni attinenti alla dichiarazione 730 pre-compilata disponibili presso l’Agenzia delle entrate, con distinta indicazione dei dati inseriti e non inseriti nella dichiarazione 730 pre-compilata stessa e relative fonti informative.
A partire dall’anno d’imposta 2018 l’Agenzia delle entrate inserisce nella dichiarazione 730 pre-compilata i dati dei seguenti oneri detraibili e deducibili, trasmessi da soggetti terzi:
– quote di interessi passivi e relativi oneri accessori per mutui in corso;
– premi di assicurazione sulla vita, causa morte e contro gli infortuni e premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi;
– contributi previdenziali e assistenziali;
– contributi versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare;
– spese sanitarie e relativi rimborsi;
– spese veterinarie;
– spese universitarie e relativi rimborsi;
– contributi versati alle forme di previdenza complementare;
– spese funebri;
– spese relative agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e agli interventi finalizzati al risparmio energetico;
– spese relative ad interventi di sistemazione a verde degli immobili;
– erogazioni liberali nei confronti delle ONLUS, delle associazioni di promozione sociale, delle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico e delle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica;
– spese per la frequenza degli asili nido.
L’Agenzia delle entrate, inoltre, utilizza ai fini della elaborazione della dichiarazione pre-compilata i dati relativi alle spese da ripartire su diverse annualità desumibili dalla dichiarazione presentata dal contribuente per l’anno precedente.
Il contribuente accede direttamente ai documenti attraverso le funzionalità rese disponibili all’interno dell’area autenticata. Il contribuente, utilizzando le funzionalità rese disponibili all’interno dell’area autenticata, può effettuare, in relazione alla propria dichiarazione 730 pre-compilata, le seguenti operazioni:
– visualizzazione e stampa;
– accettazione ovvero modifica, anche con integrazione, dei dati contenuti nella dichiarazione, e invio;
– versamento delle somme eventualmente dovute mediante modello F24 già compilato con i dati relativi al pagamento da eseguire, con possibilità di addebito sul proprio conto corrente bancario o postale;
– indicazione delle coordinate del conto corrente bancario o postale sul quale accreditare l’eventuale rimborso;
– consultazione delle comunicazioni, delle ricevute e della dichiarazione presentata;
– consultazione dell’elenco dei soggetti delegati ai quali è stata resa disponibile la dichiarazione 730 pre-compilata.
L’Agenzia delle entrate, entro il 15 aprile di ciascun anno, renda disponibile telematicamente la dichiarazione pre-compilata, relativa al periodo d’imposta precedente, ai titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati.
Il contribuente, dopo aver effettuato l’accesso, può inviare telematicamente la dichiarazione accettata o modificata o integrata direttamente all’Agenzia delle entrate a partire dal 2 maggio.

Ritenute d’acconto operate e non versate: esclusa la responsabilità del sostituito

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato il “principio di diritto” secondo il quale per la riscossione delle somme che il sostituto d’imposta non ha provveduto a versare, pur avendo operato le ritenute d’acconto, è esclusa la responsabilità solidale del sostituito, a cui spetta comunque il diritto allo scomputo delle ritenute subite (Sentenza 12 aprile 2019, n. 10378)

FATTO
A seguito di controllo formale della dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate ha disposto l’iscrizione a ruolo nei confronti del contribuente per la riscossione delle somme che il suo sostituto d’imposta non aveva provveduto a versare, pur avendo operato le ritenute d’acconto.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente, riconoscendogli il diritto allo scomputo delle ritenute d’acconto effettuate dal sostituto, con esclusione della responsabilità solidale del sostituito per il versamento, ritenendo che la stessa operi esclusivamente in ipotesi di “omissione sia della ritenuta sia del versamento relativo”.
Su impugnazione dell’Agenzia delle Entrate, in considerazione del contrasto giurisprudenziale creatosi sulla questione per effetto di pronunce contrastanti della stessa Corte di Cassazione, la controversia è stata rimessa alle Sezioni Unite per l’affermazione di un principio di diritto univoco.

DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La questione rimessa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione è se, nel caso in cui il sostituto non abbia versato l’acconto, ma abbia però operato le ritenute sul corrispettivo, il sostituito sia o meno tenuto in solido con il sostituto a subire gli effetti della riscossione.
In proposito, la Corte Suprema ha preliminarmente osservato che la sostituzione e la solidarietà nell’imposta sono istituti distinti.
Secondo la norma che disciplina il giudizio di accertamento dell’imposta nel caso di sostituzione, infatti, il soggetto passivo della stessa rimane il sostituito, atteso che al sostituto è soltanto riconosciuta una eccezionale facoltà di intervenire nel processo; di qui la fondamentale illazione per cui il dovere di versamento della ritenuta d’acconto costituisce un’obbligazione autonoma, rispetto all’imposta.
Inoltre, afferma la Suprema Corte, le disposizioni in materia di riscossione prevedono la solidarietà soltanto quando il sostituto non abbia versato l’acconto, con ciò escludendo chiaramente che, fuori dell’ipotesi di inadempimento del sostituto, il sostituito possa in via solidale essere tenuto al pagamento dell’acconto d’imposta. Si conferma, dunque, l’assunto che l’autonoma obbligazione di versamento dell’acconto è posta unicamente a carico del sostituto.
Peraltro, la speciale fattispecie di solidarietà del sostituito per l’obbligazione di versamento dell’acconto d’imposta, in caso di inadempimento del sostituto, viene dalla normativa espressamente condizionata alla circostanza che non siano state operate le ritenute.
Occorre considerare, poi, che le disposizioni del TUIR (in materia di imposte sui redditi) riconoscono al sostituito il contrapposto diritto allo scomputo delle ritenute operate dal primo; sarebbe legislativamente contraddittorio riconoscere il diritto allo scomputo, ma assoggettare il sostituito in via solidale alla riscossione delle somme scomputate.
In conclusione le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato il principio di diritto secondo il quale “nel caso in cui il sostituto ometta di versare le somme, per le quali ha però operato le ritenute d’acconto, il sostituito non è tenuto in solido in sede di riscossione, atteso che la responsabilità solidale è espressamente condizionata alla circostanza che non siano state effettuate le ritenute”.