Credito d’imposta per le spese di quotazione delle PMI, ecco il codice tributo


Istituito il codice tributo “6901” per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta per le spese di consulenza relative alla quotazione delle piccole e medie imprese (PMI) (Agenzia Entrate – risposta n. 52/2019).

Alle piccole e medie imprese quotate in un mercato regolamentato viene riconosciuto un credito d’imposta, fino ad un importo massimo nella misura di 500.000 euro, del 50% dei costi di consulenza sostenuti fino al 31 dicembre 2020.


Riconoscimento del credito d’imposta è subordinato all’invio di apposita istanza al Ministero dello Sviluppo Economico, nel periodo compreso tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo.


In caso di riconoscimento, il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione a decorrere dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata alla società la concessione del credito d’imposta, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.


Ai fini dell’utilizzo del credito d’imposta, nel modello F24 deve essere utilizzato il codice tributo:
– “6901” denominato “Credito d’imposta per le spese di consulenza relative alla quotazione delle PMI – articolo 1, comma 89, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 – D.M. 23 aprile 2018”.


Il codice tributo deve essere esposto nella sezione “Erario” dell’F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito, nella colonna “importi a debito versati”.

Confezioni miste di piante aromatiche: aliquota IVA


Forniti chiarimenti sull’aliquota IVA da applicare alle confezioni miste di piante aromatiche (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 21 maggio 2019, n. 51/E).

La presenza nella stessa confezione di erbe aromatiche assoggettate ad aliquote differenti, per le quali non sia possibile riscontrare una predominanza che conferisca il “carattere essenziale”, comporta l’assoggettamento dell’intera confezione all’aliquota IVA più elevata e “all’aliquota ordinaria” qualora nella confezione vi sia anche la presenza di erbe la cui cessione sia assoggettata ad aliquota ordinaria.
La cessione di vassoi, in un’unica confezione, composti da piante vive in vaso, riconducibili nel n. 20), della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633/1972 sono da assoggettare all’aliquota del 10%. Resta fermo che la presenza nella stessa confezione di piante vive in vaso assoggettate ad aliquote differenti, comporta l’assoggettamento dell’intera confezione all’aliquota IVA più elevata.

MEF: il sito online cambia veste


Il nuovo sito (www.mef.gov.it) ha una veste grafica completamente rinnovata per offrire agli utenti un’esperienza di navigazione sempre più diretta e intuitiva. (MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – Comunicato 20 maggio 2019, n. 101).

L’interfaccia utente è stata improntata sul “flat design”: un design chiaro, che rende il sito facile da navigare, consentendo di raggiungere un’alta leggibilità delle informazioni.
È stata implementata l’alta leggibilità tipografica con nuovi caratteri che adattano i contenuti alla finestra del browser, permettendo una visualizzazione ottimale con qualsiasi schermo e qualsiasi dispositivo.
Gli articoli disponibili nelle sezioni “Evidenza” e “Focus”, sono stati arricchiti con l’introduzione di infografiche, che permettono di snellire i processi di divulgazione di informazioni e dati complessi semplificando la comunicazione.
È stata inoltre introdotta una nuova sezione dedicata principalmente ai media, con la raccolta strutturata delle informazioni utili alla stampa (comunicati, accrediti, gallerie fotografiche).
Il nuovo Portale MEF, ridisegnato con l’obiettivo di fornire ai navigatori un accesso ancora più semplificato ai dati pubblici, punta a una comunicazione sempre più ispirata all’integrazione con i social network. L’apertura ai canali social è stata ottimizzata ampliando la possibilità di condivisione delle informazioni fruite attraverso il sito. La nuova testata della home page, che include i tweet del Ministero con hashtag e mention interattivi, è stata ampliata per adeguarla alle novità introdotte da Twitter.
Progettata e sviluppata con il partner tecnologico Sogei, la piattaforma utilizza le tecnologie più avanzate di HTML5 (Hypertext Markup Language) e WAI-ARIA (Web Accessibility Initiative – Accessible Rich Internet Applications) per una migliore qualità dell’esperienza d’uso e accessibilità delle informazioni.
Il nuovo sito del MEF è attualmente l’unico sito della Pubblica Amministrazione ad aver implementato l’accessibilità, secondo le nuove regole tecniche internazionali WCAG 2.1 (Web Content Accessibility Guidelines) del W3C (World Wide Web Consortium). Questo permette a tutti gli utenti, anche quelli in particolare situazione di difficoltà fisica, di fruire delle informazioni e dei servizi digitali rilasciati dall’amministrazione.


Con la Rottamazione-bis in regola definibili le controversie tributarie


I contribuenti che hanno aderito e sono il regola con la Rottamazione-bis, possono accedere alla Definizione Agevolata delle controversie tributarie prevista dal Decreto Fiscale (Agenzia Entrate – risposta n. 154/2019).

I contribuenti che hanno già aderito alla Rottamazione-bis ed hanno saldato entro il 07 dicembre 2018 tutte le rate in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018 possono accedere alla definizione agevolata per definire controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio.


Il perfezionamento della definizione della controversia è subordinato al versamento entro il 7 dicembre 2018 delle somme in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018, dovute dalla Rottamazione-bis.


Pertanto, nel presupposto che l’istante abbia effettuato il suddetto versamento entro il termine del 7 dicembre 2018, è possibile accedere alla ulteriore definizione agevolata della controversia tributaria.

Immobili ristrutturati con ampliamento: agevolazione limitata


Forniti chiarimenti sulla detrazione per le spese riferibili alla parte esistente oggetto di ristrutturazione di un edificio già esistente e con ampliamento (Agenzia delle Entrate – Risposta 21 maggio 2019 n. 150).

Nel caso di specie un’impresa immobiliare che effettua la ristrutturazione con ampliamento di un immobile destinato alla rivendita, per gli acquirenti la fruizione della detrazione di cui all’articolo 16-bis, comma 3, del TUIR è consentita solo per le spese riferibili alla parte esistente, sul presupposto che i lavori effettuati consistano in una ristrutturazione senza demolizione dell’edificio esistente e con ampliamento dello stesso. Bisognerà mantenere distinte, in termini di fatturazione, le due tipologie di intervento o, in alternativa, essere in possesso di un’apposita attestazione che indichi gli importi riferibili a ciascuna tipologia di intervento, rilasciata dall’impresa di costruzione o ristrutturazione sotto la propria responsabilità, utilizzando criteri oggettivi.

Cause ostative di accesso/permanenza nel regime forfetario


L’Agenzia delle entrate con la risposta 21 maggio 2019, n. 151 ha chiarito che tra le cause ostative di accesso/permanenza nel regime forfetario c’è quella del possesso di partecipazioni di controllo, diretto o indiretto, di società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività di impresa, arti o professioni.

Nell’istanza presentata all’Amministrazione finanziaria l’istante rappresenta di essere socio dal 2014 di una società a responsabilità limitata (non in regime di trasparenza), avente codice attività 702209, “altre attività di consulenza amministrativa”. Il medesimo istante, che nella predetta società detiene una partecipazione del 50 per cento, ne è altresì amministratore unico. Il restante 50 per cento del capitale sociale è posseduto da un’altra persona fisica, non legata all’istante da vincoli di parentela. Secondo lo Statuto della Società “l’assemblea è regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che rappresentano la maggioranza del capitale sociale e delibera a maggioranza assoluta, salvi i casi previsti dall’articolo 2479 bis, comma 3 c.c.”.
L’istante riferisce altresì che ha richiesto e ottenuto per sé una partita iva con codice attività 702209, “altre attività di consulenza amministrativa”, indicando il codice di adesione al regime forfetario e che nel corso dell’esercizio l’attività di consulenza si è svolta regolarmente in tale regime fiscale.
Alla luce delle novità previste dalla legge di bilancio 2019, essendo stato introdotto, tra le cause ostative di accesso/permanenza nel regime forfetario, il possesso di partecipazioni di controllo, diretto o indiretto, di società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività di impresa, arti o professioni, l’istante decadrà dal regime forfetario nel periodo d’imposta 2020, ferma restando comunque l’applicabilità del regime forfetario nel periodo d’imposta 2019.
Tuttavia, al fine di salvaguardare i comportamenti tenuti dai contribuenti nelle more della pubblicazione della circolare n. 9/E del 10 aprile 2019, considerato che i chiarimenti interpretativi da cui discende, nel caso di specie, la decadenza dal regime forfetario sono sopraggiunti con la pubblicazione della circolare stessa, qualora non sia effettuata alcuna cessione di beni o prestazione di servizi a qualsiasi titolo, ivi compreso per l’attività di amministratore, da parte dell’istante alla s.r.l. controllata a decorrere dalla predetta data di pubblicazione del menzionato documento di prassi e se l’istante dovesse cessare dalla carica di amministratore della s.r.l. controllata, lo stesso non decadrà dal regime forfetario nel periodo d’imposta 2020.

Bonus cinema: compensazione oltre il limite di 700 mila euro

Con la Risposta ad Interpello n. 152 del 22 maggio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i cc.dd. “bonus cinema” (in particolare il “credito d’imposta investimenti” e il “credito d’imposta programmazione”) sono crediti d’imposta di natura sovvenzionale, finanziati con l’apposito Fondo per il cinema e l’audiovisivo e soggetti al limite delle risorse stanziate, pertanto possono essere utilizzati in compensazione anche oltre il limite di 700.000 euro l’anno.

QUESITO


Una società operante nel settore della gestione delle sale cinematografiche ha chiesto se l’utilizzo in compensazione del cd. “bonus cinema” (in particolare il “credito d’imposta investimenti” e il “credito d’imposta programmazione”) sia soggetto al limite generale annuale alla compensazione di 700.000 euro.

DISCIPLINA BONUS CINEMA


A decorrere dal 1° gennaio 2017, nell’ambito della disciplina del cinema e dell’audiovisivo sono previste diverse misure di sostegno sotto forma di credito d’imposta: Credito d’imposta per le imprese di produzione; Credito d’imposta per le imprese di distribuzione; Credito d’imposta per le imprese dell’esercizio cinematografico, per le industrie tecniche e di post-produzione; Credito d’imposta per il potenziamento dell’offerta cinematografica; Credito d’imposta per l’attrazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi; Credito d’imposta per le imprese non appartenenti al settore cinematografico e audiovisivo.
Tra questi, in particolare, sono riconosciuti:
– il credito d’imposta per le imprese dell’esercizio cinematografico, commisurato alle spese complessivamente sostenute per la realizzazione di nuove sale o il ripristino di sale inattive, per la ristrutturazione e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche, per l’installazione, la ristrutturazione, il rinnovo di impianti, apparecchiature, arredi e servizi accessori delle sale (cd. “credito investimenti”);
– il credito d’imposta per il potenziamento dell’offerta cinematografica, concesso agli esercenti sale cinematografiche e commisurato ad un’aliquota massima del 20 per cento sugli introiti derivanti dalla programmazione di opere audiovisive (cd. “credito programmazione”).
In base alla disciplina di riferimento, detti crediti d’imposta (bonus cinema) sono utilizzabili esclusivamente in compensazione “orizzontale”, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo alla data in cui si considera maturato il diritto alla loro fruizione, presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici offerti dall’Agenzia delle Entrate.
In merito alla misura fruibile, la norma stabilisce espressamente che l’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo concesso dalla Direzione Generale Cinema del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, e che il credito non è soggetto al limite di compensazione “speciale” di 250.000 euro l’anno.


PARERE DEL FISCO


In mancanza di esplicita previsione normativa, si pone il dubbio se ai suddetti crediti d’imposta sia applicabile o meno il “limite generale” alla compensazione di 700.000 euro l’anno.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che i “bonus cinema” sono annoverabili tra i crediti d’imposta di natura sovvenzionale, in quanto finanziati con le risorse stanziate nell’apposito Fondo per il cinema e l’audiovisivo e fruibili entro i limiti delle medesime risorse stanziate.
In generale, i crediti di natura sovvenzionale, sono contributi pubblici erogati sotto forma di credito compensabile con debiti tributari o contributivi, come strumento semplificato di fruizione delle agevolazioni, il cui importo globalmente utilizzabile è predeterminato e già stanziato sui singoli capitoli di spesa dell’ente competente a riconoscere il beneficio. Rispetto a tali crediti d’imposta, l’applicazione del limite alla compensazione di 700.000 euro l’anno si ritiene sempre esclusa, in quanto la previsione di un limite di utilizzo definito dalle risorse stanziate per finanziare le agevolazioni, fa venir meno l’esigenza di tutela del rispetto dei vincoli di bilancio e di controllo della spesa pubblica cui è preordinato il limite generale alla compensazione di 700.000 euro l’anno.
Ne consegue, che i bonus cinema, e in particolare il “credito investimenti” e il “credito programmazione”, possono essere utilizzati in compensazione anche oltre il limite generale di 700.000 euro l’anno, in ragione della loro natura di crediti sovvenzionali.

ZFU Genova: più tempo per presentare le domande di accesso alle agevolazioni


Il termine di presentazione delle istanze di accesso alle agevolazioni in favore delle imprese e dei titolari di lavoro autonomo localizzati nella zona franca urbana istituita a Genova a seguito del crollo di un tratto del Ponte Morandi è prorogato al 20 giugno 2019 (Ministero Sviluppo Economico – circolare n. 202506/2019).

Originariamente il termine era previsto per il 21 maggio 2019, ma al fine di consentire il più ampio accesso alle agevolazioni fiscali e contributive per la zona franca urbana di Genova, il termine per la presentazione delle istanze di agevolazione è stato prorogato alle ore 12:00 del 20 giugno 2019.


In ragione della citata proroga, la richiesta di accreditamento prevista per i soggetti istanti amministrati da una o più persone giuridiche o enti diversi dalle persone fisiche, può essere inoltrata entro le ore 10:00 del 12 giugno 2019.


La proroga è rivolta alle imprese e ai titolari di reddito di lavoro autonomo (questi ultimi esclusivamente per quanto attiene l’esonero contributivo) che svolgono la propria attività o che la avviano entro il 31 dicembre 2019 nella ZFU di Genova.

Regime forfetario: chiarimenti selle cause ostative


Per il Fisco il contribuente che intende aderire al regime forfetario nel 2019 può farlo, in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e, ove ne sia accertata l’esistenza, comporterà la decadenza dal regime nel 2020. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 20 maggio 2019, n. 146).

La legge n. 190 del 2014, all’articolo 1, commi da 54 a 89, ha introdotto un regime fiscale agevolato, c.d. regime forfetario, rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in possesso di determinati requisiti. La legge di bilancio 2019 ha modificato, con portata estensiva, l’ambito di applicazione del regime forfetario. Tra le altre modifiche apportate, si rileva la riformulazione di alcune delle cause ostative all’applicazione del regime forfetario tra cui di quella indicata alla lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014 che prevede che non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni. Affinché operi tale causa ostativa è necessaria la compresenza:
1) del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata e 2) dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
In assenza di una delle predette condizioni, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario.
Riguardo alla decorrenza della causa ostativa, ai fini della verifica della stessa assume rilevanza l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente, dal momento che solo nell’anno di applicazione del regime può essere verificata la riconducibilità diretta o indiretta delle attività economiche svolte dalla s.r.l. a quelle esercitate dal contribuente in regime forfetario.
In caso di dubbio, quindi, il contribuente che intende aderire al regime forfetario nel 2019 può farlo, in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e, ove ne sia accertata l’esistenza, comporterà la decadenza dal regime nel 2020.
Tuttavia, al fine di salvaguardare i comportamenti tenuti dai contribuenti nelle more della pubblicazione della circolare n. 9/E del 10 aprile 2019, considerato che i chiarimenti interpretativi da cui discende la decadenza dal regime forfetario, sono sopraggiunti con la pubblicazione di questa circolare, nel caso di specie sottoposto all’esame dell’Amministrazione finanziaria, qualora non sia effettuata alcuna cessione di beni o prestazione di servizi a qualsiasi titolo, ivi compreso per l’attività di amministratore, da parte dell’istante alla s.r.l. controllata a decorrere dalla predetta data di pubblicazione del menzionato documento di prassi e se l’istante dovesse cessare dalla carica di amministratore della s.r.l. controllata, lo stesso non decadrà dal regime forfetario nel periodo d’imposta 2020.

Auto elettriche: non c’è obbligo di fattura per i corrispettivi di ricarica



Con la Risposta ad interpello n. 149/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, ai fini fiscali, i corrispettivi del servizio di ricarica dei veicoli elettrici effettuata mediante colonnine ubicate in luoghi pubblici o privati ma comunque fruibili al pubblico, dotate di specifiche caratteristiche di automazione, devono essere certificati mediante memorizzazione elettronica e trasmissione telematica. È escluso quindi l’obbligo di emissione della fattura.


IL CASO


L’impresa ha chiesto chiarimenti sulle modalità di certificazione dei corrispettivi relativi al servizio di ricarica di veicoli elettrici erogato tramite colonnine poste in luoghi pubblici o privati accessibili al pubblico.
In particolare, il servizio è erogato sia su base contrattuale, in funzione dei consumi effettuati dai clienti e con fatturazione su base mensile, sia (in assenza di abbonamenti) attraverso pagamento diretto alla colonnina.
I servizi di ricarica erogati in assenza di contratto sono fruibili esclusivamente da quei clienti finali che siano dotati di smartphone e tablet abilitati al traffico Internet.
Il servizio di ricarica richiede che il cliente finale:
– scansioni il QR-code presente sulla colonnina scelta per la ricarica elettrica;
– avvii una applicazione di riconoscimento del QR-code;
– acceda ad Internet e, tramite reindirizzamento, si colleghi al portale Internet gestito dall’istante, dove è presente un interfaccia per l’inserimento dei dati necessari all’emissione della fattura relativa alla ricarica elettrica;
– compiuta l’operazione di inserimento dati, il cliente accede ad una successiva schermata in cui può verificare lo stato di disponibilità della colonnina di ricarica e può decidere la durata ed il costo della ricarica stessa;
– infine il cliente deve inserire i dati della carta di credito o del conto PayPal da quale viene prelevata la somma per il pagamento della ricarica.
I consumi di energia elettrica legati all’erogazione del servizio di ricarica, così come i pagamenti da parte degli utenti finali del servizio, sono tutti tracciati da contabilizzatori e piattaforme di sistemi di pagamento digitali.


PARERE DEL FISCO


Preliminarmente, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le modalità di svolgimento dell’attività, configurano un’ipotesi di erogazione di prodotti e servizi tramite “distributori automatici”.
Secondo la nozione fiscalmente rilevante, infatti, si considera “distributore automatico, un apparecchio che, su richiesta dell’utente, eroga prodotti e servizi ed è costituito almeno dalle seguenti componenti hardware, garantendo un collegamento automatico tra loro:
– uno o più sistemi di pagamento;
– un sistema elettronico (dotato di un processore e una memoria) capace di processare i dati delle transazioni e memorizzarli;
– un erogatore di beni e/o servizi”.


In tema di certificazione dei corrispettivi, peraltro, dal 1° aprile 2017 le cessioni di beni e le prestazioni di servizi sono soggette agli adempimenti di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri se effettuate mediante “distributori automatici” che presentano le seguenti caratteristiche tecniche:
– una o più “periferiche di pagamento”;
– un “sistema master”, ossia un sistema elettronico dotato di CPU e memoria, capace di raccogliere i dati dalle singole periferiche di pagamento e memorizzarli;
– un erogatore di prodotti o servizi;
– una “porta di comunicazione” capace di trasferire digitalmente i dati ad un dispositivo atto a trasmettere gli stessi al sistema dell’Agenzia delle Entrate.


Considerate le caratteristiche tecniche delle colonnine di ricarica e il grado di automazione del processo di erogazione del servizio, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la fattispecie rappresentata costituisce a tutti gli effetti un’ipotesi di erogazione di beni e servizi mediante distributori automatici soggetta all’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri (in sostituzione delle ordinarie modalità di certificazione dei corrispettivi – ricevuta fiscale o scontrino fiscale), fermo restando l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente.
A fronte della mancata attivazione degli adempimenti di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi, l’Agenzia delle Entrate ha precisato, inoltre, che tale obbligo non ricorre se i corrispettivi sono certificati mediante fattura (elettronica tramite SdI dal 1° gennaio 2019).
Qualora, però, il servizio di ricarica sia erogato mediante colonnina in uso al singolo privato (non accessibile al pubblico), i corrispettivi relativi devono essere certificati mediante emissione di fattura.