Detrazione redditi co.co.co. solo per i giorni retribuiti


Il calcolo dei giorni spettanti ai fini delle detrazioni fiscali dei collaboratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa deve riferirsi solo a quelle che danno effettivamente diritto alla retribuzione assoggettata a ritenuta nel periodo di vigenza del contratto (Agenzia delle Entrate – Risposta 22 luglio 2019, n. 295).

In tema di detrazioni per lavoro dipendente e per taluni redditi assimilati, se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di lavoro dipendente, spetta una detrazione dall’imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro nell’anno.
In merito all’individuazione del periodo di lavoro dipendente, i giorni per i quali spetta la detrazione coincidono con quelli che hanno dato diritto alla retribuzione assoggettata a ritenuta.
Nel numero di giorni relativamente ai quali va calcolata la detrazione si devono comprendere le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni non lavorativi, mentre vanno sottratti i giorni per i quali non spetta alcuna retribuzione.
Pertanto, la detrazione per reddito di lavoro dipendente spetta per i giorni di durata del progetto che danno diritto alla retribuzione.

Vendita a rate con riserva di proprietà: 730 del venditore fino all’incasso dell’ultima rata


Nella vendita a rate con riserva di proprietà di un immobile ad uso abitativo, sul venditore, titolare del reddito fondiario, gravano gli obblighi dichiarativi finché non si realizza l’effetto traslativo, ovvero il pagamento dell’ultima rata da parte del compratore (Agenzia Entrate – risposta 22 luglio 2019, n. 296).

Nella vendita a rate con riserva di proprietà, il compratore acquista la proprietà della cosa col pagamento dell’ultima rata di prezzo, ma assume i rischi dal momento della consegna.
Il compratore, pertanto, può godere fin da subito del bene oggetto della vendita senza l’esborso totale del prezzo pattuito mentre il venditore è garantito dalla possibilità di recuperare il bene qualora il prezzo non dovesse essere interamente pagato.
Per effetto del contratto, ancorché il compratore acquisti immediatamente il godimento del bene assumendosi i rischi relativi ad un eventuale perimento o deterioramento dell’oggetto, l’acquisto della proprietà della cosa si realizza col pagamento dell’ultima rata di prezzo.


Pertanto, fino all’effettivo trasferimento della cosa, che si realizza con il pagamento dell’ultima rata, sul venditore graveranno gli obblighi dichiarativi che dovranno essere assolti con la presentazione del modello di dichiarazione 730 avendo cura di indicare il reddito dell’immobile posseduto nel quadro B – Redditi dei fabbricati e altri dati del modello riportando nella Colonna 2 (Utilizzo) il codice 9.


Locazione di immobili commerciali: applicazione della cedolare secca


Si applica il regime della ‘cedolare secca’, con l’aliquota del 21 per cento, ai canoni derivanti dalla stipula dei contratti di locazione, effettuata nel 2019, aventi ad oggetto immobili destinati all’uso commerciale classificati nella categoria catastale C/1 (Negozi e botteghe) e relative pertinenze (locate congiuntamente alle unità immobiliari C/1). (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 22 luglio 2019, n. 297)

La Legge di bilancio 2019 prevede che il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente, può, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, essere assoggettato al regime della cedolare secca, con l’aliquota del 21 per cento. Tale regime non è applicabile ai contratti stipulati nell’anno 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale.
La norma in esame estende il regime della ‘cedolare secca’, con l’aliquota del 21 per cento, anche ai canoni derivanti dalla stipula dei contratti di locazione, effettuata nel 2019, aventi ad oggetto immobili destinati all’uso commerciale classificati nella categoria catastale C/1 (Negozi e botteghe) e relative pertinenze (locate congiuntamente alle unità immobiliari C/1).
In caso decesso questo determina il subentro degli eredi nell’insieme dei rapporti patrimoniali attivi e passivi facenti capo al de cuius al momento del suo decesso. In relazione alla modifica delle parti del contratto, riconducibile ad eventi estranei alla volontà negoziale delle parti è stato più volte rappresentato che la successione nella posizione del locatore va comunicata all’Agenzia delle Entrate. In tal caso non deve essere corrisposta alcuna imposta.
Se il de cuius, al momento del decesso, non aveva il diritto di optare per il regime della cedolare secca in ordine a tali contratti di locazione anche l’erede non potrà optare per il regime della cedolare secca fin quando i relativi contratti di locazione non soddisfino i requisiti richiesti dalla citata norma.
Più in particolare, se uno dei contratti di locazione scade nel corso del 2019, vale a dire termina la scadenza naturale prevista nel contratto, l’erede potrà optare per il citato regime fiscale in sede di eventuale proroga del medesimo contratto di locazione.


Tale proroga, agli effetti della disposizione in esame, si considera come se fosse un contratto di locazione stipulato nel corso del 2019.
Si rammenta, inoltre, che in linea generale la proroga, anche tacita, del contratto di locazione deve essere comunicata all’Agenzia delle entrate.

Ripartizione della detrazioni figli: rilevanza del reddito forfetario

In tema di ripartizione delle detrazioni per figli a carico, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che in presenza di un reddito di impresa o di lavoro autonomo prodotto in regime forfetario, la detrazione può essere accordata per intero al coniuge con il reddito assoggettato a tassazione ordinaria soltanto se questo è superiore al reddito forfetario. In caso contrario la quota di detrazione imputabile del coniuge “forfetario” andrà perduta (Risoluzione n. 69/E del 2019).

QUESITO


Con riferimento alle detrazioni per familiari a carico si chiede se un lavoratore dipendente coniugato con libera professionista in regime forfetario, previo accordo tra gli stessi, possa beneficiare dell’intera detrazione per figli a carico, prescindendo dalla circostanza che abbia o meno un reddito complessivo più elevato, in considerazione del fatto che il beneficio è espressamente escluso per i soggetti in regime forfetario.

PARERE DEL FISCO


In base alla disciplina in materia di detrazioni IRPEF per carichi di famiglia, la detrazione per figli a carico è ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati ovvero, previo accordo tra gli stessi, spetta al genitore che possiede un reddito complessivo di ammontare più elevato.
Quindi, il criterio dell’attribuzione ai genitori in egual percentuale può essere derogato nella sola ipotesi in cui i genitori si accordino per attribuire l’intera detrazione a quello dei due che possiede il reddito complessivo di ammontare più elevato.
Per espressa previsione normativa, le detrazioni per carichi di famiglia non spettano ai contribuenti che aderiscono al regime forfetario, in quanto i ricavi o compensi sono assoggettati ad imposta sostitutiva e non concorrono alla formazione del reddito complessivo. Ai fini della determinazione dell’imposta, è possibile dedurre dal reddito forfetario esclusivamente i contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge.
Tuttavia, il reddito determinato secondo i criteri del regime forfetario rileva:
– unitamente al reddito complessivo, ai fini della determinazione del limite di euro 2.840,51 per considerare i familiari fiscalmente a carico;
– al lordo dei contributi previdenziali, ai fini della comparazione del reddito più elevato per stabilire quale genitore possa fruire della detrazione per figli a carico per l’intero importo.
A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in applicazione delle regole generali che disciplinano le detrazioni per carichi di famiglia, il coniuge che determina l’IRPEF in modo ordinario può fruire della detrazione per figli a carico nella misura del 100 per cento, nella sola ipotesi in cui possieda un reddito complessivo più elevato rispetto al reddito del coniuge “forfetario”, che rileva al lordo dei contributi previdenziali, unitamente agli altri redditi eventualmente conseguiti.
Nell’ipotesi contraria, in cui il reddito forfetario risulti superiore, la quota di detrazione per figli a carico spettante al coniuge titolare, non può essere fruita da quest’ultimo ne dall’altro coniuge.
In ogni caso, resta ferma la possibilità per il coniuge in regime fiscale forfetario di optare per il regime ordinario di tassazione, laddove l’applicazione di detto regime risulti più conveniente rispetto a quello forfetario.

730/2019: domani ultimo giorno per la presentazione


Domani, 23 luglio 2019, è l’ultimo giorno a disposizione per la presentazione diretta del 730 precompilato all’Agenzia delle Entrate tramite l’applicazione web e per la presentazione da parte dei CAF e dei professionisti abilitati (art. 13, D.M. n. 164/1999).

Nell’ambito delle attività di assistenza fiscale, i CAF-dipendenti e i professionisti abilitati ricevono i modelli 730 rilasciando la ricevuta di consegna con l’impegno a trasmettere la dichiarazione, entro il 23 luglio dell’anno successivo a quello di riferimento della dichiarazione dei redditi.
In tal senso, domani 23 luglio 2019, per i CAF e per i professionisti è l’ultimo giorno a disposizione per l’invio della dichiarazione 2019, riferita ai redditi 2018.
Tale termine si riferisce alle dichiarazioni dei contribuenti che hanno provveduto a presentare il modello 730 agli intermediari dal 1° al 23 luglio.


Domani è l’ultimo giorno a disposizione anche per i contribuenti che decidono di presentare la dichiarazione direttamente all’Agenzia delle Entrate, attraverso l’applicazione web 730 precompilato disponibile sul sito della stessa Agenzia. In tal caso, deve essere fornito un indirizzo di posta elettronica valido, al fine di ricevere dall’Agenzia delle Entrate eventuali comunicazioni relative alla propria dichiarazione precompilata.
Se dalla dichiarazione emerge un risultato a credito, il rimborso è eseguito direttamente dall’Agenzia delle Entrate; viceversa, se emerge un debito d’imposta, il versamento deve essere effettuato tramite modello F24.

Precisazioni sui controlli del visto di conformità sulle dichiarazioni


Fornite le opportune informazioni in merito ai nuovi controlli automatici implementati dall’Agenzia e riepilogate le casistiche in cui il visto di conformità deve ritenersi validamente apposto (CNDCEC – Nota 19 luglio 2019, n. 70).

A decorrere dal 2019, l’Agenzia delle entrate ha implementato nuovi controlli sulla regolarità dell’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni fiscali: controlli automatici effettuati, soltanto per talune specifiche fattispecie, in sede di ricezione delle dichiarazioni da parte del servizio telematico Entratel. In tali fattispecie, la ricevuta telematica rilasciata dal servizio Entratel in seguito al positivo esito della trasmissione della dichiarazione darà informazione circa l’eventuale irregolarità del visto di conformità rilasciato dal professionista, con un apposito messaggio inserito nella sezione “SEGNALAZIONI” della ricevuta stessa.
Al fine di precisare i casi in cui il visto di conformità deve intendersi validamente rilasciato dai professionisti abilitati, l’Agenzia delle entrate ha anche implementato le istruzioni relative alla compilazione della sezione “VISTO DI CONFORMITÀ” del frontespizio dei modelli di dichiarazione da presentarsi nel 2019.

Somme recuperate dal soggetto erogatore: tassazione


Il Fisco fornisce chiarimenti sulle somme restituite al soggetto erogatore assoggettate a tassazione in anni precedenti (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 22 luglio 2019, n. 291)


 


Nella fattispecie esaminata dal Fisco l’Istante premesso che, a seguito di sentenza favorevole deve procedere al recupero, nei confronti di ex dipendenti, di somme erogate in applicazione della sentenza di primo grado, chiede se il recupero di dette somme debba essere effettuato al lordo o al netto delle ritenute fiscali e, in tale ultimo caso, quale sia la procedura da seguire per richiedere all’erario le somme relative all’IRPEF versata all’epoca in qualità di sostituto d’imposta. Chiede, inoltre, se è possibile comunicare agli interessati che possono scegliere, alternativamente, di restituire le somme:
– al lordo delle ritenute fiscali; in questo caso gli ex dipendenti potranno recuperare l’IRPEF attraverso lo strumento dell’onere deducibile di cui all’art. 10, comma 1, lett. d-bis), del TUIR, indicando, nella dichiarazione dei redditi, la somma delle ritenute effettuate in anni precedenti come somme restituite al soggetto erogatore e da questi riportate in apposita Certificazione Unica;
– al netto delle ritenute; in quest’ultimo caso sarà l’Istante a richiedere all’erario le somme relative all’IRPEF versata all’epoca in qualità di sostituto d’imposta.
Per il Fisco l’istante dovrà recuperare le somme erogate negli anni dal 2007 al 2009, in sede di esecuzione della sentenza di primo grado, al lordo delle ritenute IRPEF operate. Non è, pertanto, necessario esperire alcuna procedura per il recupero delle predette ritenute versate all’Erario in qualità di sostituto d’imposta.
Considerato, inoltre, che, come emerge dall’istanza di interpello, il rapporto di lavoro è, nel frattempo, cessato, l’Istante sarà tenuto a rilasciare agli ex dipendenti apposita dichiarazione attestante la percezione delle somme restituite al lordo delle ritenute IRPEF operate in sede di erogazione, al fine di consentire agli ex-dipendenti medesimi di avvalersi, in sede di dichiarazione dei redditi, dell’onere deducibile in esame. Il predetto onere corrisponde all’importo delle somme assoggettate a tassazione e successivamente restituite e non alle ritenute operate all’atto del pagamento delle somme stesse.
Si precisa, infine, che, l’ammontare, in tutto o in parte, non dedotto nel periodo d’imposta di restituzione delle somme in questione può essere dedotto dal reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi; in alternativa, l’ex dipendente può chiedere il rimborso dell’imposta corrispondente all’importo non dedotto – determinato applicando a tale importo l’aliquota corrispondente al primo scaglione di reddito.

Impatriati e forfetari: benefici non cumulabili

Con la Risposta a interpello n. 283 del 19 luglio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, anche ricorrendo i requisiti previsti dalla normativa, non è possibile cumulare i benefici del “regime speciale per i lavoratori impatriati” con quelli previsti per il “regime forfetario” delle imprese e professionisti con ricavi non superiori a 65.000 euro.

REGIME SPECIALE “IMPATRIATI”


Il “regime speciale per i lavoratori impatriati”, costituisce un’agevolazione temporanea, applicabile per un quinquennio a decorrere dal periodo di imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi, finalizzata ad incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni e favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del nostro Paese.
L’agevolazione consiste, in particolare, in una riduzione della base imponibile dei redditi predetti che concorrono alla formazione del reddito complessivo del contribuente nella misura del 50 per cento. Dal reddito complessivo così ridotto, sono scomputati gli oneri deducibili, e dall’imposta dovuta sono scomputate le detrazioni per carichi di famiglia e quelle per tipologia di reddito. In altri termini, a fronte della riduzione forfetaria del reddito complessivo, le imposte dovute sul reddito imponibile sono determinate con modalità ordinarie.

REGIME FISCALE “FORFETARIO”


Per il regime forfetario, invece, è prevista una disciplina sostanzialmente diversa, che prevede l’applicazione di una imposta sostitutiva sull’ammontare dei compensi percepiti, ridotti sulla base di coefficienti di redditività.
Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla normativa; in particolare, a decorrere dal 1° gennaio 2019, di non aver conseguito, nell’anno precedente, ricavi superiori ad euro 65.000 e, contestualmente, non incorrere in una delle cause ostative.
Ai fini IVA, i contribuenti in regime forfetario non addebitano l’imposta in rivalsa né esercitano il diritto alla detrazione dell’imposta assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti nazionali, comunitari e sulle importazioni. Pertanto, le fatture emesse da un contribuente in regime forfetario non recano l’addebito dell’imposta.
Ai fini delle imposte sui redditi, invece, i ricavi e i compensi percepiti da soggetti residenti in regime forfetario risultano assoggettati ad una imposta sostitutiva, determinata applicando all’ammontare degli stessi un coefficiente di redditività (ad esempio pari al 78%). Tale imposta, calcolata nella misura del 15%, è sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP. Quindi, il reddito in esame è soggetto ad una imposta sostitutiva, con la conseguenza che non concorre alla formazione del reddito complessivo.


INCOMPATIBILITÀ


L’applicazione del regime forfetario non è compatibile con le agevolazioni previste per i lavoratori impatriati, viste le diverse regole applicative che sottendono ai regimi agevolativi in argomento.
In particolare, laddove un soggetto intenda rientrare in Italia per svolgere un’attività di lavoro autonomo beneficiando del regime forfetario non potrà avvalersi del regime previsto per i lavoratori cd. “impatriati”, in quanto i redditi prodotti in regime forfetario non partecipano alla formazione del reddito complessivo.
Resta ferma la possibilità, in presenza dei requisiti, di optare per il regime speciale per i lavoratori cd. “impatriati”, laddove venga valutata una maggiore convenienza nell’applicazione di detto regime rispetto a quello naturale forfetario.


Credito d’imposta per le edicole: definite le modalità applicative


Online le disposizioni applicative del credito d’imposta riconosciuto per gli anni 2019 e 2020 agli esercenti attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici (DPCM 31 maggio 2019).

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura massima di 2.000 euro per punto vendita. Sono ammessi al beneficio:
– i punti vendita esclusivi, del codice di classificazione ATECO 47.62.10 di cui al registro delle imprese;
– i punti vendita non esclusivi, di uno dei seguenti codici di classificazione ATECO, di cui al registro delle imprese:
a) rivendite di generi di monopolio (codice 47.26);
b) rivendite di carburante e di oli minerali (codice 47.30);
c) bar, inclusi quelli posti nelle aree di servizio delle autostrade e all’interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime (codice 56.3);
d) strutture di vendita non specialistiche (codice 47.1);
e) esercizi adibiti prevalentemente alla vendita di libri e prodotti equiparati, con un limite minimo di superficie di mq. 120 (codice 47.61).


Ai fini dell’ammissione al beneficio, le edicole devono avere la residenza fiscale in Italia ovvero la presenza di una stabile organizzazione sul territorio nazionale, cui sia riconducibile l’attività commerciale cui sono correlati i benefici oppure la sede legale in uno Stato dell’unione europea o nello Spazio economico europeo.


Per i punti di vendita esclusivi, il credito d’imposta è parametrato agli importi pagati dal titolare del singolo punto vendita per i locali in cui si esercita la vendita, nell’anno precedente a quello dell’istanza di accesso al credito d’imposta, con riferimento alle seguenti voci:
– imposta municipale unica – IMU;
– tassa per i servizi indivisibili – TASI;
– canone per l’occupazione di suolo pubblico – COSAP;
– tassa sui rifiuti – TARI;
– spese per locazione, al netto dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), a condizione che l’esercente operi come unico punto vendita esclusivo nel territorio comunale.


Per i punti di vendita non esclusivi, invece, il credito di imposta è parametrato alle medesime voci elencate per i punti di vendita esclusivi, e commisurato per punto vendita al rapporto tra i ricavi provenienti dalla vendita di giornali, riviste e periodici al lordo di quanto dovuto ai fornitori e i ricavi complessivi, considerando per le vendite soggette ad aggio o ricavo fisso il prezzo di cessione al pubblico.


Ai fini dell’accesso al credito d’imposta, deve essere presentata apposita domanda, per via telematica, dal 1° settembre ed il 30 settembre di ciascuno dei due anni cui si riferisce il credito d’imposta.

Rimborso di spese mediche dal datore di lavoro


In materia di rimborso delle spese mediche sostenute, il dipendente ha diritto a fruire della loro detrazione, pertanto, non deve assoggettare a tassazione separata le somme erogate dal datore a titolo di rimborso delle predette spese, in quanto riconducibili al rapporto di lavoro (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 luglio 2019, n. 285).

Nel caso di specie, il datore di lavoro istante eroga alla generalità dei dipendenti taluni benefici assistenziali, tra i quali i rimborsi, attingendo dal fondo costituito ai sensi dei CCNL degli Enti di Ricerca, a fronte di spese mediche debitamente documentate sostenute dal lavoratore in anni precedenti quello di erogazione del rimborso.
Su tali somme, che costituiscono per i dipendenti reddito di lavoro dipendente, l’Istante, dovrà operare, all’atto del pagamento, una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con obbligo di rivalsa.
In occasione delle operazioni di conguaglio non potrà, invece, attribuire le detrazioni spettanti ai dipendenti atteso che, in applicazione del principio di cassa, i dipendenti medesimi hanno già usufruito delle detrazioni in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui le spese mediche sono state sostenute.