Coronavirus: sospesi i versamenti tributari nelle zone colpite


Firmato il decreto per sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari (Ministeri dell’Economia e delle Finanze – Comunicato 24 febbraio 2020, n. 36).

Vengono sospesi i versamenti delle imposte, delle ritenute e gli adempimenti tributari per i contribuenti e le imprese residenti o che operano negli undici comuni interessati dalle misure di contenimento del contagio da Coronavirus. La sospensione riguarda anche le cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione e quelli conseguenti ad accertamenti esecutivi.
Il decreto, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, riguarda i versamenti e gli adempimenti scadenti nel periodo compreso fra il 21 febbraio e il 31 marzo 2020.
Si rammenta che i comuni interessati sono:
LOMBARDIA: Bertonico (LO); Casalpusterlengo (LO); Castelgerundo (LO); Castiglione D’Adda (LO); Codogno (LO); Fombio (LO); Maleo (LO); San Fiorano (LO); Somaglia (LO); Terranova dei Passerini (LO);
VENETO: Vo’ (PD).

Iva in edilizia: per i prodotti finiti l’aliquota è agevolata


I balconi, le recinzioni e le tettoie possono rientrare nella categoria dei “beni finiti” e beneficiare delle aliquote ridotte qualora mantengano una propria individualità e autonomia funzionale e siano sostituibili in modo assolutamente autonomo dalla struttura della quale fanno parte, senza perdere le proprie caratteristiche (Agenzia entrate – risposta n. 71/2020).

In edilizia, i beni finiti sono quelli che:
– mantengono una propria individualità, pur incorporandosi nell’immobile;
– sono sempre riconoscibili e non perdono le proprie caratteristiche;
– sono acquistabili presso commercianti al dettaglio.


Ai beni finiti che presentano tali caratteristiche si applica:
– l’aliquota IVA del 4% quando sono forniti per la costruzione, anche in economia, di fabbricati di tipo economico;
– l’aliquota IVA del 10% quando sono forniti per la realizzazione di opere di urbanizzazione, impianti, edifici assimilati ai fabbricati di tipo economico, nonché degli interventi di recupero c.d. agevolati.


Dei beni finiti non esiste un’elencazione tassativa; a titolo esemplificativo, sono da considerare beni finiti gli ascensori, i montacarichi, le porte, gli infissi, i sanitari, i prodotti per gli impianti idrici, elettrici, a gas, le scale a chiocciola, a giorno o retrattili in legno o altro materiale.


Rientrano tra i suddetti beni anche i balconi, le recinzioni e le tettoie qualora siano conformi ai requisiti indicati e, dunque, mantengano una propria individualità e autonomia funzionale e siano sostituibili in modo assolutamente autonomo dalla struttura della quale fanno parte. Diversamente, i beni predetti saranno soggetti all’aliquota ordinaria.

Credito IVA fuori bilancio: diritto al rimborso

In presenza dei presupposti e della legittimità della richiesta del credito IVA, l’omessa esposizione del credito nel bilancio finale di liquidazione non pregiudica il diritto al rimborso, che può essere fatto valere dal liquidatore (Corte di Cassazione – Ordinanza 21 febbraio 2020, n. 4559)

Secondo la specifica disciplina dei rimborsi IVA, in caso di cancellazione di una società dal registro delle imprese, l’ufficio può eseguire il rimborso al liquidatore regolarmente legittimato, nella sua qualità di rappresentante legale della società in fase di estinzione, sempreché il credito di imposta sia stato evidenziato nel bilancio di liquidazione finale depositato. Nel caso in cui, al momento della cessazione dell’attività, il credito di imposta sia stato ceduto a terzi, il titolo di spesa é intestato direttamente al cessionario del credito stesso.
Sulla base di tale disposizione l’Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso al ricorrente nella controversia posta all’esame della Corte di Cassazione.
I giudici della Suprema Corte, però, confermando la decisione dei giudici tributari hanno affermato il principio secondo cui: in tema di IVA, il credito di una società posta in liquidazione, relativo al rimborso dell’imposta, richiesto all’atto della dichiarazione IVA dell’ultimo anno di attività, non è condizionato dall’esposizione del credito stesso nel bilancio finale della società, in quanto l’efficacia probatoria dei libri sociali, derivante dalla normativa pubblicistica, attiene ai rapporti di debito e credito inerenti all’esercizio dell’impresa, mentre la contabilità IVA, pur non avendo alcuna efficacia probatoria in tali rapporti, documenta comunque il debito fiscale, rendendone possibile il controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Di conseguenza, a fronte del controllo della documentazione allegata all’istanza di rimborso (quali il libro dei cespiti ammortizzabili, il libro inventari, i bilanci delle annualità di maturazione del credito, la situazione patrimoniale pre-liquidazione, il bilancio finale di liquidazione, la dichiarazione dei redditi, il Modello IVA e il modello VR/2008, l’atto di messa in liquidazione, relazione sull’attività svolta e formazione del credito), dal quale non emerga alcuna anomalia nella gestione aziendale e in quella liquidatoria, da cui è possibile riconoscere i presupposti e la legittimità del credito richiesto, il diniego opposto dall’Ufficio deve ritenersi illegittimo.

Aree in quarantena: richiesta di sospensione degli adempimenti tributari


Richiesta al MEF da parte dei commercialisti di assumere con urgenza un provvedimento di sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari, poiché nelle aree dove sono applicate misure di quarantena contro il coronavirus il tempestivo adempimento di obblighi tributari è oggettivamente impedito da cause di forza maggiore. (CNDCEC – Comunicato 23 febbraio 2020).

I provvedimenti di quarantena collettiva, con chiusura di attività pubbliche e private disposti ai fini sanitari per scongiurare il diffondersi del coronavirus, impongono l’immediata adozione del decreto.
È evidente l’interesse pubblico di evitare l’esposizione ad un rischio sanitario per la generalità dei cittadini e quindi anche per le categorie professionali ed imprenditoriali. Il provvedimento di sospensione eviterebbe a queste ultime le pesanti sanzioni che deriverebbero dal mancato rispetto dei termini fissati dalla normativa.


Le risposte del Fisco sull’invio telematico dei corrispettivi


L’Agenzia delle entrate, con la circolare 21 febbraio 2020, n. 3/E, fornisce tra l’altro chiarimenti sul “credito di imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici”, sul pagamento tramite “buoni pasto” e sull’applicazione delle “sanzioni”.

Credito di imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici
In merito al credito di imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici per la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi si precisa che l’acquisto e l’adattamento riguarda sia i modelli nuovi che quelli usati. Possono fruire della agevolazione anche coloro che utilizzano il registratore telematico, sostengono la spesa per l’acquisto o l’adeguamento dello strumento elettronico nel 2019 e nel 2020 e ne divengono eventualmente proprietari in un secondo momento, come nel caso dell’utilizzo in leasing. Rimane, invece, fuori dall’agevolazione chi acquista gli strumenti non per uso diretto, ma per una successiva cessione a vario titolo.
Il credito d’imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici è pari al 50% della spesa sostenuta fino a un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento. L’ammontare del credito d’imposta è comprensivo di Iva, nella misura in cui l’imposta non è oggetto di detrazione da parte di chi fruisce dell’agevolazione. Perché si possa fruire del credito d’imposta la spesa deve essere sostenuta con strumenti tracciabili, come per esempio bonifici e carte di credito o di debito.


Pagamento tramite “buoni pasto”
Nel caso in cui il “pagamento” avvenga tramite l’utilizzo dei buoni pasto, alla ricezione del ticket il commerciante è tenuto a memorizzare il corrispettivo, in tutto o in parte non riscosso, e ad emettere comunque il documento commerciale. Dal 1° luglio 2020 sarà poi possibile specificare più nel dettaglio la natura della transazione.


Sanzioni
Nei primi sei mesi di entrata in vigore dell’obbligo di memorizzazione e di trasmissione telematica dei corrispettivi non si applicano le sanzioni individuate dall’articolo 2 del Dlgs. n. 127/2015 nel caso in cui, liquidata correttamente l’imposta, si proceda all’invio dei dati entro il mese successivo a quello dell’effettuazione dell’operazione. Si tratta del periodo compreso fra il 1° luglio 2019 e il 31 dicembre 2019 per gli operatori con un giro d’affari superiore a 400mila euro e del semestre 1° gennaio – 30 giugno 2020 per gli altri operatori. La memorizzazione e la trasmissione costituiscono un unico adempimento: la mancanza dell’una o dell’altra comporta l’applicazione delle sanzioni citate.

 


Chiusi gli sportelli del Fisco di Codogno e Lodi per il Coronavirus


A seguito dell’emergenza sanitaria derivante dalla diffusione del Coronavirus in alcune regioni nel nord Italia, lo sportello dell’Agenzia delle Entrate di Codogno (LO) e quello dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione di Lodi rimarranno chiusi a partire da lunedì 24 febbraio 2020 e fino a nuova comunicazione (Agenzia entrate – comunicato 23 febbraio 2020).

In relazione all’emergenza sanitaria, tutti gli utenti sono invitati ad utilizzare i servizi telematici delle Entrate, disponibili H24.


I servizi fiscali offerti dall’Agenzia delle Entrate senza previa registrazione degli utenti sono i seguenti:
– richiesta del duplicato Tessera Sanitaria e Codice Fiscale;
– calcolo del bollo in base alla targa o ai dati del veicolo e controllo dei pagamenti;
– calcolo dell’addizionale erariale sulle tasse automobilistiche (superbollo);
– calcolo delle rate in seguito a controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni;
– calcolo degli importi per la tassazione degli atti giudiziari;
– compilazione e stampa del modello F23;
– controllo dei contrassegni telematici;
– controllo delle partite Iva comunitarie;
– verifica del codice fiscale;
– verifica della partita Iva;
– verifica dei documenti con “glifo” inviati dall’Agenzia;
– verifica ricevuta dichiarazione di intento;
– prenotazione appuntamenti;
– prenotazione di richiamata;
– elimina code online;
– ricerca del codice identificativo dei contratti di locazione;
– ricerca professionisti abilitati all’apposizione del visto di conformità;
– trova l’ufficio.


Sul sito dell’Agenzia Entrate – Riscossione, senza registrazione è possibile invece:
– effettuare i pagamenti on line;
– prenotare un ticket da utilizzare presso gli sportelli;
– trovare lo sportello più vicino.


Chi invece dispone del Pin dell’Agenzia delle Entrate, della carta nazionale servizi o di Spid o dell’Inps limitatamente ai servizi di Riscossione può inoltre accedere ad un’ulteriore gamma di servizi come:
– FiscOnline (servizio utilizzato per inviare la dichiarazione dei redditi, registrare un contratto d’affitto, pagare imposte, tasse e contributi, comunicare le coordinate del conto bancario o postale per l’accredito dei rimborsi, accedere al Cassetto fiscale);
– Civis (servizio riservato agli intermediari abilitati al servizio Entratel e ai contribuenti abilitati al servizio Fisconline per assistenza sulle comunicazioni di irregolarità, sugli avvisi telematici e le cartelle di pagamento, richiesta modifica delega F24, istanze autotutela locazioni, assistenza per controllo formale della dichiarazione, assistenza sulle comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo);
– Dichiarazione di successione telematica;
– Siatel (servizio riservato a Comuni, Regioni, ed altri Enti per l’accesso ai dati anagrafici, alle dichiarazioni dei redditi e agli atti del registro dei contribuenti);
– Docfa e Pregeo (servizi telematici per la presentazione degli atti di aggiornamento di fabbricati e terreni predisposti dai professionisti tecnici abilitati).


Riguardo ai servizi dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, gli utenti registrati possono:
– controllare le cartelle a partire dall’anno 2000; pagare e controllare le rateizzazioni e le procedure in corso;
– pagare cartelle e avvisi;
– rateizzare il debito;
– richiedere la sospensione di quanto richiesto in cartella.

Giudici tributari: gli emolumenti variabili fuori termine non vanno a tassazione separata

Ai fini IRPEF, non rientrano tra i redditi arretrati, assoggettabili a tassazione separata, gli emolumenti variabili riferiti al quarto trimestre, corrisposti ai giudici tributari entro 120 giorni dell’anno successivo a quello di maturazione. In tal caso, il ritardo si considera fisiologico rispetto alla natura del rapporto dal quale derivano, e cioè sia la necessaria conseguenza di particolari procedure per la loro quantificazione e liquidazione (Corte di Cassazione – Sentenza n. 3585 del 2020)

Nell’ambito della controversia riguardante il diniego del rimborso della maggiore IRPEF trattenuta dall’Amministrazione finanziaria sui compensi arretrati ai giudici tributari, sottoposti a tassazione ordinaria, anziché a tassazione separata, la Commissione tributaria investita del caso ha affermato che i compensi (fissi e variabili) dei componenti delle commissioni tributarie sono equiparati dal TUIR agli emolumenti per prestazioni di lavoro dipendente e, pertanto, i compensi arretrati devono essere sottoposti al regime della tassazione separata. In particolare, sul piano fiscale, devono ritenersi emolumenti arretrati i compensi variabili, ragguagliati al numero di ricorsi decisi, spettanti ai giudici tributari, se erogati dopo il 12 gennaio dell’anno successivo.
Riformando tale decisione, la Corte di Cassazione ha accolto l’impugnazione dell’Agenzia delle Entrate secondo la quale i compensi variabili, relativi al quarto trimestre (ottobre-dicembre) dell’anno solare, in quanto calcolabili a consuntivo e, quindi, pagabili solo nel periodo d’imposta successivo, sono assoggettati all’aliquota ordinaria (e non separata) a prescindere dalla data di liquidazione. Ciò in quanto, il ritardo nell’erogazione va considerato fisiologico quando siano rispettati i tempi ordinariamente necessari per l’espletamento della procedura di liquidazione, previsti dalle direttive del MEF che determinano l’erogazione delle somme ad intervalli regolari.
I giudici della Suprema Corte hanno osservato che:
– il criterio generale dell’imposizione su detti redditi è il principio di cassa, secondo cui ad ogni anno solare – di regola – corrisponde un’obbligazione tributaria autonoma;
– la previsione è integrata dal principio della «cassa allargata», che parifica, ai fini impositivi, i compensi di lavoro dipendente e assimilati, erogati entro il 12 gennaio dell’esercizio successivo, a quelli erogati nel precedente (nel senso di attrarre, nel reddito annuale, le somme percepite entro il 12 gennaio dell’anno successivo);
– invece, per i redditi percepiti in un determinato periodo d’imposta, ma maturati in tempi precedenti, vige il diverso regime della tassazione separata, che è una modalità particolare di determinazione dell’IRPEF, la cui ratio è individuata nella necessità di «attenuare gli effetti negativi che deriverebbero dalla rigida applicazione del criterio di cassa» in quei casi in cui la tassazione ordinaria di un reddito formatosi nel corso di più anni, ma corrisposto in unica soluzione, potrebbe risultare eccessivamente onerosa per il contribuente;
– i compensi dei giudici tributari sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente, sicché anch’essi sono soggetti alle disposizioni inerenti a tale categoria generale, comprese quelle che determinano i principi della tassazione per cassa, per «cassa allargata» e il criterio della tassazione separata per gli emolumenti arretrati;
– la disciplina dei compensi erogati ai giudici tributari è contenuta nell’Ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria ed organizzazione degli uffici di collaborazione, il quale stabilisce che i giudici componenti delle commissioni tributarie percepiscono due tipi di compensi: uno mensile, determinato in cifra fissa, ed uno aggiuntivo variabile, che discende dal numero e dalla tipologia dei provvedimenti depositati. L’entità dei compensi è stabilita periodicamente dal Ministero dell’economia e delle finanze con proprio decreto.
In merito al principio di “cassa allargata”, in particolare, la Corte di Cassazione ha ritenuto lo stesso interpretabile secondo un criterio di “ritardo fisiologico”, che si concretizza qualora il pagamento di un compenso sia effettuato in un periodo d’imposta successivo a quello di maturazione come “conseguenza fisiologica”, insita nelle modalità di erogazione degli emolumenti stessi, tali da richiedere determinati tempi tecnici per essere condotte a termine.
In conclusione, i giudici della Corte Suprema hanno affermato il principio di diritto per cui: “in materia di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, corrisposti nell’anno successivo a quello di maturazione, non sono ricompresi tra i redditi arretrati, assoggettabili a tassazione separata, gli emolumenti per i quali il ritardo nella loro corresponsione, nell’anno successivo a quello di riferimento, sia fisiologico rispetto alla natura del rapporto dal quale derivano, e cioè sia la necessaria conseguenza di particolari procedure per la loro quantificazione e liquidazione”.
Con riferimento specifico ai compensi variabili relativi al quarto trimestre, corrisposti ai giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato che deve ritenersi “fisiologico”, un arco cronologico di 120 giorni ulteriori rispetto al termine del 15 gennaio, quale idoneo spatium adimplendi da concedere all’Amministrazione per l’approntamento dei controlli e dei mezzi finanziari occorrenti al pagamento dei compensi variabili.

Le agevolazioni fiscali si applicano solo alle “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare”


L’Agenzia delle entrate con la risposta 20 febbraio 2020, n. 70 ha chiarito che l’applicazione dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 200 ciascuna prevista per i trasferimenti di interi fabbricati, a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare non può essere estesa anche ai fondi immobiliari.

In merito all’agevolazione applicabile ai soli trasferimenti di interi fabbricati a favore di “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare” non può essere accolta un’interpretazione estensiva della nozione di “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare” per includere anche i fondi immobiliari tra i soggetti che possono rendersi acquirenti ai fini dell’applicazione dell’agevolazione in esame.
Per le leggi che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi, le norme che dispongono agevolazioni od esenzioni sono di stretta interpretazione, nel senso che “i benefici in esse contemplate non possono essere estesi oltre l’ambito di applicazione come rigorosamente identificato in base alla definizione normativa”.
Ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa di euro 200 ciascuna ove ricorrano le seguenti condizioni:
– l’acquisto deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2021 da imprese che svolgono attività di costruzione o ristrutturazione di edifici;
– l’acquisto deve avere come oggetto un “intero fabbricato” indipendentemente dalla natura dello stesso.
Il soggetto che acquista l’intero fabbricato, inoltre, entro 10 anni dalla data di acquisto deve provvedere:
– alla demolizione e ricostruzione di un nuovo fabbricato anche con variazione volumetrica, ove consentito dalle normative urbanistiche ovvero,
– ad eseguire interventi di manutenzione straordinaria, interventi di restauro e risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia.
In entrambi i casi (ricostruzione o ristrutturazione edilizia) il nuovo fabbricato deve risultare conforme alla normativa antisismica e deve conseguire una delle classi energetiche “NZEB” (“Near Zero Energy Building”), “A” o “B”;
– all’alienazione delle unità immobiliari il cui volume complessivo superi il 75 per cento del volume dell’intero fabbricato.
Qualora non siano rispettate le condizioni sopra richiamate, in base alle quali è stata concessa l’agevolazione in sede di acquisto del fabbricato, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura ordinaria con l’applicazione della sanzione del 30 per cento delle stesse imposte.
Ai fini dell’applicabilità del beneficio fiscale di cui trattasi agli atti di trasferimento d’immobili che confluiranno nel patrimonio del fondo immobiliare chiuso (FIA) occorre, in primo luogo, verificare se il fondo comune d’investimento(acquirente) possa essere equiparato ai soggetti destinatari della norma agevolativa di cui trattasi, ossia le imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare.
La Corte di Cassazione, con due successive pronunce ha analizzato parte della normativa di settore, sopra illustrata, pervenendo a delle conclusioni in merito alla qualificazione giuridica dei FIA. In base all’indirizzo interpretativo espresso dai giudici di legittimità, il fondo immobiliare, configura un patrimonio separato della società di gestione del risparmio la quale, nello svolgimento dell’attività di valorizzazione del predetto patrimonio immobiliare, non può, per espresso divieto, esercitare direttamente l’attività di costruzione di beni immobili.
Inoltre, quando il legislatore ha emanato disposizioni riguardanti i fondi comuni di investimento ha sempre utilizzato una terminologia diretta ad individuare in maniera puntuale i fondi comuni di investimento.
Si evidenzia, infine, che in diversi documenti di prassi l’Agenzia ha equiparato alle imprese costruttrici altre imprese ovvero quelle di “ripristino” o c.d. “ristrutturatrici” che hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di manutenzione straordinaria, interventi di restauro e risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia. In sostanza, è stata operata una equiparazione, nell’ambito di soggetti appartenenti alla medesima categoria di “imprese”; in particolare, alle “imprese” che eseguono i lavori di costruzione/ristrutturazione direttamente sono state equiparate altre “imprese” che, pur potendo astrattamente realizzare i lavori, di fatto li effettuano tramite imprese appaltatrici.
Per le suesposte considerazioni non può trovare applicazione la norma agevolativa esaminata ai fondi comuni di investimento.

Formazione revisori: istruzioni per il triennio 2020-2022


Fornite le istruzioni in materia di formazione professionale continua per gli iscritti nel Registro dei revisori legali per il triennio 2020/2022 (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Circolare 20 febbraio 2020, n. 3).

Nello specifico, la circolare illustra le modalità di erogazione dei corsi di aggiornamento professionale, le procedure per l’accreditamento degli enti formatori eventualmente interessati, la disciplina prevista per il riconoscimento della formazione svolta presso gli ordini professionali e le società di revisione legale iscritte al Registro.
Gli enti che intendano accreditarsi possono scaricare l’istanza di accreditamento, lo schema di convenzione aggiornato e la modulistica da compilare, sottoscrivere e inviare al Ministero unitamente al programma di formazione che si intende proporre. Il foglio in formato CSV  deve essere utilizzato per la trasmissione dei crediti anche da parte delle società iscritte al registro che intendono avvalersi del riconoscimento della formazione organizzata internamente, nel rispetto delle condizioni di legge.
Come nel precedente triennio, il sistema della formazione continua per i revisori legali si regge su tre diversi canali di formazione, ovvero:
– la formazione diretta del Ministero dell’economia e delle finanze,
– la partecipazione a corsi organizzati da enti pubblici e privati accreditati e
– il riconoscimento della formazione professionale continua per i professionisti iscritti in Albi professionali e i responsabili della revisione e collaboratori delle società di revisione.


I corsi di formazione devono avere ad oggetto i contenuti elencati nel programma annuale, adottato, in relazione all’anno 2020, con determina del Ragioniere generale dello Stato.
Si ribadisce che il revisore iscritto al registro deve maturare ogni anno almeno venti crediti, di cui almeno dieci nelle materie caratterizzanti (gestione del rischio e controllo interno, principi di revisione nazionali e internazionali applicabili allo svolgimento della revisione legale, disciplina della revisione legale, deontologia professionale e indipendenza e tecnica professionale della revisione). È confermata la proporzionalità tra ora di formazione e credito, in ragione di un credito maturato per ogni ora di formazione.
I corsi possono essere fruiti interamente a distanza, interamente in aula o in parte a distanza e in parte in aula.
Nell’ambito dello stesso triennio, il medesimo corso non consente di maturare ulteriori crediti formativi.

Scadenza rata “rottamazione-ter”: chi non paga perde i benefici

Il prossimo 28 febbraio 2020 scade il termine per il versamento della 3^ rata del piano di pagamenti relativo all’adesione alla “rottamazione-ter”. Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento della rata determina l’inefficacia della definizione agevolata e la perdita dei benefici (Agenzia delle Entrate-Riscossione – Comunicato 21 febbraio 2020).

Attraverso l’adesione alla definizione agevolata cd. “rottamazione-ter” è possibile estinguere i debiti iscritti a ruolo, affidati dagli enti creditori all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, versando le somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per quanto riguarda le multe stradali, la rottamazione-ter esclude il pagamento degli interessi di mora e delle maggiorazioni previste dalla legge.
Il pagamento delle somme dovute in base alla definizione agevolata può essere fatto in forma rateale, in massimo 18 rate in 5 anni, secondo la scelta effettuata in fase di adesione.
Le prime due rate sono scadute a luglio e novembre 2019.
Le restanti rate sono stabilite a scadenze fisse: 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno (2020, 2021, 2022 e 2023), secondo il piano di rateazione prescelto con la domanda di adesione, confermato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione con l’accoglimento della domanda.
Una copia del piano dei pagamenti, con i relativi bollettini, può essere comunque reperito sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
La rata può essere pagata presso:
– la propria banca,
– agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill,
– con il proprio internet banking,
– agli uffici postali,
– nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica,
– sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e con l’App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa
– direttamente agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Infine, è possibile effettuare il versamento mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili (c.d. crediti certificati) maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Si ricorda che il mancato, insufficiente o tardivo pagamento anche di una sola rata, oltre la tolleranza di 5 giorni prevista per legge, determina l’inefficacia della definizione agevolata. Di conseguenza, il debito non potrà essere più rateizzato e l’agente della riscossione riprenderà le azioni di recupero.